Con Bayliss in pista: ma quanto andava!

Il nostro Fabio Meloni ha avuto la fortuna di girare due volte con Troy. La prima è stata al Mugello, nel 2010, poi allo Yas Marina di Abu Dhabi nel 2012. Guidare in pista con un professionista è sempre bello, farlo con lui è stato incredibile

Con bayliss in pista: ma quanto andava!

Se a 14 anni, quando finalmente sono diventato un motociclista, mi avessero detto che un giorno avrei girato con Troy, ovviamente non ci avrei creduto. Io, che ho come pista le strade di campagna e come moto uno Zip 50, dei bermuda come tuta e il cavalletto centrale come limite alle pieghe, in pista con Troy Bayliss? Ma figuriamoci. Però poi un giorno è successo davvero. Fede Aliverti mi spedisce a un corso di guida al Mugello, e “indovina chi sarà a insegnarti?”. Sì. Lui. Eccomi allora laggiù, tra quelle magiche, morbide, colline. Lo ricordo come se fosse oggi. Appuntamento alle 10, io alle 8 sono in tuta, la moto con le termocoperte, l’occhio pallato. Il divino arriva in orario, in una macchina normalissima, accompagnato dalla ragazza che gli fa da ufficio stampa. Si toglie gli occhiali, saluta gli allievi del corso, uno per uno, e per tutti ha una battuta, un sorriso. A me chiede: “come va?”. Io ho una paresi facciale dall’emozione e con molta difficoltà sputacchio una risposta del tipo bene, e tu? Lui: “bene! Speriamo che non piova, così ci divertiamo”. La paralisi si estende a tutto il corpo, sono al cospetto di un idolo (che guida come potete vedere nella gallery…)

 

MUGELLO: MI SVERNICIA, MI UMILIA, MI MASSACRA

Comunque, arriva il momento in cui entriamo in pista. Io dietro lui. Lui davanti a me. Il Mugello tutto attorno. Comincia a infilare una curva dopo l’altra in un modo che non saprei come definire se non elegante, leggero. È un tutt’uno con la moto Troy, e la pista sembra il suo giardino di casa. Ci si muove a occhi chiusi, indovina traiettorie morbide ed efficaci. Probabilmente ha il polso a 56 battiti e sta pensando a quella dannata scarpiera, chissà se all’Ikea ne trova una... Intanto però va come un missile: 2’06”, 2’05”. Io sono al limitatore. Ci provo a far le sue traiettorie, ma figurati. A un certo punto si volta, mi fa segno di passare. Allora do tutto. Nella mia mente divento Edwards, lo metto in difficoltà. Faccio un giro e mezzo a una velocità che non è possibile che lui sia ancora lì alle mie spalle (… sempre nella mia mente, eh!). La bandiera a scacchi dice che il turno è finito, ma io vedo solo i cartelli dei meccanici che mi dicono last lap, P1. Faccio le Arrabbiate, il Correntaio, le Biondetti. Ce l’ho quasi fatta! Manca solo la Bucine! Mi sposto a destra, imposto la staccata, e sarà una staccata come Dio comanda. Sono una maschera di sudore e affanno. Mi attacco ai freni e sento la vittoria in tasca. La coda dell’occhio destro coglie un movimento, qualcosa di rosso saetta sul cordolo esterno. Ma che cazz…? Troy. Mi svernicia, mi umilia, mi massacra. Imposta la staccata sul cordolo, frena un’ora dopo. Mette la moto di traverso, il piede sinistro fuori, ad accarezzare l’asfalto. Quando molla i freni ha già 50 metri di vantaggio. Si tuffa in piega, la sua 1198 è spalmata sull’asfalto. Prende in mano il gas, e scompare del tutto.

 

ABU DHABI: MI INFILA ALL’ESTERNO, IN STACCATA, LA MOTO DI TRAVERSO

Due anni dopo sono ad Abu Dhabi, alla presentazione della Ducati Panigale. La mattina ci trova nei box dello Yas Marina Circuit. Gli uomini della Casa ci chiamano annunciandoci una sorpresa: sapete chi girerà oggi con voi? Avete già capito. Lo incontro in pista dopo qualche turno. Non sto andando come un missile (anche perché non sono capace, di andare come un missile) ma, almeno, ho grossomodo imparato la pista. Mi accorgo di lui perché sento il rumore di un motore alle spalle, e quando mi volto per controllare chi è lo vedo. Incredibilmente non mi passa. E in modo ancora più inverosimile, quando ci fermiamo, mi dice: “you’re good” (vai bene). Accetto il complimento in modo distaccato, cominciando a saltellare qui e là e pianificando di seguirlo e infilarlo in staccata. Così Troy vedrà quanto sono migliorato, e mi farà avere un contratto per correre in SBK. Caso vuole che un paio di turni più tardi, lui parta proprio dietro di me. Tiro come una bestia, quindi. Se hai detto che guidavo bene prima, Troy, guarda ora cosa combino. Metto alla frusta la Panigale, freno tardissimo e accelero prestissimo. Meglio di così non si può. Ho la sensazione che lui fatichi a seguirmi. Che si renda conto di questo giovane talento italiano. Che… L’occhio destro, il solito occhio destro, coglie un movimento. Troy. Mi infila all’esterno, in staccata. La moto di traverso. Il piede ad accarezzare l’asfalto. Quando molla i freni ha già preso una 50ina di metri di vantaggio. Piega, sdraiato al suolo, e prende in mano il gas in frettissima. Vedo del fumo blu, dietro la sua moto. Forse ha rotto il motore! Ah. No. Quel vecchio, mostruoso manico ha messo di traverso la Panigale anche in uscita di curva.

Che grande (anche con lo scooter...).

 

P.S.: cliccate qui per leggere di un'esperienza simile in un articolo di Aldo Ballerini.

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