Soluzioni finali

Comparativa scarichi enduro aftermarket. Abbiamo provato 3 soluzioni per Husqvarna FE 250 2016: Akrapovic completo in titanio, terminale FMF in acciaio e Scalvini completo in acciaio. Quanto costano? Quanto e come migliorano le prestazioni? Confrontando l’impianto di serie con gli aftermarket, a sorpresa è emerso che...

Perché si cambia?

Quando si acquista una moto, una delle prime cose che si considera è di sostituire lo scarico. I motivi sono molteplici. Un po' è questione di moda, poi c'è il discorso estetico, in quanto un terminale come si deve regala alla moto un profilo molto più accattivante. Infine le prestazioni del motore, che si pensa possano essere incrementate semplicemente sostituendo lo scarico. Ed è su questo punto che incentriamo la nostra prova. Perché la cosa è complicata. Non siamo tutti uguali e ognuno di noi ha le sue preferenze non solo in merito alla cilindrata, ma anche sull'erogazione. Ci sono piloti che usano il motore ad alti regimi e puntano sulla potenza pura, mentre altri apprezzano di più un motore con tanta schiena. E cambiando uno scarico, quanti di noi sanno che cosa vanno ad acquistare? Lo abbiamo voluto verificare (qui le foto) confrontando strumentalmente tre soluzioni alternative allo scarico di serie di una Husqvarna FE 250 2016 (le versioni 2017 le trovate qui, mentre per il 2018…).

Tanta spesa, poche certezze

Esistono modifiche tecniche accertate, mentre altre sono decisamente più empiriche. Se montiamo una corona con un dente in più, per esempio, la moto acquisterà brillantezza ai bassi, ma si perderà allungo.. Così facendo si ha la facoltà di modificare il comportamento della moto in base alle proprie esigenze o di quelle del tracciato che si va ad affrontare. Questo esempio è insindacabile. Ma cambiando uno scarico, come diventerà il nostro motore? Chi può dircelo prima di farci spendere una piccola fortuna?
In questo le Aziende produttrici di scarichi non vengono troppo in aiuto. Sui vari siti si possono scoprire facilmente le caratteristiche tecniche, i materiali e i prezzi, ma sono pochi quelli che danno dei dati oggettivi su come e quanto cambierà il motore. In generale si parla di tot CV guadagnati su tutto l'arco di potenza. Ma chi vorrebbe spendere 1.300 euro (come nel caso dell'Akrapovic che testiamo in questo articolo) per poi ritrovarsi una moto che non piace più o che non funziona come si sarebbe voluto? Perché il discorso è semplice: per quella cifra le cose DEVONO cambiare, altrimenti la si può investire in alte modifiche. Se non ho un punto fermo, come posso sapere se ho investito bene i miei soldi? Dopo aver comprato e montato uno scarico come si deve ci si sente migliori a prescindere. "Con questo la moto va meglio". Ma meglio in che senso? Va meglio per chi? A volte è anche questione di autoconvincimento. Anche perché  non tutti i piloti sono in grado di avvertire dei reali vantaggi.

Non sempre è meglio e non ce n'è per tutti

Un altro punto importante è che gli scarichi di serie oggi sono dei gran bei prodotti. E migliorarli non è facile. Sono stati progettati per quei modelli e sono nati con loro; per tirare fuori qualcosa di meglio serve una buona tecnologia applicata. E non tutti ci riescono. Fare una scelta aftermarket, quindi, può essere complicato. Inoltre non tutte le aziende realizzano scarichi per tutti i modelli e la scelta delle alternative può essere limitata.  Anzi, molto spesso le alternative vengono offerte direttamente dalla Casa, con un prodotto nel proprio catalogo aftermarket. E questo in certi casi può limitare la concorrenza. Allora perché sì? Non è comunque una scelta insensata. Si risparmia peso e, se si fa una scelta mirata, si possono ottenere dei vantaggi prestazionali anche importanti. E questo senza andare a toccare minimamente il motore o lavorare sulla centralina (che sarebbe un passo successivo per migliorare ancora), senza scendere, quindi, a compromessi con l'affidabilità. 

I perché delle scelte

Abbiamo impostato il nostro test su tre step diversi, per avere una panoramica completa delle possibilità. Il primo step sta nel solo terminale FMF in alluminio che si abbina al collettore di serie. Il secondo è uno scarico completo Akrapovic in titanio, mente il terzo un completo Scalvini in acciaio. In questo modo abbiamo un ventaglio molto ampio che spazia tra i diversi materiali possibili in commercio che hanno risvolti importanti sul prezzo di acquisto. Dal prodotto “premium” a quello meno esclusivo, fino alla semplicità del solo terminale. 

Step 1: TERMINALE IN ALLUMINIO FMF, 479 EURO

Venduto come power parts nel catalogo Husqvarna e costruito su minura per abbinarsi al motore originale e al collettore di serie. Ha corpo interamente in alluminio con rivestimento esterno brunito. 

Step 2: SCARICO COMPLETO IN TITANIO AKRAPOVIC, 1.299 EURO

Impianto interamente in titanio composto da collettore e terminale di scarico. Il collettore ha diametro variabile e risuonatore anch'esso in titanio. Di solito Akrapovic si affianca a KTM, ma dato che la tecnologia del motore è la stessa della nostra FE 250, si tratta solo di scelte legate al marketing.

Step 3: SCARICO COMPLETO IN ACCIAIO SCALVINI, 747 EURO

Completamente in acciaio inox e saldato a mano. Il terminale ha una forma evoluta e una diversa rete interna, con fondello in acciaio. Gli attacchi al telaio sono saldati direttamente sul corpo del silenziatore. Prodotto 100% Made in Italy.

PESO E FONOMETRICA

Oltre a verificare le differenze sul banco prova abbiamo sottoposto gli scarichi anche ad altri test come la prova fonometrica e la verifica del peso di ogni singolo componente. Lo scarico di serie è risultato il più pesante, ma anche quello più silenzioso.

Lo scarico completo non fa tutta questa differenza

Gli esiti di potenza e coppia evidenziati dai risultati della prova al banco  e dei rilevamenti effettuati dal nostro Centro Prove (vedi prossimo paragrafo) si riferiscono ai valori massimi espressi, ma non sono totalizzanti delle qualità dei vari prodotti. Anche perché non si discostano poi molto l'uno dall'altro. Il che farebbe pensare a una assoluta inutilità di sostituzione dello scarico. Il delta tra la potenza massima fatta registrare dal terminale Akrapovic (33,03 CV) e quella minima dello scarico originale (32,31 CV) è di solo 0,72 CV.

Discorso completamente diverso se si vanno ad analizzare le curve di potenza e coppia. In questo caso le differenze tra le varie scelte fanno emergere quanto un diverso scarico possa modificare il carattere del vostro motore. Il terminale Akrapovic, a fronte di una bella schiena ai medi, paga qualcosa tra i 7.000 ai 9.000 giri, dove tende anche ad avere una scarsa linearità. Fra i 3.000 e i 9.000 giri lo Scalvini è sicuramente più regolare, salvo poi cedere qualcosa agli alti. Infatti l'Akrapovic cresce con grandissima decisione e tira fuori gli artigli fino a 12.000 giri e oltre. Molto interessante il comportamento del solo silenziatore FMF, che mantiene il collettore originale. Non varia di una virgola il valore di potenza massima rispetto allo scarico di serie (se non per raggiungere il top 300 giri più in alto), ma dimostra un'ottima schiena e ha uno sviluppo dell'erogazione tra i più lineari in assoluto. Un risultato interessante se si pensa che è la soluzione più pratica a livello tecnico e quella meno costosa. E non è forse un caso che il terminale FMF sia quello che Husqvarna (cioè la moto usata per il test) propone come optional per questa moto direttamente dal suo catalogo power parts.

Sul peso, le differenze sono minori rispetto a quanto ci aspettassimo. Tra il più pesante (quello di serie) e il più leggero (Akrapovic) la differenza è di circa 600 grammi. Curioso anche come il terminale più leggero sia quello Scalvini, nonostante sia in acciaio; ma può non essere un caso anche il fatto che risulti il più rumoroso (e di molto) alla prova fonometrica.

BANCO E RILEVAMENTI STRUMENTALI

Scarico di serie 
  • Potenza max CV – giri: 32,31 - 10.100
  • Coppia max Nm - giri: 24,84 - 8.100
  • Peso terminale (in kg): 2,67
  • Peso collettore (in kg): 0,98
  • Peso complessivo (in kg): 3,65
  • Fonometrica (in dB): 92,5
Akrapovic 
  • Potenza max CV – giri: 33,03 - 10.000
  • Coppia max Nm - giri: 24,30 - 7.800
  • Peso terminale (in kg): 2,25
  • Peso collettore (in kg): 0,77
  • Peso complessivo (in kg): 3,02
  • Fonometrica (in dB): 93,3
FMF 
  • Potenza max CV – giri: 32,31 - 10.400
  • Coppia max Nm - giri: 25,11 - 8.200
  • Peso terminale (in kg): 2,32
  • Peso collettore (in kg): 0,98
  • Peso complessivo (in kg): 3,30
  • Fonometrica (in dB): 93,3
Scalvini 
  • Potenza max CV – giri: 32,25 - 10.300
  • Coppia max Nm - giri: 25,17 - 7.800
  • Peso terminale (in kg): 2,09
  • Peso collettore (in kg): 1,11
  • Peso complessivo (in kg): 3,20
  • Fonometrica (in dB): 95,2

Il risuonatore: una soluzione per ottimizzare

Non è certo una novità, ma visto che siamo a parlare di scarichi è interessante anche fare un ripasso in merito all'evoluzione tecnica che c'è stata su questi componenti e che coinvolge proprio il risuonatore. Si tratta di una camera esterna aggiuntiva che troviamo praticamente su tutti i prodotti aftermarket e a volte anche sulle moto di serie. Si tratta di un componente che offre diversi vantaggi, perché cambia il volume e la pressione dello scarico a tutto vantaggio della risposta ai bassi regimi. Avendo una camera esterna la pressione dei gas può sfruttare un volume più ampio.
Ci sono poi vantaggi nella dissipazione del calore e anche dell'assorbimento del rumore. La cosa da tenere presente è che il posizionamento non è affatto casuale. Il bombolino trova alloggiamento in base alle caratteristiche del propulsore e di solito si trova sui motori 250F o 350F. Difficile vederlo su una 450, ma solo per un discorso di diametro del collettore. La massima cilindrata ha collettori già molto grandi che non richiedono l'uso di questo dispositivo (anche se in epoca recente – vedi la KTM 450 SX-F 2017 di serie o le Husky cross da gara - è comparsa una sorta di "espansione" nella prima parte del collettore, che si avvicina molto ai concetti del bombolino; la differenza è che il tutto avviene internamente).  Una curiosità: contrariamente a quello che si pensa, il risuonatore è collegato al collettore in un solo punto e non in due diversi, come farebbe immaginare il doppio attacco. Si tratta, in realtà, solo di una saldatura di fissaggio per aumentarne la resistenza. 

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