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05 December 2003

Comparativa Enduro 450

Comparativa enduro 450


Due classici per gli appassionati che disdegnano la produzione giapponese. Iinterpretano, in chiave diversa, i concetti ispiratori della specialità.

Ormai l’offensiva “jap” ha colmato le distanze anche nella classe 4T ma il fascino di Husqvarna e KTM non muta. I due marchi europei hanno avuto vite quasi parallele: momenti d’oro e crisi profonde, fallimenti e rilanci. L’Husqvarna, addirittura, nata in Svezia nel 1903, è ora nelle mani del MV Agusta Group di Claudio Castiglioni ed è una realtà italiana a tutti gli effetti: i suoi modelli sono pensati e progettati interamente a Varese. KTM invece, dopo il fallimento dei primi anni 90, ora gode di ottima forma. Vince titoli mondiali e i suoi modelli di serie hanno una veste estetica “da urlo”.

H e K, piacere
Entrambi i progetti non sono di recente concepimento e se da un lato KTM “mantiene giovane” il datato motore monoalbero con una veste estetica continuamente aggiornata, anche per Husqvarna sembra giunto il momento di un lifting estetico. Tutte e due hanno l’avviamento elettrico e le motorizzazioni sono state oggetto di modifiche. KTM ha diminuito il diametro del pistoncino della pompa per migliorare la modulabilità.
Modifiche alla campana per l’Husqvarna, che non ha stravolto il suo bialbero quattro valvole con alesaggio corsa di 97x60,76 mm alimentato con carburatore Mikuni TMR da 41mm.
Le prestazioni erano già a un buon livello e a Varese hanno preferito lavorare sull’affidabilità.
Il monoalbero KTM a quattro valvole ha alesaggio e corsa di 89x72 mm. Si tratta di misure meno “radicali” della concorrente. Il carburatore è Keihin FCR da 39 mm.
KTM è intervenuta alleggerendo il telaio e rinforzandolo nella zona del cannotto e dell’ancoraggio forcellone, aumentando il diametro del perno di 2 mm (da 15 a 17) e allungandolo di 10 mm. Le sospensioni della KTM sono sempre WP con forcella da 48 mm rivista nella taratura come anche l’ormai classico mono PDS.
Husqvarna per migliorare la precisione di guida ha portato i diametri perno ruota a 25 mm.
La forcella Marzocchi Shiver ha nuove cartucce e aste in lega leggera e piastre di sterzo più rigide, mentre il mono posteriore della Sachs resta immutato. Entrambe  fanno ricorso a impianti frenanti marchiati Brembo. KTM ha cambiato forma del disco anteriore e per il posteriore utilizza la pompa con serbatoio integrato. Husqvarna ha una diversa pompa freno anteriore con leva dall’ergonomia diversa per migliorare il rapporto di leva, pastiglie con nuovo impasto sinterizzato e pinza posteriore piccola.
Per KTM nuova sella e il nuovo parafango posteriore con portanumeri integrati. Completano le dotazioni il nuovo manubrio Renthal con possibilità di regolazione in avanzamento e le manopole bicolore. Su Husqvarna invece spicca il parafango anteriore dalla nuova veste grafica e il numero 100 sulle fiancatine in onore dell’anniversario del marchio.

Kappa tritasassi, Husky stabile sul veloce


KTM ha finalmente sospensioni più morbide, sensibili e scorrevoli, che la rendono più agile e meno reattiva rispetto al modello precedente. Morbido e preciso il cambio. I freni (Brembo per entrambe), sono efficaci, ma l’anteriore è ancora lontano dalla perfezione: è spugnoso e poco modulabile nella corsa della leva.
Anche Husqvarna convince al primo assaggio. Fin troppo stretta nelle sovrastrutture, in sella ci si muove bene.
L’impostazione favorisce una posizione d’attacco: manubrio alto e pedane basse unite a una corretta posizione della sella rendono facile alzarsi sulle pedane. Solo nello stretto risulta meno agile di KTM e più dura da inserire nei cambi di traiettoria.
Il motore Husky bialbero a 4 valvole è più potente di quello KTM. Ha un buon sotto coppia, ma è più pigro nel passaggio dai bassi ai medi. Molto ampio il range di utilizzo delle marce. Ben spaziato il cambio.
Migliorabile la frizione specie nelle partenze da fermo per scarsa modulabilità sulla leva. Bene le sospensioni: morbide e sensibili nella prima parte, progressive nel finale. Sul veloce assorbono e rispondono in modo regolare. Dove KTM primeggia ancora è sullo stretto: E’ facile, maneggevole, micidiale nei cambi di traiettoria. In più ha una buona trazione, si arrampica bene e lo sterzo che “gira” tanto aiuta nelle inversioni.
Sui tracciati veloci aumenta la reattività sull’avantreno e diventa più ballerina ma è inevitabile: non può esistere una moto perfetta per ogni condizione.
In definitiva, quello che manca a KTM lo ritroviamo in esubero su Husqvarna e viceversa.

A pensarci bene, c’è una cosa che le accomuna: una rivalità leale, che dura da anni e che arricchisce sempre di più il loro prestigio nel settore del fuoristrada.

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