Come si guida una e-bike: sfruttare l’assistenza in modo efficace

Come usare l’assistenza in modo efficace a seconda di distanze, terreni e forma fisica. I nostri consigli per pedalare in città, in viaggio, in salita e in off-road, divertendosi e contenendo gli sforzi

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Per molti anni la e-bike è stato un oggetto malvisto dai puristi del ciclo e relegata dal resto del mondo come un mezzo per chi ha difficoltà motorie. Con il tempo e con l’arrivo di modelli più seducenti, la contrapposizione tra muscolari ed elettriche si è affievolita e si è compresa la versatilità offerta da questa tecnologia. La possibilità di regolare l’intensità del supporto garantisce, in concomitanza con la gamma di rapporti del cambio disponibile, un’ampia scelta sul tipo di andatura. L’obiettivo è avere una cadenza compresa tra le 60 e le 90 pedalate al minuto (rpm) con i valori centrali preferibili rispetto alle due estremità. Un range nel quale si ha la massima efficienza del kit, con il motore che fornisce una potenza adeguata con il minor consumo di energia. E una frequenza ideale anche per il corpo umano in termini di battito cardiaco e ossigenazione. E··BIKE Un modo per trovare la cadenza ideale consiste nell’inserire, a motore spento, un rapporto del cambio che richieda un discreto sforzo muscolare e poi accendere il kit selezionando il livello di assistenza che consenta di alleggerire la pedalata quel tanto da non fare “indurire” i muscoli senza arrivare alla sensazione di pedalare “a vuoto”. Un equilibrio nel quale i muscoli lavorano senza affaticarsi permettendo di raggiungere il ritmo di pedalata più naturale, quello compreso nel range indicato. Una situazione ottenibile con più combinazioni di marce e assistenza da selezionare in base alle esigenze di viaggio.

Se si pedala per pochi chilometri in città per raggiungere l’ufficio e la priorità è arrivare senza avere sudato, si può adottare un rapporto “duro” in combinazione con un’assistenza medio-alta e tenere una cadenza vicina alle 60 pedalate al minuto che evitano la sudorazione. Uno studio scientifico commissionato da Shimano ha evidenziato il differente tasso di sudorazione nell’utilizzo di una e-bike e di una bici tradizionale, al fine di rilevare i diversi livelli di sforzo durante l’attività degli spostamenti urbani. Nella simulazione sono stati valutati battito cardiaco, temperatura corporea interna, sforzo percepito, potenza e volume del sudore di sei partecipanti, che hanno pedalato per 30 minuti in una camera di calore impostata alla temperatura di 28 gradi. Ebbene gli utilizzatori di e-bike che hanno sudato 3.1 volte (350 ml) in meno rispetto ai pedalatori di una bicicletta classica, hanno fatto riscontrare una frequenza cardiaca media di 63 battiti inferiore rispetto all’utilizzo di una bici tradizionale, e chi pedalava sulle bici tradizionali ha fatto registrare un aumento di temperatura corporea di 0,9 gradi in più rispetto al ciclista su e-bike.

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Viceversa, se si è in viaggio e l’obiettivo è preservare l’autonomia è preferibile usare un rapporto più agile abbinato al supporto inferiore, quello con il minore consumo di energia. Una strategia che “allunga” la percorrenza e lascia abbastanza energia per le situazioni più impegnative, come le salite. Se l’itinerario è particolarmente lungo, si può anche pedalare senza assistenza in pianura, soprattutto all’inizio quando si è abbastanza freschi e riposati, e sfruttare il supporto elettrico soltanto quando necessario, o per la parte finale del percorso dove si giunge più stanchi. Ricordiamo che le autonomie dichiarate sono ottenibili soltanto in condizioni ottimali, quindi è buona norma dimezzarle per avere un valore più attendibile. Qualche considerazione va fatta anche sulla situazione piuttosto classica, in viaggio, per cui si creano gruppi di amici “eterogenei”, in cui qualcuno ha la muscolare e qualcuno la e-bike. Ebbene gli amici in forma si stufano di aspettare, quelli in affanno non riescono più a fare le stesse salite. La e-bike dovrebbe permettere a questi gruppi di restare compatti, ma quanto? Spesso, gli e-biker non si rendono conto di andare troppo forte, frustrando gli altri. Questo però vale per le gite la cui distanza è inferiore all’autonomia della bicicletta. Se i chilometri aumentano, agli e-biker conviene mettersi in coda.

In salita le cadenze troppo elevate si possono lasciare ai professionisti e quelle sotto le 60 pedalate al minuto sono inefficaci e rischiano di “bruciare” i muscoli. La tecnica della pedalata elettrica, dunque, rimane quella di tenere un ritmo intorno ai 70 rpm ed evitare sforzi che provocano acido lattico nelle gambe e fiatone. Il suggerimento è salire con regolarità, utilizzando una marcia con agilità proporzionata alla pendenza da affrontare e un supporto elettrico medio alto. Un errore da non commettere sulle e-bike equipaggiate con sensore di sforzo, molto diffuso tra i modelli con motore centrale, è la tendenza naturale di imprimere maggiore forza sui pedali per aumentare la velocità. L’azione, infatti, riduce il supporto fornito dal motore con conseguente aumento della fatica. Viceversa, togliendo la pressione sulle pedivelle il sistema elettrico incrementa l’assistenza rendendo più agile la pedalata e consentendo pure di andare più veloci. Altra precauzione è ridurre la pressione sui pedali durante la cambiata (ancora più che con la muscolare) per evitare di sollecitare ulteriormente le componenti della trasmissione soggette ad usura, come catena e corone.

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Per la guida nel fuoristrada la questione è più complessa per i tanti fattori in gioco, quali pendenze, difficoltà del percorso e condizioni del terreno. Inoltre, nell’off-road le differenze rispetto alle bici muscolari incidono in maniera più rilevante, soprattutto per la maggiore massa (le e-bike pesano dai 16 ai 25 kg) e per il baricentro spostato verso l’alto. Difformità che richiedono accortezze nella gestione di motore, assistenza e cambio, ma pure dei freni visto che il peso superiore rende gli spazi di arresto più lunghi. Le tecniche per sfruttare al meglio il motore sono molte, ma qui ci limitiamo a suggerirvi di provare a usare i livelli di assistenza come il cambio inserendo, ad esempio, la modalità più alta per superare un ostacolo impegnativo, con un colpo di pedale utile per avere uno spunto supplementare. Buona pratica è pure scegliere un’assistenza più alta nelle partenze in salita per evitare di impennare e perdere il controllo.

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