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Ciarpame motociclistico

Cos’hanno di speciale le moto vecchie? Sono vecchie e basta, altro che fascino, carattere, sono lontane anni luce dalle velocissime GP di oggi. Molti la pensano così, ma le moto storiche sono fantastiche, inarrivabili. E vederle in azione in pista fa venire i brividi.

Ciarpame motociclistico

Chi mi conosce un po' sa bene che io e il ciarpame non viaggiamo sulla stessa lunghezza d'onda. Ferrivecchi. Roba da solfanaio, come si dice nel bolognese. Non mi piacciono le moto d'epoca, belle sì, ma da vedere, e al massimo una volta all'anno. Da guidare, invece, Dio ce ne scampi. Prima di tutto le prestazioni. Sotto 180 CV per me non sono moto, sono motorini. Adesso non tirate fuori la storia che le moto moderne con l'elettronica non hanno carattere. Provate a spalancare il gas in pista su una moto senza carattere da 180 CV, voglio vedere se non vi viene la pelle d'oca. E non tirate fuori la solfa "ma non le sai guidare". No, non le so guidare, non sono capace di spremere tutti i 180 CV. Avete ragione. E allora? Mi piace averli sotto il sedere. Li porto tutti centottanta al bar, perché è vietato? Mi piace avere la moto che fa i 300. È una bella soddisfazione, e adesso chi tira fuori quella bellissima idea della moto intelligente può anche cambiare canale. Tra l'altro, cambiare canale è anche gratis. Ciao.

 

PARLO CON COGNIZIONE DI CAUSA  

Se adesso faccio il grande non è per partito preso, se dico che le moto vecchie sono dei bidoni lo dico perché ne ho avuta una e so di preciso di cosa parlo. Oh, era bellissima, e qui sono serio. Una spettacolare Triumph Daytona 500 del '69, verde metallizzata. Aveva una ciclistica fenomenale, una bicicletta. Poi un bel rombo, due scarichi cromati giustamente aperti che se dici Euro-x non sanno manco di cosa parli (beati loro), e una linea fantastica. Difetti mille, ora faccio un sunto. Le prestazioni nemmeno ci penso, avrà avuto 26 CV alla ruota, ma quello era il meno. Piuttosto, da fredda i pistoncini degli Amal si bloccavano a tutto aperto. Una figata, capirai, tra gas che non si chiude e con i freni che aveva, in ingresso di curva non mi batteva nessuno. Poi da calda tutto funzionava alla perfezione, solo che quando avevo scaldato i carburatori era già ora di tornare a casa, ci mettevo mezza giornata. E vogliamo parlare dei ricambi? 

 

RICAMBI IN OREFICERIA

Nelle vostre belle moto storiche ogni settimana si scassa qualcosa. Certo, anche a me si scassa qualcosa, l'età è l'età, e tutto quanto dopo una cinquantina d'anni non è più come da nuovo; quindi, le bobine si ossidano, le giunture si irrigidiscono, i cavi si arrugginiscono, arriva la cervicale e così via. Piano piano tutto è da cambiare. Alla fine dici: ma chi me lo fa fare? Anche perché con i ricambi c'è da diventar matti. E pure poveri. Tutta roba che costa un rene, che non arriva mai e che quando arriva non va nemmeno bene. Infatti solo quando provi a montarlo scopri che il rarissimo pezzettino che aspettavi da due anni non funziona perché dal 1967 al 1969 per le moto col telaio da AX6898498 al BC7898578 la terza vite della testa di destra ha un altro passo. Certo, oggi non è che se vai alla Concessionaria Ufficiale 5 stars ultra embarrassing luxury una vite te la regalano, ma almeno funziona.

 

LE MOTO SONO CRESCIUTE

Un altro motivo per cui ho venduto la mia Daytona è la taglia. Quando l'ho presa mi pareva giusta, col tempo mi è diventata stretta. Non è che sono cresciuto io, né lei si è rimpicciolita. È che oggi sono cambiati i canoni dimensionali delle moto. La prima volta che ho scoperto che le moto si sono sviluppate in modo incontrollato è stato in una concessionaria BMW. Era appena arrivata la prima R 1100 GS: sul cavalletto centrale sembrava gigantesca, sproporzionata. Mi pareva di arrivare a stento al manubrio da quanto era alta. Oggi la GS non è certo un motorino, ma è normale. Bene, il punto è che se ora di fianco ci metti la mia Daytona, questa pare un motorino. E se ci sali su e ti guardi allo specchio ti vedi ridicolo. Idem la storicissima, mitica R 80 G/S. Mi piace, ma oggi non la prenderei, non mi ci vedo più in sella.

 

LA PRIMA COSA È IL SUONO, POI ARRIVA L'ODORE

Dai, ho detto delle cose vere ma chi mi conosce un po' sa bene che sono superpatito per alcune moto di qualche decennio fa. Non dico quelle degli anni '20-'30 perché ero ancora piccolo e non le ho vissute; dico alcune di quelle dal 1969 in poi (tipo la Kawasaki Mach III, ad esempio). Quelle vere. Altro che ciarpame! Per questo sono andato a Varano per l’ASI Motorshow (qui la gallery). Arrivo in pista e parcheggio nel fiume, quasi. Poi mentre mi incammino per i box sento i suoni delle vecchiette. In pista ci sono la MV Agusta di Agostini, la Benelli di Saarinen, la Yamaha 750 di Agostini. I suoni sono da brivido. Cantano. Non sono motori che girano alto, ma tre-quattro tromboncini completamente vuoti hanno sempre il loro fascino. Poi ci sono le due tempi, la Yamaha 750 in rettilineo fa accapponare la pelle, sia in progressione che in rilascio, dove pare il miagolio di una tigre - non so, forse le tigri non miagolano ma un gatto mi pareva poco. Guardate e ascoltate il filmato. Purtroppo non ci sono ancora le telecamere che registrano l'odore, ma vi posso garantire che quell'olio bruciato fa sesso. 

 

 

DUE O QUATTRO TEMPI?

Adesso i nostalgici delle due tempi attaccheranno con la solfa delle gare di una volta senza elettronica dove il pilota contava, il polso destro e bla e bla e bla. Uffa, cambiate disco. Il dato di fatto è che oggi i due tempi sono confinati nei motorini da cross (e non parlo solo di Monferraglia…) e nelle rievocazioni storiche, per questo non li considero. Però sentire questi suoni, che inoltre sono speciali perché sono delle moto da corsa, fa un certo effetto. Ho ascoltato un sacco di due e quattro tempi in pista, due, tre, quattro cilindri, che girano a seimila o dodicimila giri, ma non sono riuscito a capire quale dei due motori mi appassiona di più. Ma poi perché scegliere?

 

I PILOTI DI UNA VOLTA

Un'altra ragione per andare all'ASI Motorshow di Varano è incontrare i piloti. Certo, i tempi sono cambiati, oggi il motociclismo è un evento mediatico molto importante, è gestito in modo diverso, e i piloti sono inarrivabili. Capisco. Ma quando incontri questi ragazzi Gallina, Uncini, Lucchinelli, Ferrari, Cadalora, Spencer, Read... cito alcuni nomi a caso, senza ordine, beh, ti senti tra amici. Ti ascoltano, ti parlano, ti raccontano delle loro moto. Vado nella bancarella di Phil Read, esatto, bancarella, non è arrivato con tre bilici, chiedo se c'è e mi dicono: "Un momento, lo vado a chiamare...". Come ti vado a chiamare Phil Read? Phil, c'è il mitico Aldo Ballerini, molla tutto e vieni qua. Mannò, ci mancherebbe - ho risposto - torno più tardi. Bella gente. I piloti di oggi, questi piccoletti, ma dove vanno? Con quelle gambine...

(visto che siamo in tema di revival...) 

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