Stoner non ha bisogno della moto perfetta per andare forte

Il talento e la voglia di vincere hanno reso Casey Stoner un Campione. Ecco perchè il pilota australiano è una miniera di informazioni per lo sviluppo della Desmosedici GP18
Casey Stoner è senza dubbio capace di catalizzare l’attenzione. Lo dimostrano i fatti (nei Day 1 e Day 2 dei test privati di Sepang ha dimostrato per l’ennesima volta di essere un Campione), lo dimostra l’attenzione che riesce a richiamare, qualunque cosa faccia. Per i ducatisti è un mito, per tutti è un gran pilota, che in sella alla Ducati MotoGP ha fatto cose mai riuscite ad altri. Ma perché va così forte? E, se va così forte, perché non corre? Le risposte a queste domande sono già state date da tanti. Oggi aggiungiamo un pezzetto di storia (qui la trovate raccontata a immagini) e, per capire più a fondo, vi raccontiamo qualcosa riguardo alla vita del pilota australiano.

Andiamo con ordine. Casey Stoner ha mosso i suoi primi passi nella Classe Regina nel 2006; in quell’anno correva in sella alla Honda del team LCR e il suo capotecnico era Ramon Forcada (ora con Maverick Viñales, prima con Jorge Lorenzo). A fare notizia, oggi, è il ricordo che Forcada conserva sul telento di Casey. Il tecnico catalano ricorda bene quella stagione, un po’ per le tante cadute del numero 27 (in totale ben 23, dovute soprattutto alla perdita dell’anteriore), un po’ per la capacità del pilota di Southport di “sentire” la moto come nessun altro, capacità ben accolte in Ducati, dato che Stoner è una miniera di informazioni preziose per lo sviluppo della Desmosedici GP.
Secondo Ramon Forcada (dichiarazione rilasciata a Motorsport.com):

Per divertirsi e andare forte Casey non ha mai avuto bisogno della moto "perfetta". La sua voglia di vincere andava ben oltre i limiti della moto e sapeva svolgere un lavoro egregio in fase di sviluppo. La sensibilità di Casey era incredibile: ad esempio, potevamo disegnare i cerchi della moto e poi farli realizzare da due fornitori. Erano cerchi identici alla fine del processo, uguali in termini di disegno, peso, forma. Ma Stoner, in sella, era capace di distinguerli in base al feeling che aveva alla guida. La qualità del suo lavoro è altissima.

Casey Stoner, come sapete, si è ritirato nel 2012. Ma per Forcada non è stata una sorpresa:

Amava tanto andare in moto, una volta in sella era felice. Purtroppo il resto delle cose non gli piacevano: già all’esordio, in un team factory, sentiva che gli obblighi pubblicitari erano eccessivi per lui. In seguito la situazione è solo peggiorata.

Da notare, aggiungiamo, che alla presentazione della Ducati Desmosedici GP18 Casey Stoner non era presente. Tornando alla storia, le parole di Forcada ci aiutano a capire meglio anche l’estenuante battaglia psicologica che il Canguro Mannaro ha dovuto combattere quando sgomitava con Valentino Rossi (pilota che, oltre all’indubbio talento, sa anche stare sotto ai riflettori).

Se volete approfondire la vita di Casey Stoner cliccate qui, l’abbiamo riassunta per voi.

Casey Stoner photo story: alcune immagini

1/22 A soli tre anni, Stoner sulla Yamaha PW50 della sorella (dal libro “Oltre ogni limite”)

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