"La 500 2T è la moto che porto nel cuore"

Loris Capirossi ci ha parlato del suo passato nel Motomondiale, di Valentino Rossi, delle moto che più gli sono rimaste nel cuore e di come vive la MotoGP dall’altra parte della barricata, negli uffici della Direzione Gara e in Safety Commission
1/14 Loris Capirossi, dopo aver tolto i panni del pilota ha vestito quelli del responsabile della sicurezza Dorna

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In occasione della presentazione del Salone del Libro Sportivo, previsto nella città piemontese di Vercelli (VC) per il 2019, abbiamo potuto scambiare qualche parola con un testimonial d’eccezione, Capirossi. Loris ci ha parlato del suo passato nel Motomondiale, di Valentino Rossi, delle moto che più gli sono rimaste nel cuore e di come vive la MotoGP dall’altra parte della barricata, negli uffici della Direzione Gara e in Safety Commission. Ecco le sue parole:

Loris, tu hai vissuto il mondo delle corse prima come pilota e poi, dal 2011, come membro della Direzione Gara. Mentre eri pilota, come la vedevi? Ora che ci sei dentro da qualche anno, com'è essere dall'altra parte della barricata? Com'è il rapporto con i piloti? Come l'hai vista evolversi dal 2011 ad oggi?
Entrando a far parte della Direzione Gara nel 2011 ho subito scoperto un sacco di cose, come ad esempio il fatto che ogni angolo della pista sia inquadrato dalle telecamere (oltre a quelle TV c’è anche un circuito chiuso a nostro uso esclusivo), è impossibile non venir beccati se si compie qualche scorrettezza… Il rapporto con i piloti oggi è ottimo, comunque abbiamo uno strumento che ci permette di rivedere per bene tutto e chiarire eventuali incomprensioni. Da quando sono entrato in DG non ho visto salti epocali nel suo sviluppo, il grande salto è stato negli anni ’90 con Franco Uncini e poi, nel 2003, con la nascita della Safety Commission. Il nostro comunque è un impegno costante: abbiamo reso obbligatori gli airbag in pista e per l’anno prossimo abbiamo lavorato sull’omologazione dei caschi, comunque il grosso dell’attenzione è sempre puntata sui circuiti, è quello l’ambito che più ci preme e che pensiamo sia più importante.
Classe 250: Loris Capirossi e Max Biaggi
Parliamo di Classe Regina: hai guidato le 500, le MotoGP 800 e poi le 1000, come hai vissuto quest’evoluzione? Qual è la moto che più ti è rimasta nel cuore? E la MotoE?
Abbiamo cercato di moderare lo sviluppo dell’aerodinamica per motivi di costo: si sarebbe venuta a creare una disparità troppo forte tra chi potesse investire milioni sul suo sviluppo e chi invece avesse budget più limitati. Anche l’elettronica sta andando avanti ma anche lì con grandi investimenti si rischia di creare scompensi, la centralina unica in questo ha aiutato ad appianare le differenze e a diminuire i costi, diminuisce i canali. Tutto il resto invece continua a evolversi: motori, materiali… Nel 2003 le MotoGP avevano 230-235 CV e sembrava impossibile andare oltre, oggi arrivano anche a 270, e sono pure più guidabili! C’è però da dire che anche che nonostante la potenza e la tecnologia in più non è che oggi si giri tanto più veloce di come giravamo noi all’epoca.
Quella che più mi è rimasta nel cuore? Quando sono arrivato in Ducati nel 2003 la prima Desmosedici era un toro scatenato, era una moto che “faceva sangue”. Io di fondo però sono sempre un duetempista, e la 500 due tempi 4 cilindri mi è rimasta nel cuore. La MotoE? L’erogazione è quanto di meglio un pilota possa desiderare, e la prova è che tra asciutto e bagnato ballino solamente 8 secondi, peccato che il peso si faccia ancora sentire abbastanza.
Capirossi in sella alla Honda NSR 500 nel Mondiale 2001
Ad oggi tu sei il più giovane pilota ad aver vinto un Titolo Mondiale (a 17 anni e 165 giorni classe 125 nel 1990) e spesso nella tua carriera sei stato “il più piccolo dei grandi” fronteggiando più esperti di te. Valentino Rossi pare essere il più anziano pilota competitivo nel circus. Vista la tua lunga carriera, quale delle tue situazioni ti pare più difficile, vincere da esordienti o rimanere competitivi anche in mezzo a piloti più giovani?
Entrambe le cose sono molto difficili, e lo testimonia il fatto che dopo quasi 30 anni il mio primato sia ancora imbattuto. Certo anche essere come Valentino non è una passeggiata: non ha assolutamente voglia di smettere! Per il nostro sport è assolutamente un bene, la figura di Valentino Rossi dà molto al motociclismo agonistico. Spesso gli chiedo come faccia ad andare avanti, e lui dice che si diverte, che gli piace, grazie all’Accademy si allena e sta un sacco di tempo in mezzo ai giovani, e questo gli dà la carica.
Valentino Rossi e Loris Capirossi durante il Mondiale 250
Quando è arrivato per te il momento di dire basta?
Nel corso delle mie ultime stagioni ogni tanto mi veniva il dubbio, e nel 2011 ad Assen, dopo che sono caduto e la moto mi è passata sopra ho sentito una vocina -chiaramente in dialetto, perché un romagnolo il più delle volte pensa in dialetto- che mi ha detto “l’è rivà el mument de fe basta”, nonostante avessi già il contratto per la stagione 2012. Poi il Campionato è andato avanti, alla penultima gara a Sepang abbiamo perso Marco Simoncelli, e questo mi ha reso ancora più sicuro della mia decisione. Nel 2012 mi sono arrivate tante proposte per tornare in pista per sostituire qualche pilota infortunato, ma ho sempre rifiutato, non sono mai tornato indietro; con l’arrivo nel 2019 del Campionato MotoE molti miei ex colleghi sono tornati a correre e anche a me sono arrivate delle proposte, ma anche lì ho rifiutato, anche se conoscevo già molto bene la moto… Ciò detto ovviamente non ho mai appeso il casco al chiodo! Giro poco in strada ma tantissimo in pista, fa’ conto che questa settimana mi faccio due giorni di viaggio solo per andare in Thailandia a Buriram a girare due giorni con gli amici… Su strada giro poco, anche perché se vado piano mi viene il mal di mare (ride) e andar forte su strada è meglio di no.
Capirossi nel momento dell'annuncio del suo ritiro, a Misano nel 2011
La tua più grande soddisfazione in carriera e, se ne hai, un rimpianto
La mia carriera mi ha dato un sacco di soddisfazioni, se dovessi sceglierne una direi il mio primo Mondiale nel ’90 all’esordio in 125, quello è stato davvero tanta roba, e poi per me era il finale di un anno fatto tutto di cose nuove; sul subito non me ne sono reso bene conto, ero comunque un ragazzino, l’ho vissuto quasi come una cosa normale ma se ci penso ora… davvero, tanta roba! Rimpianti non ne ho molti, anche perché credo non servano a nulla: è facile dire a posteriori “ah lì avrei dovuto fare questo, non avrei dovuto fare quell’altro” e così via, ho fatto molti errori nella mia carriera, ho vinto 3 Mondiali ma forse ne avrei potuti vincere 6 quasi facilmente, ma va bene così.
Capirossi e Rossi in bagarre in MotoGP

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