di Matteo Aglio - 09 ottobre 2017

Cadalora: l'amico-coach di Valentino

Tutto è nato durante una giornata in pista a Misano, tra staccate e derapate, in sella alle loro Yamaha. La collaborazione tra Luca Cadalora e Valentino Rossi è cominciata così, per caso, fino a sfociare in una proficua unione professionale
Valentino Rossi e Luca si confrontano ai box

Una giornata in pista a Misano di due anni fa, Valentino e Luca si divertivano sulle loro Yamaha R1 tra sorpassi, staccate e derapate. Poi, in una pausa, il Dottore dice a Cadalora: "Facciamo come Becker con Djokovic?". Ci sono offerte che non si possono rifiutare e il modenese si è ritrovato a Phillip Island nei test di inizio 2016 con in testa un cappellino con la scritta «coach» (chi sono e come è nata la moda), ennesima trovata del folletto di Tavullia.
Una storia nata su una pista e che continua sui circuiti di tutto il mondo. "Chiamatemi Rider Performace Analyst - sorride il 3 volte campione del mondo - io analizzo le prestazioni del pilota e cerco il modo di migliorarle". Se però hai a che fare con un campione del calibro di Rossi, l'impresa sembra impossibile, non fosse che dopo 9 titoli del mondo Valentino ha ancora l'umiltà necessaria per sapere che si può sempre crescere e imparare.

"Da pilota avevo un sogno: guardarmi mentre correvo"

Senza contare che, con la sua proposta, ha realizzato una vecchia fantasia di Luca: "Quando ero un pilota avevo un sogno: avrei voluto guardarmi mentre correvo. Intendo vedermi dall’esterno, come se potessi sdoppiarmi". Cadalora è diventato il "doppione" di Rossi e il ruolo gli piace. "Fare il coach mi rende partecipe, riesco quasi a sentirmi in moto, mi immedesimo nel pilota, anche perché fra me e Vale c'è un bello scambio di sensazioni e posso seguire tutte le riunioni tecniche". Luca ammette che, fin dal primo momento in cui Valentino gli aveva lanciato quell'idea, era convinto che potesse essergli utile. "Un ex pilota dal bordo della pista vede molte più cose di un semplice spettatore – spiega. Parlo di traiettorie, del comportamento della moto, della risposta del motore, solo per fare alcuni esempi. Inoltre posso fare confronti con gli altri piloti e le altre moto".

Una specie di agente non segreto con la licenza di guardare, che però deve essere capace di integrarsi nel gruppo. "È sempre un lavoro di squadra, non è mai quello di uno solo che porta al successo. In alcune occasioni so di essere riuscito a dare un contributo utile. Non porti decimi al giro, ma una briciola che a volte può dare un aiuto, mentre altre si può sbagliare". Come Zeelenberg, anche Cadalora pianifica il suo lavoro con la squadra. "Quando arriviamo in circuito ho una riunione tecnica con Galbusera, Flamigni (rispettivamente il capotecnico e il telemetrista, ndr) e Valentino, si decide il lavoro del primo giorno e da quale parte della pista inizierò a guardare. Dopo il primo turno, scopriamo se ci sono punti in cui siamo più in difficoltà e diamo la precedenza a quelli". Luca usa la prima persona plurale per sottolineare come faccia parte di un gruppo, in cui si perde e si vince tutti insieme.

Perché il gioco funzioni serve metodo e pazienza. "Ai box, aspetto che Vale abbia parlato con i tecnici, poi gli faccio presente le cose che ho notato, ho una mappa della pista su cui prendo appunti". È questa la parte più importante, dove le parole vanno dosate quanto se non più del gas su bagnato, perché "a un pilota non puoi dire cosa deve fare, lo so per esperienza personale". Bisogna cercare di entrare nella sua testa, per capire cosa cerca. "Lui mi ascolta, acquisisce le informazioni che ho raccolto, poi decide se utilizzarle o meno": è una parte del suo lavoro.

Poi c'è quella con Galbusera e Flamigni: "Ci confrontiamo condividendo le nostre informazioni e impressioni per avere la maggior mole di dati possibile. Ci sono cose che i numeri non possono dire, il metro in più all’interno o all’esterno di una traiettoria, per esempio. Ecco, queste sono le cose di cui parlo io" spiega Cadalora. Non è cosa da tutti i giorni trovare due campioni di quel calibro che lavorano insieme. Luca poi fa gioco di squadra anche con Wilco: "C'è un ottimo rapporto tra noi e a volte ci scambiamo opinioni e sensazioni". Ciascuno tifa per il "proprio" pilota e che vinca il migliore. La competizione non si spegne con l'età, anche se a guidare la moto ora è un altro.

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