Botturi: “sono deluso, ma entro 3 anni voglio il podio alla Dakar”

Sconfortato per un’occasione persa senza praticamente aver potuto lottare, il Bottu ci racconta come sono andate le cose e promette a se stesso e a tutti gli appassionati di confermarsi presto top rider nel rally più mitico

Botturi: “sono deluso, ma entro 3 anni voglio il podio alla dakar”

La Dakar 2014 procede a ritmo sostenuto, coi piloti di testa che stanno mettendo fin da subito le carte in tavola: Barreda punta deciso alla vittoria, grazie anche ad un team Honda HRC particolarmente in forma (due successi su due tappe, proprio con Joan e Sunderland), la KTM ha Lopez 2° sul podio virtuale e Coma 5°, preceduto proprio da Sunderland e da Duclos, 4° con la Sherco. Despres ha avuto qualche problema nella seconda tappa, ma sicuramente uscirà fuori alla distanza (l’anno scorso vinse con un solo successo parziale). Chi non gioisce affatto è il nostro miglior portacolori, quell’Alessandro Botturi che è stato costretto al ritiro a causa di insormontabili problemi tecnici nello stage 2.

 

L’AIUTO DI CECI NON BATTE LA SORTE

Botturi è arrivato al bivacco di San Rafael a tarda sera, ma non in sella alla sua moto, bensì trasportato da un mezzo dell’organizzazione. La Speedbrain è infatti rimasta nel deserto bloccata da fatali problemi alla frizione che, a soli 80 km dall’arrivo, ha tradito il bresciano: sostituita una prima volta, la frizione ha ridato problemi dopo pochi km, tanto da dover richiedere un nuovo intervento e il provvidenziale aiuto di Paolo Ceci (43° in classifica), compagno di squadra di Botturi, che ha messo a disposizione il suo componente di scorta. Purtroppo il gesto di generosità non è servito a nulla: altro stop dopo 20 km, moto abbandonata tra la sabbia infida delle dune di Nihuil e mesto ritorno di Botturi al bivacco, con la consapevolezza di dover dare addio alla gara (il regolamento parla chiaro: chi non finisce la tappa è fuori).

 

SONO FORTE ANCH’IO, SONO DA PODIO

Ora la delusione è grande, soprattutto perché la moto non aveva mai dato problemi di frizione, ma il “gigante di Lumezzane” ha preso coscienza della propria forza, è già proiettato al futuro e si è posto un obbiettivo ambizioso.

 

Ci credevo, ero convinto di poter fare qualcosa importante: davanti la battaglia è a un livello molto elevato, ma ho visto che avevo tutto il potenziale per entrarvi anch’io. Purtroppo la mia moto mi ha dato segnali negativi fino dalla mattina. Dopo 50 km mi ha raggiunto Grabham, la mia moto non riusciva a superare i 150 all’ora e scaldava molto. Poi nel tecnico l’ho ripassato e nonostante la bassa velocità di punta al rifornimento ero messo molto bene. Il problema della Dakar è che si fa una volta all’anno, si lavora 365 giorni per prepararla e poi tutto viene vanificato in un secondo… Ci credo ancora nel mio obiettivo e da quest’anno mi sono dato tre anni di tempo per arrivare sul podio della Dakar. Sinceramente l’obiettivo di quest’anno era il quinto ma dentro di me sognavo il podio. Alla Dakar se vai regolare senza fare errori riesci a fare il risultato, come ha dimostrato Despres lo scorso anno: ha vinto la Dakar vincendo solo una tappa. La cosa che più mi fa arrabbiare è che per tutta la stagione non abbiamo mai avuto problemi con la frizione. Con lo stesso motore ho fatto il Transanatolia, il Marocco, allenamenti in Tunisia, senza mai un problema… Si vede che alla fine doveva andare così. Ora torno a casa, è troppo il rammarico di vedere gli altri soffrire e non poter condividere con loro questa sofferenza.

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