Biaggi: "Valentino faccia da clown e scimmia veloce"

Nella sua intervista esclusiva a Tgcom24, Max riconosce i meriti sportivi di Rossi, ma non gli risparmia qualche frecciatina. Il campione romano nel suo libro e in questa intervista è andato "Oltre" anche con le parole o più semplicemente si è tolto qualche sassolino dalla scarpa con quel linguaggio un po' colorito che è normale tra grandi rivali? A voi il giudizio

Biaggi: "valentino faccia da clown e scimmia veloce"

Ecco l’intervista esclusiva di Anna Cappella con Max Biaggi, realizzata per Tgcom24, per parlare del libro autobiografico Oltre, da poco pubblicato dal campione romano.

 

Nel mio libro parlo di quando sognavo di diventare un campione di moto, sognavo di diventare un pilota. Nel libro ci sono tutti gli aneddoti, per esempio di quando ero un maniaco della forma fisica, cercavo di tenermi più in forma possibile, oppure della passione che mi ha portato a passare pomeriggi interi sul circuito di Vallelunga.

 

Che differenza c’è tra Massimo, Massimiliano e Max?

Massimiliano è quello che dovrei essere, Massimo è l’intimità, la parte un po’ più nascosta; Max è più la parte esterna, più effimera, più nota, pubblica.

 

Nella tua carriera agonistica tanti successi, tanti titoli, e due tradimenti importanti: quello di Aprilia e quello di Yamaha. In entrambi i casi tu sei riuscito a ribaltare i giochi…

Ho cercato anche con l’aiuto di pochi intimi a ribaltare un po’ le cose e farla diventare meno amara, e cercare di rigirarla per dire che, più che non avere la possibilità di continuare con quel Marchio, era perché ho avuto la richiesta per cambiare. Era stato un po’ un gioco delle parti. Mi viene da dire un po’ come è successo a Rossi quando ha smesso di correre per Yamaha ed è andato in Ducati. Sembrava una scelta, poi in realtà, secondo me e secondo altri, forse ce lo racconterà lui, in Honda non poteva andare, in Yamaha c’era Lorenzo, quindi l’unica sua possibilità era quella.

 

Hai nominato Rossi: è stata forse la rivalità agonistica più forte della tua carriera. Nel tuo libro scrivi: “Si è arrampicato sulle mie spalle sfruttando la mia popolarità come una scimmia”. E poi: “Dopo un incrocio duro mi stava accanto con la sua solita faccia da clown”. Pensi che queste due affermazioni riaprano un po’ il dissidio fra voi due?

Non correvamo neanche nelle stesse categorie. Questo spiega ancora più facilmente quanto è stato abile, proprio all’inizio, ad arrampicarsi sulla mia schiena, come una scimmia molto veloce. Scimmia è un modo di dire, poi ha iniziato a meritarsi davvero tutto, è stato molto bravo ed è riuscito ad ottenere tutto quello che ha ottenuto.

 

Ma lo definiresti ancora oggi un clown che sorride di fianco a te?

Sì, un po’ perché tutte queste scenette e trovate sono un po’ da showman un po’ particolare, che a volte cozza con il vero sport, perché anche la moto è uno sport abbastanza crudo, rude. Il suo modo, diciamo che era innovativo, non si era mai vista una cosa del genere; è stata anche una bella trovata, perché alla fine ha girato dalla sua parte e gli ha dato più importanza del semplice risultato sportivo.

 

Jorge Lorenzo ti ha detto una cosa molto bella nel vostro primo incontro…

Era un bambino, aveva quindici anni e ovviamente lui era molto emozionato. Era un bimbo che doveva fare la sua prima gara del Mondiale. Ha detto che in una di quelle gare, quando poi non sono riuscito a vincere, non mi ricordo che gara fosse, si è messo a piangere a casa, sul divano. Io in quel momento ho sorriso e non gli ho dato l’importanza giusta; quando, invece, dopo quindici anni, ci rincontriamo, se ci ripenso mi viene, non dico da sorridere, ma  da pensare a come il mondo sia così strano, perché poi è diventato un campione, un campionissimo, della MotoGP e non si vergogna di dirmelo ancora e di ribadirmelo. Questa è la cosa che gli fa anche più onore.

 

È appena morto Doriano Romboni, ma nel tuo libro parli anche di Daijiro Kato e dici una cosa: “Al momento ho odiato il fatto di essere pilota e del rischio che corriamo e mi sono odiato ancora di più perché sapevo che uno o due giorni dopo avrei voluto di nuovo essere in pista per sfidare Rossi”. Che cosa scatta nella testa di un pilota?

I piloti non parlano normalmente di morte, paura e cose ricorrenti. Cercano di esorcizzarle, tenendole da parte. Meno pronunciano quelle parole e meglio stanno. Quando un pilota professionista s’infila la tuta è come un cavaliere che fa la vestizione e si mette la sua corazza, si mette il suo elmo, che è il casco, indossa i suoi guanti, che sono le ultime cose che uno mette prima di abbracciare la moto e parte. In quel momento pensa di essere praticamente immortale.

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