di Nicolò Codognola - 03 settembre 2019

Benelli: "In arrivo TC e connettività sui nuovi modelli"

In occasione del test della 502 C, abbiamo intervistato Marco Bellucci, responsabile tecnico di Benelli. Ecco come ha risposto alle nostre domande per conoscere a fondo la piccola cruiser

1/31 Benelli 502C (foto ufficiale della Casa)

In occasione del test della Benelli 502C abbiamo approfondito la conoscenza della cruiser con Marco Bellucci. Di seguito la nostra intervista.

Dove è costruita la 502C?

“È costruita in Cina, come tutti i prodotti Benelli. Il progetto è condiviso con la sede italiana. Alcuni modelli, come succede con la Leoncino, sono completati fino alla fase di prototipazione in Italia; poi l’industrializzazione passa ai cinesi, che ci chiamano ogni volta che c’è da fare una modifica o un upgrade”.

E dove è stata progettata?

“Principalmente in Cina. Tuttavia c’è un continuo e vivace scambio di idee e proposte per la soluzione di tutti i problemi che possono incontrarsi durante la nascita del progetto. I punti di vista e le culture sono molto diverse: le nostre moto devono soddisfare le richieste sia dei mercati europei, sia di quelli asiatici. Non è semplice”.

La base meccanica è la stessa della TRK502 e della Leoncino: cosa cambia?

“Il motore è esattamente lo stesso, benché posizionato diversamente; la trasmissione finale è più corta, con un dente in più alla corona. Grosso lavoro di affinamento si è fatto sulla mappatura; i risultati sono così soddisfacenti da essere adottati anche su Leoncino e TRK: ora il motore ha un po’ meno on/off e la distribuzione della coppia è ancora più lineare. L’air-box ha una capienza leggermente maggiore, mentre lo scarico mantiene gli stessi volumi, ma ha un andamento diverso”.

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Ci parli di ciclistica e telaio.

“Sono completamente nuovi. Per il prototipo si è partiti dalla base della TRK502, per ottimizzare i processi produttivi. Ma nemmeno un tubo è rimasto uguale. Per noi è la prima esperienza in campo cruiser. Avevamo delle idee base, ovviamente, in parte arrivate dal marketing, che voleva una moto lunga e imponente. Ma abbiamo messo in campo anche le nostre conoscenze. Ad esempio non abbiamo ceduto a chi voleva una gomma posteriore gigante: con la 160/60 si mantiene una guidabilità amichevole, essenziale per una moto di questa cubatura”.

Quale è stato il focus del progetto?

“Il punto cardine del progetto è stato – inizialmente – il serbatoio, che doveva essere grosso sia per motivi di autonomia, sia per estetica: la volevamo 'con le spalle larghe'. Poi per il resto abbiamo seguito il cuore, l’abbiamo fatta come ci piaceva”.

State lavorando – anche per altri modelli della gamma – su interventi elettronici alla guida, come riding mode, controllo di trazione e cornering ABS?

“Stiamo lavorando in questa direzione, per i modelli futuri. Prima per le cilindrate maggiori; ma poi sarà facile adottare le soluzioni anche alle piccole cilindrate. Siamo partiti con il controllo di trazione, ma abbiamo in programma anche qualche altra piccola novità, come la connettività con lo smartphone”.

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