di Nicolò Codognola - 04 ottobre 2017

Semplicità: la sfida nel design della Leoncino

Un arco romano, semplice e sofisticato, è l'elemento che ricorre nel design della nuova Leoncino di Benelli. Un progetto ispirato dal modello del 1956, come ci spiega il designer Stefano Casanova
1/14 I primi bozzetti già mostrano la forma definitiva, con in evidenza le "linee di spinta" dei vari elementi di design.
Foto di Alberto Cervetti

Abbiamo intervistato Stefano Casanova, responsabile del design Benelli, per scoprire i segreti della nuova media pesarese. Ecco cosa ci ha raccontato.

Quali sono state le linee guida per disegnare la Leoncino?
“Senza storia si fa fatica a sapere dove andare. Sono dunque partito dal modello del 1956 e ho studiato gli stilemi di allora. Poche linee, calibrate. Ho lavorato molto sull’equilibrio delle forme, sulle proporzioni”.
C’è un elemento ricorrente, in questa moto: un ovale.
“Un arco, in realtà. Mi sono ispirato all’arco romano, semplice eppure attualissimo e sofisticato. La semplicità non è facile, né povera. Alla ricerca di un design che vada oltre le mode, che sia durevole negli anni, ho tracciato linee semplici. Che ritroviamo nel serbatoio, nella luce di posizione a LED, nella forma di frecce e faro posteriore, nei paratacco e nelle piastrine sui carter”.
E il leoncino che sta sul parafango?
“Un segno interessante che aveva il modello degli anni 50: l’ho voluto riproporre, ma in chiave moderna. La criniera stessa, stilizzata, riprende la curva ad arco di cui abbiamo appena detto. Un fregio piccolo, ma essenziale, senza scadere nel kitch o nell’overdesign. A volte è difficile sapersi fermare alle cose semplici. Ecco perché sono così difficili”.

La base per una famiglia che si allargherà...

Il design italiano piace anche in oriente?
“Molto. Nell’automotive in generale e anche nella moto. Nei grandi mercati emergenti come Cina, India, Sud-est asiatico, la moto era un oggetto puramente funzionale, fino a pochi anni fa. Ora se ne apprezza di più anche il design e l’Italia è il riferimento mondiale, in questo”.
Da dove è partito per disegnare la Leoncino?
“Dall’architettura della moto. Dato il propulsore, ho voluto un telaio che avesse attacchi bassi sul motore: su questo il serbatoio deve apparire appoggiato, non incastrato”.
Quindi ha avuto un ruolo attivo nella progettazione del telaio? Ci sono stati scontri con gli ingegneri?
“Mi piace il disegno meccanico e disegnare il telaio non è stato difficile. Alle quote poi hanno pensato gli ingegneri. Scontri? Pochi, solo in relazione alla capacità del serbatoio. Volevo che avesse la forma curva positiva, senza incavi, di una centina. Ma per ottenere una determinata capacità mantenendo spazio per la parte nascosta del telaio e per l’airbox, abbiamo dovuto lavorare sulla parte bassa”.
Quale capacità deve avere il serbatoio?
“Ora è di circa 13 litri. Ma i mercati dei Paesi emergenti vogliono moto con grande autonomia e serbatoi capienti. Richiedono anche selle più basse: questo un po’ ci condiziona a livello di design”.
Che cosa ci dice della moda delle heritage?
“Dico che non è solo moda, ma un filone che rimarrà anche nei prossimi anni. Ormai è un vero e proprio segmento consolidato che influenza anche gli altri”.
Torniamo alla Leoncino: si presta a numerose interpretazioni, anche café racer…
“Si presta, è vero (sorride, ndr). È la base per una famiglia che si allargherà”.
Avete pensato ad uno scarico alto per la versione Trail?
“Sì, si può fare. Non escludo che si facciano dei modelli con scarico alto. Ma non con questo telaio”.
Quanto tempo è servito per disegnare la Leoncino?
“L’iter di design ha una tempistica lunga: è un processo di sottrazione e modifica continua. Non puoi realizzare un design bello e duraturo in una settimana. Nel caso della Leoncino, questo processo è durato poco: a gennaio 2015 i primi disegni, in primavera il modello in clay – qui a Pesaro, era da anni che non si modellava in clay in sede – e a novembre, a Eicma, abbiamo esposto il primo concept. Ma già allora aveva soluzioni pratiche e realizzabili. Nessuna fusione impegnativa o parti dal pieno: il telaio era in tubi e i componenti quasi tutti così come li vedete oggi sul modello finale”.
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