"Sheene": un film sulla vita del mitico pilota inglese

Barry Sheene, leggendario pilota britannico due volte Campione del Mondo tra le 500 cc negli anni ’70, è il protagonista del film "Sheene".  Questo è il titolo del documentario dedicato alla vita del grande motociclista. Ecco il trailer del film e i commenti di grandi campioni del calibro di Kenny Roberts, Kevin Schwantz, Mick Doohan e  Freddie Spencer
 

LA VITA DI BARRY SHEENE SUL GRANDE SCHERMO

IO Films Australia e Deep Spring Pictures UK hanno annunciato di star lavorando ad un film narrativo sulla storia della leggenda del motociclismo Barry Sheene. La trama del film è un riadattamento del libro scritto da Steve Parrish e Nick Harris “Barry: “The story of motorcycling legend Barry Sheene”, pubblicato in Inghilterra nel 2007. La storia del due volte Campione del Mondo della classe 500 cc arriverà dunque sul grande schermo, per un viaggio che ci porterà attraverso tutte le fasi della vita di Sheene. Dalla povertà fino alla fama e alla richezza, passando per i diversi incidenti avuti in carriera e le più svariate avventure Una vita che il pilota ha sempre vissuto in maniera ribelle, sregolata, che a volte lo ha portato anche a tenere comportamenti sopra alle righe... Ora tutto questo sta per diventare un film imperdibile per ogni appassionato di motociclismo.
Qui sotto vi proponiamo il trailer ufficiale del film e un secondo video in cui amici e campioni del calibro di Kenny Roberts, Kevin Schwantz, Mick Doohan e  Freddie Spencer (e molti altri…) ci raccontano di Barry Sheene. In fondo all’articolo trovate un riassunto della carriera del pilota. 

dicono di lui

UNA VITA IN MOTO

Barry Steven Frank Sheene nasce a Londra l’11 settembre del 1950 e, come succede il più delle volte, viene avvicinato al mondo delle moto dal padre Frank, grande appassionato di due ruote e amico di Francisco Bultò (fondatore di Montesa e Bultaco). Dopo aver guidato una moto assemblata dal padre (con motore 50 cc Ducati), una Triumph Tiger, una Butalco e una Derbi, Barry esordisce come pilota di moto a livello nazionale all’età di diciotto anni. Nel 1970 arriva il debutto nel motomondiale al GP di Spagna, dove gareggia tra le 500 cc con una Butalco (costretto al ritiro) e tra le 125 con una Suzuki (secondo posto). L’anno successivo continua l’avventura del mondiale e, in sella ad una Suzuki 125, conquista tre vittorie e termina la stagione al secondo posto. Nel 1974 arriva il grande passo, Sheene passa alla 500, ottiene da subito ottimi risultati e nel 1975 arriva la prima vittoria, grazie ad un sorpasso spettacolare nei confronti di Giacomo Agostini nella variante finale di Assen. Numerose vittorie gli permettono poi di conquistare il titolo di Campione del Mondo con la Suzuki RG 500 nel 1976 e ‘77. Negli anni successivi Barry continua a gareggiare con le 500, ma deve lasciare il trono a Kenny Roberts (1978 e ‘79). Nel 1980 passa in Yamaha, dove resterà per tre anni, ma in sella alla 500 di Iwata conquista solo una vittoria (Svezia 1981, la sua ultima vittoria iridata, tra l'altro è l'ultima di un pilota inglese prima di quella di Crutchlow a Brno 2016, 35 anni dopo!) e non riesce ad andare oltre alla quarta posizione in campionato. Nel 1984 torna in Suzuki, ma dopo un anno altalenante decide di ritirarsi dal mondiale per dedicarsi a fare il commentatore per la TV australiana. Purtroppo, il 10 marzo del 2003 Barry Sheene scompare prematuramente a causa di un tumore all’esofago. 

IRON MAN

In carriera Barry Sheene ebbe alcuni bruttissimi incidenti, che però non lo hanno allontanato dalle corse. Il più tragico fu quello del 1975 a Daytona: mentre percorreva a circa 280 km/h la sopraelevata il pneumatico posteriore della sua Suzuki TR 75° esplose proiettando il pilota a diverse decine di metri di distanza. Sheene in questa caduta riportò fratture in tutto il corpo, ma nonostante ciò dopo pochi mesi tornò di nuovo in sella. Drammatiche anche le conseguenze delle cadute del 1980 al Paul Ricard (gli venne amputato il mignolo) e del 1982 a Silverstone (entrambe le gambe fratturate, ricostruite con l’ausilio di 27 viti). In seguito a quest’ultimo infortunio i medici consigliarono a Shenee di ritirarsi dalle gare, ma lui fece a modo suo e salì di nuovo in sella portando con sé il soprannome di “Iron Man” e il triste primato di pilota più fratturato della storia del Motomondiale (67 fratture in totale). 

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