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Autostrade: 6 miliardi di euro da investire bloccati dalla burocrazia, lo dice Palenzona presidente Aiscat

Una procedura amministrativa del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica tiene fermi 6 di euro destinati alle autostrade e pagati anche dai cittadini.

Autostrade: 6 miliardi di euro da investire bloccati dalla burocrazia, lo dice palenzona presidente aiscat

Roma 24 giugno 2010 – Non si sa che fine faranno 6 miliardi di euro accumulati grazie alla quota che i cittadini versano, con i pedaggi, alle società incaricate di gestire la rete autostradale. Quei soldi dovrebbero essere destinati a migliorare le infrastrutture, proprio come previsto dal fatto che, pagando l’autostrada, quelli che l’hanno utilizzata hanno già contribuito a versare le spese per i lavori di manutenzione, con la percentuale corrispondente a tale voce e fissata sul prezzo del biglietto. Il capitale, dunque, è disponibile, ma, incredibile, mancano le pratiche amministrative per poterlo utilizzare. È quanto emerso nel corso dell’assemblea annuale dell’AISCAT (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori). In definitiva, i soldi ci sono, ma restano parcheggiati. Quindi i cittadini hanno pagato per ottenere un servizio, che però non gli è garantito. Questo perché il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), che, come previsto è responsabile di approvare la cosiddetta “convenzione unica”, cioè il contratto fra l’ANAS e le società concessionarie, che gestiscono le autostrade, ha effettivamente approvato nella seduta dello scorso 13 maggio le convenzioni uniche con dieci aziende, ma tali documenti sono stati bloccati dagli uffici amministrativi dello stesso Cipe e allo stato attuale risultano “non ancora efficaci”. Le dieci convenzioni in questione sono previste dal comma 202 dell’articolo 2 della Legge Finanziaria 2010, che prescrive: “Sono approvati tutti gli schemi di convenzione con la societa' ANAS S.p.a. già sottoscritti dalle società concessionarie autostradali alla data del 31 dicembre 2009, a condizione che i suddetti schemi recepiscano le prescrizioni richiamate dalle delibere del CIPE di approvazione”. Spiega il presidente dell’AISCAT Fabrizio Palenzona: “Le convenzioni non sono considerate ancora oggi, dopo mesi dal varo della Legge Finanziaria, efficaci: parte del settore non ha ancora titolo per potere eseguire i lavori. Siamo all’assurdo: le convenzioni che sono state approvare per recuperare il tempo perduto e sbloccare investimenti strategici per il paese sono state congelate in via amministrativa”. Il risultato è che le società che dovrebbero prendersi in carico delle tratte autostradali e sistemarle con il “tesoretto” degli utenti, non possono farlo, perché non hanno un mandato ufficiale e le corrispondenti garanzie contrattuali. Aggiunge Palenzona: “Noi non chiediamo soldi. Il problema è che sono ferme le nostre pratiche, che sono state approvate per legge, ma bloccate per via amministrativa. Questa è un’anomalia che deve finire. Noi chiediamo che venga sbloccato questo sistema così da liberarci le mani e farci lavorare nell’interesse del Paese”. Ribadisce il presidente di AISCAT: “Le convenzioni, cioè lo strumento necessario per lavorare, sono state approvate nella scorsa finanziaria, ma sono ancora in attesa di essere sbloccate con i provvedimenti amministrativi del Cipe”. Come se non bastasse: “nello stesso tempo, con il passare dei mesi, si va evidenziando in modo sempre più accentuato l’illogicità di una disparità di trattamento tra concessionarie. E non solo tra quelle le cui convenzioni sono già efficaci e quelle che no, ma anche, tra queste ultime, in considerazione dell'assoluta disomogeneità di quelle che dovrebbero essere le prescrizioni del Cipe, la cui delibera non risulta ancora nota”. Conclude Palenzona: “C’è chi ipotizza che dietro alla vicenda del blocco delle convenzioni autostradali si possa nascondere un preciso ed ulteriore disegno politico, legato, forse, all'esigenza di fare cassa. Quel che è certo è che ogni governo che si presenta interviene o attraverso lo strumento normativo o per via amministrativa con risultati analoghi. Intanto però gli investitori privati guardano sempre con maggiore interesse all’estero”. Sarà pur vero per i grandi investitori istituzionali, ma, sinora, buona parte di quei 6 miliardi pare che siano arrivati sì da investitori privati, ma nella figura dei cittadini che hanno pagato il biglietto nell’attesa di vedere migliorie al servizio.

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