di Nicolò Codognola - 11 settembre 2019

ASB Alubagger: special da 30 e lode

Vistosa, senza dubbio. Ma anche inaspettatamente maneggevole, nonostante una ruota anteriore gigantesca e un interasse di quasi due metri. Ecco la bagger di uno dei più noti preparatori italiani che, oltre all'estetica, mette al primo posto le prestazioni e la guidabilità
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Asso Special Bike è un nome noto nello scenario custom italiano e internazionale. Il suo fondatore Carlo “Sangue” Colombo e il suo socio Giorgio Galli sono personaggi che amano profondamente le prestazioni. Non lo direste, guardando superficialmente le loro special e in particolare la protagonista di questo servizio. Si chiama Alubagger (perché è evidentemente una bagger e ha un telaio in alluminio) ed è la prima di una serie (la sigla 001 sulle borse laterali significa questo) che Asso Special Bike ha in cantiere. È un gigante verde, lungo come un treno e con più carrozzeria di un SUV. Eppure c'è tanta tecnologia e ricerca; basta guardarla attentamente. Il motore - ne parleremo meglio più avanti - è un portento di coppia. Il telaio e il forcellone sono dei capolavoro di ingegneria realizzati su misura in alluminio Carpental 7020. Tutte le sovrastrutture sono finemente plasmate in fibra di carbonio. Ma quello che colpisce immediatamente, prima dell'impeccabile e vistosa verniciatura di Koro Design, prima del rombo del V-twin, prima dei tantissimi dettagli creati artigianalmente, prima di tutto è quella ruota gigantesca lì davanti a catturare l'attenzione: misura 30". È realizzata dal pieno da una ditta italiana (la Pedrali Wheels di Albino, BG) e richiede dalle 40 alle 50 ore di lavoro delle macchine utensili a controllo numerico per trasformare un blocco di alluminio da 50 kg in un cerchio da 18 kg. Senza contare i 15/20 giorni di progettazione. Non meno impegno richiede la costruzione della ruota posteriore, nascosta dalla avvolgente carrozzeria e di “soli” 18", ma egualmente e meravigliosamente rifinita. Ma c'è altra tecnologia nascosta, in questa bagger. Le sospensioni pneumatiche, ad esempio. La forcella a steli rovesciati e il monoammortizzatore sono collegati ad un compatto, ma potente compressore, che consente letteralmente di gonfiarli e cambiare assetto. In questo modo, quando la moto è parcheggiata o la si usa per trotterellare in relax sul lungolago o in autostrada, la si può lasciare acquattata all'asfalto. Se invece si ha in previsione di affrontare un po' di curve, basta premere un pulsante per sollevarla di 8 cm e guadagnare così luce a terra.
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Eppur curva!

Il motore, un RevTech di 1.802 cc ad aste e bilancieri, alimentato da un Mikuni HSR 45, ruggisce e vibra appena lo si avvia: fa sentire che è vivo anche senza metterlo alla frusta. L'erogazione è grintosa, pienissima sin dal la prima apertura del gas e, pur con qualche strattone da gestire con la frizione ai bassissimi regimi, il motore spinge con forza taurina e allunga solo discretamente: c'è tutto subito e, anche se sono dichiarati 120 CV, basta davvero poco per godere della incredibile coppia di 162,7 Nm. La frizione, con comando idraulico, è abbastanza morbida da azionare e precisa nello stacco; fa il paio con un cambio ben rapportato e preciso, con innesti mediamente contrastati. Quello che colpisce di questa moto, però, è l'incredibile dinamica. Quando l'abbiamo vista troneggiare allo stand ASB, allo scorso Motor Bike Expo di Verona, abbiamo sorriso sotto i baffi, immaginando di avere a che fare con un inguidabile TIR. Ma Carlo Colombo, che i baffi li ha più folti dei nostri, sorrideva ancora di più, perché avrà pensato: “Ingenui e prevenuti: vedrete come va davvero la mia bagger...”.
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In fondo, le quote di questa moto, mica se l'è inventate dal nulla: se è vero che Carlo costruisce chopper dal 1976, è altresì vero che ha le corse nel sangue (appunto...): dal 1980 ha gareggiato in pista prima con una Kawasaki 1000 nel TT1 e poi nel trofeo CB500; per due anni si è dedicato alle gare in salita; poi è passato ai dragster, diventando campione italiano nel 2000. Ha lavorato anche in SBK, nel team "ufficiale" Suzuki Alstare. Insomma: se c'è da far andare forte e bene una moto, ha una certa esperienza... E infatti rimaniamo a bocca aperta quando affrontiamo fiduciosi la prima curva con la Alubagger. Bisogna lavorare un po' di braccia, certo, e l'agilità non è quella di una corta naked. Ma la moto curva, scende neutra in piega, tiene bene la traiettoria, si rialza senza difficoltà. Ci saremmo aspettati un anteriore più pesante, che tende a "chiudere". Invece no. A dirla tutta, facciamo fatica nelle rotatorie e nei tornanti, ma solo perché il manubrio è eccessivamente lontano e, nelle situazioni dove è necessario girare di qualche grado in più lo sterzo, ci servirebbero braccia lunghe da scimpanzé. Basterebbe un manubrio più arretrato verso il pilota per migliorare nettamente il controllo. Invece in sella alla Alubagger ci si trova distesi in posizione innaturale e - alla lunga - un po' scomoda, con busto proteso in avanti, gambe avanzate e culo indietro. Per fortuna la seduta è davvero bassa e, in caso di necessità, poggiare saldamente i piedi a terra non è un problema. Anche il peso non è eccessivo. Asso Special Bike dichiara 280 kg a secco, ma anche senza questo dato, a sensazione e nelle manovre da fermo, è inferiore a quello di qualunque altra bagger di serie finora provata. Le sospensioni, specie quando “gonfiate”, hanno una risposta un po' secca, e su asfalto non perfetto il comfort ne risente. L'assenza di protezione aerodinamica e la ridotta capienza delle valigie laterali sono altri indicatori che ci confermano che la Alubagger non è fatta per viaggiare…
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