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Tony: l’uomo dietro al casco

Intervista esclusiva a Tony Cairoli. Il campione siciliano parla del suo rapporto con la sconfitta e di quello con i colleghi. Scopriamo così quali sono i piloti con cui lega meglio e quelli con cui proprio non scatta la simpatia…

cairoli, l'uomo

Di Tony Cairoli campione di motocross si sa molto, praticamente tutto. È la superstar della MXGP, un’istituzione dell’offroad agonistico, un gioiello che il Mondo invidia all’Italia a e alla Sicilia, uno che fa sempre notizia, anche quando perde. Anzi, il fatto che perda è già di per sé una notizia, anche se quest’anno ha trovato un Gajser davvero in forma, che vince a tutto spiano, magari approfittando del fatto che Cairoli invece non è al 100%, pur dando sempre il massimo possibile. Lo dimostra il GP della Lombardia, dove lo sloveno ha battuto l’italiano in una gara comunque bellissima e tirata fino alle battute finali.
Ma quanto sappiamo dell’uomo Antonio? Non sono molti quelli che possono dire di conoscere il lato nascosto di Cairoli, quello che in genere i personaggi pubblici tendono a non mostrare. Ma vi aiutiamo noi: su Motociclismo di luglio c’è una bella e lunga intervista, che vi invitiamo davvero a leggere.. Qui pubblichiamo un estratto, in cui scopriamo cosa significhi per Tony perdere e come il siciliano viva umanamente il rapporto con i collegi. Con certi in particolare…

“Gajser mi piace, qualcun'altro invece…”

In Thailandia, dopo il podio mancato per  problemi alla moto riuscivi a sorridere, in Olanda ti abbiamo visto abbracciare Febvre e in Argentina aspettare Gajser per complimentarti con lui. Negli anni è cambiato il tuo modo di reagire alle sconfitte?
Io non ho mai rosicato per una sconfitta, se uno è più forte è giusto che vinca. Sono fatto così, a differenza di altri piloti che magari non ti stringono la mano sul podio… In passato ci sono stati piloti che mi hanno battuto e che rispetto ancora moltissimo. Siamo qui tutti per correre, per vincere, ma non si può sempre vincere. Ogni tanto bisogna accontentarsi dei punti in un campionato così lungo. Ovviamente sono sereno se vedo che io sto dando il massimo e il mio avversario ha dato più di me. Se so di non aver dato nemmeno il 60%, allora mi incazzo, con me ovviamente, non cerco scuse dopo una brutta gara, mi metto sempre in discussione.
 
C’è qualche pilota che ti dà più fastidio se arriva davanti e qualcuno che, se questo fosse un regno, designeresti come tuo erede.
In tutti gli sport, così come nella vita, c’è qualcuno che ti sta più simpatico, chi è più rispettoso e chi non saluta neanche. Gajser, ad esempio, è un ragazzo molto educato, rispettoso, con una bella famiglia, ha fatto un grandissimo salto di qualità. Magari ci sono altri che non danno molto a questo sport. Sono non dico montati, ma, avendo vinto così poco, già fanno percepire qualcosa che non va. Anche nel contatto con i fans, che è molto importante, sono scostanti, freddi.
 
Forse ti piace Gajser perché ha una storia simile alla tua?
Certo, probabilmente è così umile perché anche lui viene da una famiglia non sicuramente benestante e ha dovuto fare molti sacrifici. Una differenza però c’è: lui viene dalla Slovenia,  che è centrale in questo sport, non ha dovuto muoversi come sono stato costretto a fare io. È comunque un bravissimo ragazzo.
 
Cos’è la cosa che più ti infastidisce in questo ambiente?
L’invidia, come nella vita anche nello sport. Io l’ho sentita fin da quando ero piccolino, dai campionati di minicross, fino ad arrivare ad avere compagni di squadra come Nagl che, nel 2010, è stato nel mio stesso team ed è quello con cui ho legato meno. Per me l’armonia in un team è fondamentale, la mia squadra è una seconda famiglia, quindi ho sempre avuto buoni rapporti con tutti, con gli altri piloti ci siamo sempre frequentati anche fuori dalla pista, con lui è stato un po’ un disastro. Non voleva neppure allenarsi con me, pensava che gli copiassi i metodi di training, le traiettorie. Invece sarebbe stato positivo, per tutti e due, ci saremmo potuti spingere oltre a vicenda, portare il livello più in alto. Lui è stato l’unico con cui non ho mai legato. Con gli altri posso dire di avere avuto rapporti di amicizia. 

Nella foto sotto: Tony Cairoli (222) sul podio del GP di Bulgaria 2010, vinto dal Nagl, allora suo compagno in KTM

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