di Nicolo Codognola - 20 dicembre 2015

Special Bimota avveniristiche: le moto di domani saranno così?

Un sistema di autobilanciamento e un esoscheletro che avvolge il pilota: due idee che arrivano dal web e prefigurano un futuro a dir poco molto fantasioso

Due special col nome di una delle Case più estrose

Periodo di trasferte e lavoro intenso in redazione. Sinceramente ho avuto davvero poco tempo per perdermi nella rete, come ogni settimana, lasciandomi trasportare dai venti del custom e dalle onde delle special. Ciò nonostante, sono riuscito ad approdare in porti esotici dove il futuro è già di casa. Sono infatti venuto a conoscenza di due designer, Jean Thomas Mayer e Maxim Le Febvre, che si sono immaginati delle moto futuristiche, marchiandole con il logo di una delle Case più estrose del panorama moto: la Bimota.
1/11 Balance Motorcycle Concept, di Jean Thomas Mayer. Telaio vincolato alle sospensioni e un gruppo motore-sella-manubrio “flottante”. Quando acceleri, il gruppo motore, con sopra il pilota, si sposta in avanti nel telaio per contrastare la tendenza dell’avantreno ad alleggerirsi. Un sensore nella sella avverte lo spostamento del peso del pilota contro il codino, e un sistema elettronico provvede a spostare tutto avanti per bilanciare la moto. Stesso discorso - inverso - in frenata.

Dai telai di Tamburini ai programmi di computer grafica

Fondata all’inizio degli anni Settanta dal dinamico trio Bianchi, Morri e Tamburini (da qui il nome BiMoTa…), l’Azienda ha sempre sfornato moto anticonvenzionali e di alte prestazioni (qui un po’ di foto). La più “strana” di tutte è forse la Tesi del 1990. E a questo modello sembrano ispirarsi le proposte dei due designer. Che però ne esasperano il concetto aggiungendo elementi che sfiorano la follia (guardate la gallery…). Innovativi, senza dubbio. Ma ci viene da pensare che Thomas e Maxim non abbiano mai guidato una moto.

La moto-bilancia

Perché? Prendiamo la moto di Thomas: propone un telaio vincolato alle sospensioni e un gruppo motore-sella-manubrio “flottante”. L’ha chiamato Balance Motorcycle Concept. In pratica funziona così: quando acceleri, il gruppo motore, con sopra il pilota, si sposta in avanti nel telaio per contrastare la tendenza dell’avantreno ad alleggerirsi. Un sensore nella sella avverte lo spostamento del peso del pilota contro il codino, e un sistema elettronico provvede a spostare tutto avanti per bilanciare la moto. Stesso discorso in frenata: il pilota sta fermo in sella, che sotto il suo culo si sposta indietro insieme al manubrio e alle pedane, tenendo carico il retrotreno. In pratica lo “sforzo” fisico del pilota per contrastare lo spostamento con braccia e gambe è ridotto a zero. Ma voi vi fidereste a lasciar fare ad una centralina elettronica quello che facciamo da decenni? Io no.

Come un insetto

E che dire del concept di Maxim? Il francese immagina un esoscheletro, una sorta di capsula in carbonio che avvolge il pilota in posizione fetale -pardon, da corsa- sulla sella, e che si aggancia letteralmente alla moto. Che così non ha più piano di seduta né manubrio: tutto è attaccato alla capsula. No, scusatemi, sarò “antico”, ma preferisco fondermi psicologicamente con la mia moto, non fisicamente… Però sono idee curiose, che stimolano la mente e l’inventiva. Magari non arriveremo -almeno non nell’immediato futuro- a soluzioni del genere, ma potrebbero essere la scintilla per nuove idee.
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