12 giugno 2016

Ciao, Piro…

È morto Fabrizio Pirovano. Il funerale a Monza martedì 14. Dopo una lunga lotta contro il cancro, il campione di Biassono ci ha lasciati nella notte di domenica 12 giugno. Il “Piro” è stato uno dei più cristallini talenti del motociclismo sportivo italiano e il titolo Supersport 1998 ha ripagato perfino troppo poco la sua classe e la sua passione
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  • 1/61 Fabrizio Pirovano

    Uno dei grandi

    Fabrizio Pirovano ci ha lasciati questa notte. Il mitico Piro, il grande Piro, l’amatissimo Piro… Fabrizio era nato a Biassono (MB) e aveva compiuto 56 anni lo scorso 1 febbraio, da tempo stava conducendo una strenua battaglia contro un tumore al fegato, con determinazione e voglia di vincere. Sono le doti - insieme ad un talento puro e incontestabile - che hanno permesso al forte pilota brianzolo di diventare un riferimento per il mondo del motociclismo, per gli appassionati di corse e di storie avvincenti riguardanti personaggi dello sport forti, fortissimi ma non del tutto premiati dalla sorte.

    Un talento chiarissimo

    Non che il Piro non abbia raccolto allori importanti e importantissimi, solo che ne avrebbe sicuramente meritati di più. Inizia con le moto da cross, suo primo amore e primo ambito dove dimostra la propria classe, coi titoli italiani cadetti (50 cc) e Junores (125 cc) vinti rispettivamente nel 1977 e 1980, quindi a 17 e 20 anni. Poi un infortunio al ginocchio lo ferma nel momento della sua massima ascesa nel cross, convincendolo a passare alla pista. L’esordio ad alto livello tra le “carenate” avviene nell’Europeo 250 1987, dopo un anno di apprendistato nelle serie minori. Ma subito il Piro mostra di amare anche le gare per derivate di serie, partecipando alla prova tedesca del mondiale Formula TT 1987 (7° a Hockenheim) e al Bol d’Or, ma soprattutto credendo nel neonato Mondiale SBK, dove fin dalle prime stagioni è tra i protagonisti assoluti, entrando nel cuore degli appassionati per le sue vittorie, la sua guida spettacolare e gli acrobatici show con cui festeggia i propri trionfi.

    Le battaglie in SBK

    Nel primo anno in SBK, il 1988, Piro guida una Yamaha FZ-R comprata dal concessionario e preparata letteralmente in casa con l’aiuto di Peppo Russo, grande tecnico e grande amico, che ha ricordato così il Piro nel funerale a Monza: "Non eri mai stato in un museo in vita tua e scusami se, mentendo, ti invitavo a Padova a vedere la Cappella degli Scrovegni, pur sapendo che non ce l'avresti fatta". Pur correndo contro le Case ufficiali, si gioca il titolo fino all’ultima gara: grazie ad una grande costanza di risultati, ai secondi posti in Austria e Nuova Zelanda e alla splendida vittoria in Francia (in rimonta sul bagnato con le slick!), Fabrizio lotta fino alla fine per vincere il primo titolo SBK della storia, andato però a Fred Merkel per 5 punti e mezzo, con Pirovano 2°. Nel 1989 corre ancora su Yamaha (con il supporto della Casa, stavolta), andando 7 volte sul podio, con una vittoria, ma anche con tre ritiri, quindi a fine anno è solo 4°. La riscossa l’anno successivo, quando Fabrizio è di nuovo 2° nel mondiale, con 5 vittorie e altri 4 podi. Memorabile l’inizio della serie di successi a Monza, la “sua” pista, dove in SBK vince 4 volte e conquista altri due podi. Nel massimo mondiale per derivate di serie, dal 1988 al 1995, Pirovano ha corso 182 gare, vincendone 10 (con 37 altri podi). Nel frattempo i titoli italiani: 1987 con Bimota; 1990, 1992 e 1993 con Yamaha; 1994 su Ducati. 
    Sono gli allori iridati che faticano ad arrivare e Pirovano, dopo anni in Yamaha, si convince che la moto giusta (e favorita dal regolamento…) sia la Ducati 916, alla quale passa nel 1994. Solo che c'è Fogarty e la vita per il Piro non è facile. I risultati scarseggiano e il pilota decide di tentare nel 1996 con la Supersport.

    La “sua” supersport

    Scelta azzeccata, se al primo colpo Pirovano vince l’europeo con la Ducati 740 Alstare. Ecco un altro nome a cui Fabrizio si lega indissolubilmente, quello del team di Batta. Con la squadra belga, e sempre su Ducati, esordisce nella supersport mondiale, che allora è formalmente denominata “World Series”. Ma l’apoteosi è il 1998: stessa squadra ma moto diversa. Passando dalla Ducati alla Suzuki GSX-R 600, Pirovano vince la metà delle gare in calendario (5 su 10), arriva una volta 2° e una 6°. Così, nonostante due ritiri sul tabellino (e a 38 anni!) vince il titolo alla grande. I tre anni successivi in Supersport sono più avari di soddisfazioni, con solo un podio in Germania e tanti ritiri. Piro ormai è un ultraquarantenne e, nel 2002, decide di ritirarsi dalle competizioni, restando comunque nel mondo delle gare come consulente del team Alstare e concedendosi addirittura un ritorno in pista nel monomarca Suzuki European Cup, dove vince la sua ultima gara alla veneranda età di 48 anni!

    Motociclismo e il Piro

    Fabrizio Pirovano era un amico di Motociclismo, a cui aveva più volte fatto provare le sue moto da corsa, per servizi speciali e approfondimenti sia sul mensile “tradizionale” che su Motociclismo d’Epoca. Parlare del Piro e intervistarlo era per noi sempre un piacere, ma immaginate l’esaltazione nel 2012 quando, a 52 anni, Fabrizio ha accettato di fare il “pilota veloce” (quello di cui si prendono i tempi sul giro per i confronti tra le protagoniste) nella nostra comparativa maxi sportive, tenutasi proprio nella “sua” Monza. In quell’occasione Pirovano era stato disponibile, superprofessionale, infaticabile e… decisamente rapido.

    La gara più difficile

    In seguito, purtroppo, si era appreso che il Piro stava correndo una gara più importante di tutte quelle fatte in carriera, quella contro il tumore al fegato. Fabrizio non aveva perso la propria combattività e aveva lottato, affrontando il male a muso duro, senza averne timore reverenziale e senza nascondere la sua sfida. Per qualche tempo il campione ha prevalso ma alla fine, come successo più di una volta nella carriera del Piro, il titolo è andato ad un rivale…
     
    La redazione di Motociclismo si unisce al cordoglio del mondo delle due ruote, piangendo un campione, un amico, un simbolo della passione più pura e mandando condoglianze e un abbraccio alla famiglia del Piro, alla moglie e ai suoi tre figli.

    Il funerale a Monza, con l'ultimo giro di pista del Piro, accompagnato dai biker

    I funerali si sono svolti martedì 14 giugno all’Autodromo di Monza, con la camera ardente allestita all'interno del box 10. Dopo la benedizione, verso le 15 il Piro ha fatto un ultimo giro di pista, con la bara posta su un sidecar che, a giro concluso, si è fermato sotto al podio per il commiato. I biker hanno potuto seguire il corteo funebre in pista con la propria moto.

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