La H2 al Ring (e al banco)

Quando una moto speciale come la Kawasaki Ninja “Supercharged” incontra una pista unica al Mondo. Il racconto, le foto, il video trailer (e quello del lancio al Banco del Centro Prove)

Ci sono le piste e c’è “l’inferno verde”

Quando entri per la prima volta in un circuito sei spiazzato. Nella maggior parte dei casi dopo qualche giro non sarai una bomba, ma inizi ad abbozzare qualche traiettoria che ti pare decente. Se la pista è disegnata con il compasso ed è tutta visibile, l'approccio è facilitato, mentre le cose si complicano se ci sono tratti particolarmente tecnici e curve cieche; anche i saliscendi a volte complicano la vita. Ci sono quindi piste facili, difficili, difficilissime, quelle che raramente riesci ad interpretare al meglio (qui qualche consiglio). Poi c'è il Nürburgring. Una settantina di curve indecifrabili per oltre 22 chilometri di pista. Si chiama Nordschleife ma è anche conosciuto come vecchio Nürburgring, o Inferno Verde, appellativo coniato da Jackie Stewart nel '60, poi purtroppo avvalorato da una serie di gravi incidenti.

Sembra disegnato da un artista visionario

1/18 Motociclismo testa la Kawasaki Ninja H2 al Nürburgring
Curve indecifrabili perché sembrano tutte disegnate da un artista, non da un geometra. Non solo sono tutte completamente diverse per raggio di curvatura, pendenza e inclinazione, ma sono anche piazzate in una sequenza assolutamente imprevedibile (la curva più “da pelo” è la Antoniusbuche). Come se l'intero Ring fosse stato disegnato da un artista visionario. Non puoi immaginare come una curva va a chiudere, se chiude, se ci devi entrare stretto o largo per impostare quella successiva. Poi ci sono i rettilinei che scollinano nel nulla, i salti, le compressioni spaventose. Poi c'è l'asfalto. Sempre diverso, buono, ottimo, vecchio, storico, liscio, sconnesso. Umido. Bagnato.
La prima volta che sono entrato nel Nordschleife, nel '90, è stato dietro un istruttore. Il Ring è così complicato che le prime volte ci capisci ben poco, ma di quel primo giro ho un ricordo nitido. Ciò che mi ha colpito non è stata la velocità - eravamo una squadra di esordienti, si viaggiava a un filo di gas - ma lo spettacolo delle traiettorie. Una danza elegantissima tra i cordoli, un disegno perfetto che nulla però, per fortuna, aveva di intuitivo. Per guidare in quel modo spettacolare dovevi conoscere bene la pista, e questo vuol dire averla percorsa almeno cento volte.
Negli anni questi cento giri li abbiamo fatti, e così ci siamo illusi di aver imparato il Nordschleife. Ci abbiamo girato tanto, con grande emozione e piacere, ma sempre con la consapevolezza che tra guidare discretamente e andare forte sul serio nell'Inferno Verde c'è un abisso. Per andare forte sul serio si deve rischiare, e siccome si rischia già girando di passo, meglio godersi il Ring in pace, lasciando i record a chi ha la follia di buttarsi a tutto gas tra i guard-rail. Che purtroppo sono una costante di tutto il circuito: non mi viene in mente nemmeno un abbozzo degli spazi di fuga ai quali oggi siamo abituati quando andiamo a girare in pista.

Al ring con la supercompressa

In questa trasferta abbiamo portato con noi la Kawasaki Ninja H2 (guardate le foto). Come alla maggior di tutti noi, all'inizio questa moto non mi piaceva, poiché l'estetica è troppo diversa da ciò che ci è congeniale. Poi mi sono ricreduto. Anzi, addirittura ciò che prima non mi convinceva, e cioè l'eccessiva esibizione d'arte aeronautica, le proporzioni, alcuni dettagli, ora sono proprio le cose che più me la fanno amare. Da ferma. Poi c'è il motore, il 4 cilindri supercharged. Mi dispiace molto, posso anche descriverlo, posso scriverci un libro, fare decine di filmati, ma non riuscirò mai a spiegarvi cosa si prova a spalancare il gas sulla H2. 

Cattiva? Di più!

Tutte le maxi sportive su strada sono eccessive, viste le prestazioni. La H2 va oltre. Per farvi capire cosa succede su questa Ninja: pensate alla maxi più potente che mai avete provato, immaginate che i CV che avete a 9.000 giri, per esempio 120, ve li trovate 2.000 giri più in basso. E immaginate anche che vi arrivino addosso (quasi) tutti in una volta quando aprite il gas. Ecco, più  o meno ci siamo. A parole. Se non basta, guardate questo video di Fabio Meloni in azione e poi quello qui sotto, del lancio al banco del centro Prove di Motociclismo, che ha proclamato la H2 “Moto di serie più potente mai provata”.
Poi c'è la ciclistica. La riassumo in tre parole: è una Kawasaki. Chi conosce le maxi più veloci già sa di cosa si parla. 

I numeri sono pazzeschi ma non sono tutto

Se mi chiedete “a cosa serve questa moto?”, manco vi rispondo. Anzi, rispondo: serve ad avere una moto come nessun'altra, da ferma, in movimento. Da ferma si capisce che nessuna è come la H2; in movimento invece non cercate di capirla guardando i numeri delle prestazioni, accelerazione, ripresa, velocità. Sono molto vicini a quelli di una maxi sportiva (come la ZX-10R) perché tutte le moto in partenza sono limitate dalla tendenza all'impennata, in queste prove i motori si fanno sempre lavorare nella zona di erogazione più favorevole (dove si viaggia sui 160-170 CV alla ruota) e infine una pura sportiva è più leggera. La differenza enorme sta nella devastante risposta al gas.

Ninja H2 + Nürburgring = estasi

Se mi chiedete “ma dove si va con questa moto?”, vi dico su strada, ma la usate al 30% se avete testa, oppure in pista, ma in tal caso è meglio la ZX-10R, che nasce per la guida racing. Il Nürburgring è il suo regno: una strada a senso unico con cordoli, asfalto ottimo e senza limiti di velocità, a parte qualche piccolo tratto. Qui la super-Ninja si guida alla grandissima.

Come ho avuto la fortuna di spiegare su Motociclismo di ottobre.
 
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