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Indian Scout 2015, test esclusivo: leggera e brillante, come l’antenata

A pochissimi giorni dalla presentazione, siamo stati i primi italiani a guidare la nuova “piccola” di casa Indian, scoprendo una moto davvero ben riuscita. Tutti i dettagli su Motociclismo di settembre, ma ecco le prime impressioni di guida del nostro Nicolò Codognola

Indian scout 2015, test esclusivo: leggera e brillante, come l’antenata

A Sturgis (South Dakota, USA) gli ultimi sono stati giorni di grande fermento. Non solo per il tradizionale mega raduno, ma anche perché le grandi Case americane ne hanno approfittato per anticipare in grande stile le novità 2015.  In particolare è stata Indian quest’anno ad essere particolarmente attiva. Anzi, dovremmo dire Polaris, proprietaria dei marchi Indian e Victory. Quest’ultima ha presentato la  Cross Country Magnum (prossimamente il test), ma sono soprattutto le Indian ad interessarci, visto il blasone del Marchio e le ottime impressioni che abbiamo finora ricevuto guidando le moto della Casa di Springfield (la Chief Classic nella comparativa in Puglia - tutti i dettagli su Motociclismo di agosto - e la Chief Vintage).

 

LA PICCOLA È SERVITA

A Sturgis è stata presentata la luxury tourer Roadmaster, ma l’acquolina in bocca ci è venuta davvero quando hanno svelato la nuova Scout. Vi abbiamo descritto questa nuova “piccola” Indian con le poche informazioni ufficiali e ve l’abbiamo mostrata nelle foto della gallery. Ma ora siamo in grado - in esclusiva per l’Italia - di raccontarvi come va. Lo fa Nicolò Codognola, inviato di Motociclismo a Sturgis. A lui la parola, tutti i dettagli e gli approfondimenti su Motociclismo di settembre, in edicola dal 25 agosto.

 

OLTRE IL LOOK C’È DI PIÙ

Finalmente in sella alla sorpresa con cui Indian ha scosso il 74° Sturgis Rally, la Scout del nuovo millennio. Come è fatta lo abbiamo già ampiamente descritto un paio di giorni fa, quando abbiamo avuto il primo contatto statico. Ma siamo riusciti a salire in sella e a percorrere un centinaio di miglia sulle bellissime strade delle Black Hills, in South Dakota. Se dovessimo riassumere in due parole come va, diremmo esattamente come l’antenata, ovvero è facile e sportiva.

 

255 KG? A DIRE LA VERITÀ NON SI SENTONO

Come già avevamo intuito salendo in sella la sera della presentazione, la Scout appare piacevolmente compatta, benché si tratti di una “mid size”, ovvero di una media cilindrata. Che tanto media non è, visto che il motore ha una cubatura di oltre 1.100 cc. Ma andiamo con ordine: stavamo parlando di ergonomia. La sella è davvero bassa, ben conformata, con un buon supporto lombare e non troppo distante da pedane e manubrio, così che piloti di tutte le altezze possano trovare una posizione confortevole. Facile da spostare anche nelle manovre da fermo - sembra pesi meno dei 255 kg dichiarati -  la moto accusa, in questo frangente, solo un po’ poco sterzo. Una volta in movimento, poi, la facilità di guida è messa in risalto da una ciclistica azzeccata. Maneggevole, neutra in curva, stabile sul veloce. Se proprio vogliamo essere pignoli, vorremmo un maggiore feeling dalle gomme - le Kenda di serie non ci hanno convinto al 100% - e una sospensione posteriore con maggiore escursione. Ottima invece la forcella, ben tarata e scorrevole, che fa il paio con un telaio eccezionale.

 

CHE CARATTERE!

Ma la sorpresa più bella è il motore: lineare, progressivo, elastico. E che vibra pure poco. Diremmo quasi “giapponese”, se non fosse che questo bicilindrico ha qualcosa in più: il carattere. Enfatizzato da un bel sound, certo, ma anche dal vigore e da una corposità peculiare, che lo discosta sia dai big twin ad aste e bilancieri, sia dalle proposte di cilindrata e tecnologia simili (raffreddamento a liquido, distribuzione a camme in testa…). Riprende senza strattoni da 1.500 giri e allunga con progressione fino al limitatore. La cosa bella è che accompagna senza singhiozzi le tranquille passeggiate (negli USA i limiti di velocità sono a tratti soffocanti), ma sa anche tirare fuori la grinta, quando richiesto, e soddisfare il pilota più esperto. 100 CV non sono poi così pochi…

 

IRRINUNCIABILE ABS

Chiudiamo questa primissima presa di contatto - ma su Motociclismo di settembre, in edicola dal 25 agosto, saremo più esaustivi - con la frenata, sulla quale ci riserviamo di dare un giudizio solo parziale. Nonostante un impianto adeguato (ottimo l’anteriore, per potenza e modulabilità; meno dosabile e convincente il posteriore), l’esemplare da noi provato segue le specifiche del mercato USA, ed è quindi sprovvisto di impianto ABS, che sarà invece di serie sui modelli che arriveranno in Europa, agli inizi del 2015. Non vediamo l’ora di provarlo sulle nostre strade…

 

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