“La MotoGP ci costa 15 milioni a stagione. C'è chi ne spende il quintuplo”

Durante la visita al reparto corse Aprilia abbiamo parlato con Massimo Rivola dei costi per sostenere la MotoGP, del futuro Aprilia, del lavoro sinergico tra box e pilota, di aerodinamica e di similitudini con la Formula 1. La nostra intervista all’Amministratore Delegato Aprilia Racing

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Laureato in economia a Bologna, Massimo Rivola fa una tesi sul trasferimento di tecnologia con la collaborazione di Minardi, che lo chiama a lavorare poco dopo, nel 1998, come responsabile sponsor. Di lì a poco Rivola, a soli 30 anni, diventa direttore sportivo Minardi e poi Toro Rosso con Vettel. Nel 2008 Stefano Domenicali, allora direttore sportivo in Ferrari, gli dice che prenderà il posto di Jean Todt e che la sua poltrona è libera... Comincia così l’avventura di Rivola in Ferrari.

Lo sa quant’è dura per un manager così identificato con le auto farsi amare anche dal popolo motociclista?
“Guardi che io sono un motociclista di lungo corso… A 14 anni avevo il cinquantino e lo elaboravo segnando con l’Uniposca il bordo delle gomme e montando il carburatore del 19. Insomma, ero il classico tamarro…”

Non ci dica magari che quel cinquantino era pure un Aprilia…
“Eh sì, era l’ET 50. O almeno lo era nelle intenzioni: avevo dato la caparra, e quando andai a saldare insieme a mio padre, al posto della concessionaria c’era una gelateria, e della mia moto nessuna traccia: concessionaria fallita, la più grande delusione della mia vita. Mi sono rifatto a 16 anni con la Aprilia AF1 125, bianca con le righine fucsia. Anche lì marmitta e carburatore originali sparirono presto… andavo a truccare la moto dallo stesso meccanico di Loris Capirossi”.

Se ci racconta che ha avuto solo moto fatte a Noale possiamo permetterci di dirle che non le crediamo?
"A 18 anni mi innamorai della Honda RC30, complice probabilmente la VFR750 di mio fratello. Non si trattava più di Aprilia, d’accordo, ma comunque il motore V4 (lo stesso della MotoGP e delle moto di serie che oggi si sviluppano a Noale, ndr) era alla base del fascino che quelle moto esercitavano su di me”.

Un commento a caldo sulle differenze con la Formula 1.
“Chi lavora in F1 è abituato a essere parte attiva della prestazione. La gara è il momento più bello perché si dialoga col pilota e si definiscono insieme a lui le strategie. In moto invece sei al muretto in una situazione passiva, più da tifoso che da tecnico”.

Qui sotto le foto scattate durante la visita al Reparto Corse di Noale.
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Lei sarebbe favorevole al pilota di moto che dialoga coi box?
“Il pilota di moto è così coinvolto nella prestazione del mezzo che andare a rompergli le scatole mentre guida potrebbe essere pericoloso. Già in auto c’è una perdita di concentrazione che si concretizza in 2-3 decimi a ogni intervento radio”.

Più in generale, cosa significa per lei parlare col pilota?
“È un aspetto importante troppo spesso sottovalutato dagli ingegneri. È fondamentale capire il pilota per poi fargli esprimere il meglio di sé”.

Lei si è presentato in Qatar non proprio in punta di piedi: qualcuno, dopo il suo reclamo contro Ducati, ha detto “ben venuta Formula 1!”
“La mia etica mi ha fatto procedere in un certo modo. Il 19 febbraio noi avevamo fatto una richiesta simile a quella di Ducati, ma ci è stata rifiutata. Dovizioso è stato grandioso, io voglio solo chiarezza sui regolamenti. Io sono un tipo molto preciso, prendo ogni decisione molto velocemente perché sono abituato a decidere in una frazione di secondo dal muretto box. Nella mia posizione ho bisogno di dare anche dei segnali, e questo è stato un segnale forte. Cioè che ci siamo anche noi”.

Quanto costa una stagione MotoGP?
“Posso immaginare che ci siano team che spendono 80 milioni, altri 50, altri 35, altri ancora 15. Noi siamo fra quelli che ne spendono 15”.
1/21 Massimo Rivola
Che idea si è fatto, da "esordiente di lusso", del Reparto Corse Aprilia?
“Abbiamo un gruppo di ragazzi storici bravissimi che hanno vinto tutto e che poi hanno tentato un anno in MotoGP con una moto risultata fallimentare (la RS Cube, ndr). Quella moto però era la prima con le valvole pneumatiche, la prima con la frizione in carbonio e la prima con il RBW, quindi con tre innovazioni storiche. Questo per dire quanto è radicata in questa azienda la cultura dell’innovazione. E poi c’è l’attaccamento alla maglia, siamo una squadra di poche persone e per questo so che mi seguiranno tutte nel fare ancora di più”.

Conta di più il pilota sulla moto o in F1?
“Il pilota di moto è un po’ meno strutturato nel rapporto capotecnico/ ingegneri. È vero, ci sono anche meno persone a disposizione e questo non aiuta, ma nelle auto è più diffusa la cultura dell’analisi del dato. Per i piloti di F1 è importante capire i dati che gli dà una macchina, mentre nella moto è più importante capire di cosa ha bisogno il pilota per andare più forte. In questo senso dobbiamo avvicinarci alla F1”.

Ci faccia un esempio.
"Il mio primo commento con Romano Albesiano è stato di incredulità quando ho visto il nostro pilota scendere dalla sella e dire come va la moto. Non funziona così: siamo noi a dirgli come va la moto e anche come è andato lui. Il pilota ci dice cosa ha sentito, il team gli dice quello che ha fatto. È per questo motivo che bisogna essere veloci ad andare a pescare i suoi dati. Quindi arriva la moto e attacchi il cavo: dobbiamo rivedere le procedure, dobbiamo essere tutti lì vicini al pilota per fargli vedere quello che ha fatto in pista".

Secondo lei il pilota che guida sopra i problemi è… un problema?
“Esattamente! Per esempio la stagione 2018 è stata deludente rispetto alla 2017 perché un pilota come Aleix, essendo molto grintoso, ha guidato sopra i problemi, e noi lo abbiamo seguito. A volte il pilota che guida sopra i problemi è un limite per lo sviluppo della moto, ecco perché occorre guardare i dati per indirizzare il lavoro dei tecnici”.
1/21 Massimo Rivola
Ci ha descritto finora la MotoGP come un mondo pane e salame…
“Non è necessariamente un punto negativo. Anzi, la Formula 1 è diventata troppo distaccata da quello che vuole la gente, e a me, da appassionato, piace di più questo mondo un po’ più ruspante”.

Prima impressione su Andrea Iannone e Aleix Espargarò.
“Espargaro mi è piaciuto tantissimo perché è un animale da combattimento. Andrea sta facendo tutto quello che speravo facesse. È molto professionale, molto trainante, ha anche la fortuna di aver guidato tante MotoGP diverse fra loro”.

Che obbiettivi si è dato per Aprilia Racing?
“Quest’anno mi piacerebbe essere con almeno una moto tra i primi 10, nei prossimi tre anni nei primi 5, fra 5 anni spero di lottare con quelli davanti. E dato che in Aprilia i telai non li sbagliano mai, mi piacerebbe anche correre nelle categorie più piccole, che poi sono quelle che ci hanno reso famosi nel mondo. Una Moto2 e una Moto3 potrebbero avere un senso abbinate a una scuola di ragazzini. Sto sognando, ma se ho lasciato la Ferrari per venire qui è anche perché la famiglia Colaninno mi ha mostrato una grande voglia di tornare a essere protagonisti”.

Che idea si è fatto delle Aprilia di serie?
“Oggi abbiamo prodotti che sono 50 e 125, poi c’è il vuoto fino a 900/1100 cc. L’obbiettivo è di colmare quel vuoto. Per esempio con la magnifica unità di 660 cc vista a Eicma…”.
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