Africa Nera

Così ci chiamano i bambini del Burkina Faso. Viaggio nell’Africa cosiddetta “nera” per scoprire un’altra dimensione umana e motociclistica. Oltre il deserto dell’Hoggar nel Sahara Algerino. Verso la Missione dei Fratelli della Sacra Famiglia: nello sperduto villaggio di Nanorò, Burkina Faso, in quell’Africa “nera” poco nota anche perché non facile da raggiungere.

A Sud



Così ci chiamano i bambini del Burkina Faso. Viaggio nell’Africa cosiddetta “nera” per scoprire un’altra dimensione umana e motociclistica

Oltre il deserto dell’Hoggar nel Sahara Algerino. Verso la Missione dei Fratelli della Sacra Famiglia: nello sperduto villaggio di Nanorò, Burkina Faso, in quell’Africa “nera” poco nota anche perché non facile da raggiungere.
Siamo a metà novembre e l’aria fredda ci accompagna da Tunisi fino all’oasi di Gafsa, 350 km più a sud, dove si passerà la notte.
All’alba si transita per la colorata oasi di Tozeur e poi verso il confine algerino passando da Nefta fino al piccolo villaggio di frontiera di Azoua dove velocemente i gentili gendarmi della dogana ci congedano dalla Tunisia.

In Algeria con guida obbligatoria



Percorriamo i tre chilometri che la dividono dall’Algeria, dove le estenuanti attese in dogana sono la prassi.
Il militare alla frontiera di Taleb Larbi ci intima lo stop 100 metri prima dallla dogana: è un rituale che conosciamo bene...
Poi, in ufficio, arriva Youccef,  la nostra guida, e con lui suo “zio”, che mette in moto con un cacciavite la vecchia Peugeot Anni 70’ con gomme… slick!
Il tutto per la modica cifra di 150 euro al giorno. Dal 2004 l’Algeria impone l’obbligo della guida per entrare nel paese.
In frontiera ci vogliono ore anche se hai spedito i tuoi dati un mese prima. Meno male che il visto è rilasciato in Italia. Nel primo pomeriggio finalmente partiamo ma, dopo un km, altra sosta: i passaporti alla Gendarmerie. Un’altra ora...
Il viaggio è lungo, da Taleb Larbi oltre 2.000 km alla frontiera di In Guezzam, la più a sud dell’Algeria: se tutto va bene sono 4 giorni di viaggio lungo la Transahariana.

Verso la sabbia



La Transahariana è un nastro di asfalto che taglia in due il deserto. Più si va a sud più la strada assomiglia a un campo minato, con buche ovunque. E pensare che avrebbe dovuto collegare il Mediterraneo al golfo di Guinea.
Ad El Gòlea si dorme. L’indomani ci aspettano 400 km  verso In Salah, da cui ripartiamo con il convoglio militare: 4x4 a aprire e chiudere la piccola carovana. Con noi ci sono dei turisti francesi e un gruppo di geologi. Dopo anni di viaggi in Algeria, mi chiedo quale sia l’utilità di questa “scorta”, imposta.
A Tamanrasset pernottiamo al camping 4x4
vicino alla pista fuori città verso Assekrem. Tamanrasset, un tempo sosta di carovane di Tuareg e scambi commerciali, oggi è il luogo dove rimettere in sesto i mezzi provati dalla traversata del deserto.
Ci sono diverse agenzie che organizzano tour nell’Hoggar e un moderno aeroporto collega la città alle oasi del nord e alla capitale Algeri
.

Sabbia finalmente!



L'indomani mettiamo le ruote sulla sabbia. Alle nostre guide si aggiunge Mohammed, esperto autista di fuoristrada.
La meta di oggi è In Guezzam, sperduto villaggio di frontiera a 400 km. Finalmente metto a dura prova la moto e la sua preparazione da deserto. La pista per i primi km è in ottime condizioni, si riesce a mantenere una buona media. Siamo in pieno deserto e verso est si vedono le ultime propaggini dell’Hoggar; ci sono parecchi bivi e svolte repentine per trovare il passaggio migliore.
La pista diventa sempre più accidentata, una toule ondulèe che mette a dura prova la moto. Si arriva a In Guezzam che è sera, montiamo il campo fuori dal villaggio tra le dune e ceniamo intorno al fuoco; la notte è stellata e la stanchezza ha la meglio su di noi.
L'indomani le solite formalità per uscire dal paese e sempre tre ore d’attesa per i passaporti. Salutiamo le nostre guide servite soltanto ad alleggerirci di 1.000 euro da una frontiera all’altra. Qui finisce l’Algeria; poco più in là, il Niger.

Niger



Dodici chilometri di pista inesistente, unico riferimento il way point del GPS sulla moto o le uniche due piante che a malapena si notano all’orizzonte: questo è il posto di frontiera di Assamakka in Niger.
Il paesaggio è post-nucleare.
Ci sono baracche e lamiere ovunque.
Capre, camion carichi di clandestini diretti alle coste del nord Africa, taniche di carburante e tante persone del luogo che tentano di venderti qualsiasi cosa.
C'è chi ti chiede un invito per l’Europa per ottenere il visto. Naturalmente ti viene incontro l'immancabile trafficone di turno, che – con 125 euro per tre persone – farà da mediatore coi militari per ottenere il visto.
Ripartiamo verso est.
La pista è larghissima e ben segnalata da un bidone ogni km, benché le tracce vadano ovunque. Con la moto riesco a mantenere una buona andatura ma devo prestare molta attenzione ai solchi lasciati dai camion è facile cadere, come è capitato a me, per fortuna senza conseguenze gravi.
Al quarantesimo km, come d’incanto, appare il cartello eroso dal vento che indica Arlit
.
Sono bellissimi i 200 km in un paesaggio di dune col fondo della pista cambia di continuo: a volte sabbiosa a volte con pietre taglienti. Ogni tanto incontriamo degli accampamenti di Tuareg che si portano in prossimità del nostro passaggio per chiederci acqua e qualcosa da mangiare.
Nel tardo pomeriggio a sud-est cominciamo a vedere le montagne del massiccio dell’Air e questo significa che siamo in prossimità del villaggio minerario (uranio) di Arlit, dove si può fare rifornimento di carburante e di viveri. Ritroviamo anche l’asfalto. Pernottiamo nel campeggio di Monsieur Moustache.
Il giorno dopo di buonora ripartiamo in direzione di Agadez
dove arriviamo nel primo pomeriggio; da qui partono gli itinerari per il deserto dei deserti: il Ténéré.

Burkina Faso



Il paesaggio cambia. Nell’Africa sub sahariana il deserto lascia posto al Sahel. Fa più caldo
Nel villaggio di Teoua si passa la notte, i militari ci consentono di montare il campo vicino alla loro postazione. Sono ormai dieci giorni di viaggio. Il GPS indica 20 km a Niamey e il traffico aumenta fino a diventare il caos totale di una metropoli africana. Percorriamo la lunga strada di fianco all’aeroporto che conduce al grande fiume Niger. Enormi barche scaricano centinaia di zucche e angurie facendole galleggiare.
Una moltitudine di persone lava i panni sulle rive tra i canneti, con pescatori che gettano le reti e bambini che si divertono a fare tuffi.
Siamo al confine tra Niger e Burkina Faso, alla frontiera di Foetchango
.
Dal Sahel siamo passati alla savana vera e propria. Alla frontiera i gentilissimi militari ci offrono un’aranciata freschissima: che sollievo. Sono lontane le lungaggini della dogana algerina, qui è tutto più sbrigativo e veloce. Il comandante della dogana è molto interessato alla mia moto, vuole comprarla, a fatica si accontenta di una foto ricordo.

Burkina Faso



Il Burkina Faso è uno degli stati più poveri al mondo. Qui la gente accudisce piccoli animali. Lungo la strada, donne con anfore sulla testa e con bambino nella sacca sulle spalle, camminano fiere verso il pozzo d'acqua più vicino.
Altri 300 km e siamo a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso. Il traffico è al limite, come del resto l’inquinamento a causa di miriadi di motorini alimentati da una miscela di benzina e olio all’8/9%
che causano nuvole di fumo in tutta la città.
Ci dirigiamo a nord verso la periferia per arrivare al villaggio di Nanorò, la nostra meta.
Dopo circa 100 km, a Bussè lasciamo l’asfalto per deviare sulla pista in terra rossa che porta a Nanorò e si snoda in mezzo a una vegetazione rigogliosa con parecchi laghetti ai lati. Arriviamo a destinazione nel pomeriggio e la festa è grande. Siamo circondati da una miriade di bambini incuriositi dal nostro arrivo.
Molti mi chiamano “nassara, nassara” che significa “uomo bianco”
.
L'indomani faccio un giro al coloratissimo mercato. Percorro in moto le piste tra i villaggi, tra la boscaglia vedo una costruzione, è una piccola scuola elementare. Il maestro mi dice che i bambini vanno e vengono a piedi per seguire le lezioni e per alcuni sono 8 km: arrivano dai villaggi circostanti, a scuola oltre a un po’ di istruzione trovano un pasto.

Cosa serve



DOCUMENTI


Passaporto: il visto per la Tunisia viene rilasciato direttamente al porto a Tunisi. Per Algeria, Niger e Burkina Faso va richiesto alle varie ambasciate prima di partire. Ambasciata algerina: via Barnaba Oriani 26, Roma; tel. 06-8084141. Ambasciata del Niger: via A. Baiamonti 10, Roma; tel. 06-3729013.
Vaccinazione obbligatoria per febbre gialla, epatite C e malaria
.
Ambasciata del Burkina Faso: via XX settembre 86, Roma;
tel. 06-42011435. Vaccinazioni obbligatorie come sopra.

INFORMAZIONI UTILI


Per il trasferimento da Genova a Tunisi abbiamo viaggiato sulla nave “La Suprema” (sotto) di Grimaldi - Grandi Navi Veloci
.

Dal gennaio 2004 per entrare in Algeria ci vuole la guida obbligatoria
.
La nostra è costata 150 euro al giorno ed era la meno cara, ma diverse agenzie chiedono fino a 200 euro al giorno. La circolazione è libera in Tunisia, Niger e Burkina Faso.

Al porto a Tunisi ed alla frontiera Algerina è consigliabile nascondere il GPS: in Tunisia se lo trovano viene sigillato e trattenuto se si resta in Tunisia, se si è di transito viene “riaperto” alla frontiera di uscita. In Algeria in frontiera potrebbe essere sequestrato. Passate le dogane in entrambi i paesi le autorità di polizia sul GPS non dicono nulla. Consigliabile la patente internazionale.

Prima di intraprendere un viaggio simile consigliamo di visitare il sito dell’ACI www.viaggiaresicuri.it
(dove ci sono tutte le ultime notizie relative a ciascuno stato del mondo, con tutte le informazioni che è bene avere e gli avvisi più recenti sulla situazione politico-sanitaria) e quello del Ministero degli Affari Esteri www.dovesiamonelmondo.it dove si può segnalare alle nostre autorità il viaggio che si sta per effettuare.

La cartina



Valuta Tunisia
: dinaro Tunisino (1 euro = 1,60 dinari).
Algeria
: dinaro Algerino (1 euro = 89,48 dinari).
Niger
: franco CFA (1 euro = 661 franchi).
Burkina Faso
: franco CFA (1 euro = 655,95 franchi).
Costo benzina al litro
: Tunisia 0,90 dinari; Algeria 22,25 dinari; Niger 385 franchi CFA; Burkina Faso 395 franchi CFA.

DORMIRE E MANGIARE


In genere non ci sono grossi problemi. In Tunisia si trovano diversi ristorantini lungo le strade verso sud. Sono abituati al turismo organizzato e aperti fino a tardi. La cucina è più che discreta in media, basata per lo piu su carne di pollo e verdure o il tipico Brik, una frittatina con verdura.
Più rustici, nella zona di Kaiouran ci sono chioschi che cucinano carne di pecora alla brace. Prezzo medio in entrambi i casi da 6 a 10 euro a persona, comprese bevande fresche (bibite o acqua).
In Algeria la situazione è simile. Un quarto di pollo allo spiedo costa circa 4 euro, ma la pulizia è inferiore.
Nei villaggi lungo la Transahariana si trova sempre un ristorante. In entrambi gli stati nessun problema per l’alloggio: si trova dalla pensione all’albergo a 4 stelle nelle oasi turistiche. In Niger e Burkina Faso il Sahara fa da padrone. Ciò significa essere autosufficenti per viveri e acqua.
Le distanze di 300-400 km su pista tra un villaggio e l’altro. Nel Sahel le distanze si accorciano molto e ad ogni villaggio si trovano ristoranti improvvisati con dell’ottimo montone al forno per 2/3 euro.
Nelle capitali ci sono ottimi ristoranti, anche internazionali, per 10/15 euro e hotel fino a 5 stelle con cucina di altissimo livello. Abbondante la frutta: in tutti i villaggi molti chioschi la vendono a prezzi bassissimi.

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