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Addio a Polpo, il nostro collaboratore più surreale, l'Eroe dei Due Mondi

Aveva creato pezzi unici finché la salute glielo aveva permesso, ma era noto anche per la sua traversata degli USA in fuoristrada. Chi leggeva Motociclismo FUORIstrada negli anni 2000 non può avere dimenticato i suoi originalissimi articoli di turismo, specie quelli della serie Vino e Tassello, dove andava a caccia di cantine facendo percorsi fuoristrada. Ha anche scritto tre libri sull'enduro, forse gli unici a trattarlo in maniera umoristica

La foto più famosa che gli abbiamo mai fatto: è finita nella copertina del suo libro più divertente, "Guadami negli occhi". Senza la R, ovviamente.

Quando gli amici ti telefonano nel cuore della notte non hai mai dei bei presentimenti e infatti è andata così: l'amico Franz Ferro mi ha informato del decesso di Massimo Neriotti, in arte Polpo, avvenuto il 7 luglio 2024. Il 9 luglio, mio figlio primogenito avrebbe compiuto 18 anni. Il 9 luglio 2006 Polpo venne a trovarci per festeggiare la sua nascita e ci portò un pacco di giornali chiuso in una scatola. Disse: "Ho comprato riviste di vario genere e quotidiani il giorno della sua nascita. Tra 18 anni, quando diventerà maggiorenne, aprite questa scatola". "Va bene, ti verremo a trovare e l'apriremo insieme". La data è finalmente arrivata e andremo a trovarlo... ma per il suo funerale, maledizione. Visto che è stato il più balordo e strampalato collaboratore della rivista Motociclismo FUORIstrada, vorrei ricordare che razza di personaggio fosse.

Iniziò tutto su SoloEnduro

Nei primi anni 2000 il sito SoloEnduro aveva un forum dove si scatenavano un sacco di persone divertenti. Ci si cazzeggiava veramente. Io notai Polpo perché mi faceva ridere e lui notò me perché facevo ridere lui. Ci scrivemmo in privato i reciproci complimenti e poi ci conoscemmo di persona a una Cavalcata del Monferrato, dove si presentò con la fidanzata dell'epoca, destinata a conoscere fama immortale, nei suoi scritti, come la "Cativa" per avere deciso in seguito di mollarlo per un possessore di Yamaha R1. Un'onta che segnerà per sempre la sua vita. Polpo, che nella vita faceva il dentista... per cavalli, aveva iniziato a fare fuoristrada da poco e aveva preso lezioni di guida da un dakariano, Gian Paolo Quaglino, che gli aveva detto ciò che si dice sempre, quando si parla di fuoristrada: "Guida sempre in piedi".

Polpo lo aveva preso alla lettera e guidava in piedi pure su asfalto. 

Chiedeva sempre: "Guido bene? Sono bravo? Sono bello?". Come moto da scorribande aveva scelto la Honda XR600R, che lui chiamava Bombarda. Diventammo molto amici, anche se ci prendevamo pesantemente per i fondelli. Intorno al 2002 iniziammo a girare molto insieme, tipo fiuming della Dora Baltea, scalate dello Jafferau, cavalcate tipo quelle del Monferrato, o la micidiale Siena-Follonica in cui, dopo essere sopravvissuto a un guado mostruoso, che aveva provocato morti e feriti, decise di rifarlo per mere questioni di puro esibizionismo... e finì sott'acqua, con la moto che si rifiutò di ripartire. Su SoloEnduro era un vero idolo, perché tutto quello che faceva lo raccontava, senza omettere neanche i particolari piccanti. Era sfacciato, esibizionista, narciso, un vero show man. Purtroppo, io a quell'epoca scattavo a pellicola e nel mio box, sepolti in qualche angolo, ci sono scatoloni pieni di diapositive, alcune delle quali con le imprese di Polpo, comprese quelle del famoso guado alla Follonica. Non riesco a usarle per questo articolo. Neanche quelle dello scandaloso Rally di Sardegna 2004, che però non posso non raccontare.

Lo scandaloso Rally di Sardegna

Dunque lui, come me, era appassionatissimo di Dakar, quindi gli sarebbe piaciuto fare un rally, con tanto di road book. Visto che per la Dakar servivano troppe cose - i soldi, l'esperienza, il fisico, la tecnica di guida, le competenze meccaniche, una moto decente - puntò sul Rally di Sardegna, che ha anche lui un fascino notevole, ma non è altrettanto irraggiungibile. E scrisse una cosa sfacciatissima, su SoloEnduro: "I rally costano troppo, sono immorali. Per favore, visto che voglio fare il Sardegna, offritemelo voi". Oggi si chiamerebbe crowdfunding. Aderimmo entusiasticamente alla sua richiesta, in base al principio che "Sì, solo un cazzone farebbe una richiesta simile, ma vi immaginate che racconti spassosissimi ne scaturirebbero?". Io gli mollai un bel 50 euro. Poco dopo però lui andò a farsi un bel giro in moto in Tunisia. Mi invitò, ma ero senza soldi e restai a casa. E gli dissi: "Ma cavolo, ti abbiamo pagato un Rally di Sardegna e tu intanto te la spassi in Tunisia... Ho sbagliato qualcosa...".

Ma abbiamo fatto bene a mandarcelo. Io andai lì come inviato di Motociclismo FUORIstrada: ogni mattina partivo all'alba, mi piazzavo nei punti più fighi delle prove speciali, scattavo le foto a tutti i concorrenti (a pellicola), lo salutavo (passò in tutte le tappe e terminò la gara, mentre io lo davo per ritirato già durante la prima), ripartivo e arrivavo la sera al campo base, dove lui mi aspettava sempre con un Chinotto da offrirmi (anche perché quella bevanda era lo sponsor del rally e ce la davano gratis).

Quel Sardegna fu epico, perché vi correvano dakariani del calibro di Fabrizio Meoni, Richard Sainct, Nani Roma, Marc Coma. Ma la gara la vinse Federico Mancinelli, il rallysta più spettacolare che abbia mai visto, tanto che io lo chiamavo Kevin Schwantz (me lo vedevo protagonista alla Dakar, ma praticamente dopo quel Sardegna non s'è più visto).

Io mi ero portato dietro il più bel libro sulla Dakar che abbia mai letto, quello di Ciro De Petri, Dakar Borderline.

La mia intenzione era quella di farlo firmare ai dakariani.

Ma ero troppo timido per farlo firmare a Meoni, Sainct, Coma (e con i primi due ho perso il treno, visto che entrambi sono morti nei mesi successivi). Nani Roma, che tra l'altro aveva appena vinto la Dakar 2004, era però molto alla mano e gli piaceva stare a scherzare con i privatoni, senza alcuna puzza sotto al naso, così mi feci coraggio e gli chiesi di firmarmi il libro. Mentre Polpo, sempre più sfacciato, gli spiegò che lui era lì grazie alla colletta degli amici, "per cui dammi dei soldi anche tu". E quello gli diede due euro!

Per cui, quando mi ha firmato il libro, Nani Roma ha scritto "Ho dado 2 euros a Polpo el Grande". 

Ho la foto di Nani che consegna solennemente i due euro a Polpo, ma l'ho detto, è ficcata dentro quegli scatoloni, mi ci vorrebbero pale, galosce e derattizzazione per andare a cercarle. Ma c'è stato un viaggio, tra quelli fatti insieme, talmente bello che ho fatto lo sforzo di scannerizzare le foto, anche se all'epoca avevo uno scanner anteguerra, a carbone, che impiegava quasi 20 minuti per diapositiva. Ma ho fatto bene, visto che adesso ho questo bel ricordo del mio amico. In pratica, sia io sia lui avevamo la fissa per il fiuming, ovvero costeggiare i fiumi stando il più possibile vicini all'acqua. Per entrambi, il Po non era un corso d'acqua, ma un mondo a parte, con un fascino che ci soggiogava. Il Po è quello di Ligabue e dei pittori naif, delle casette galleggianti, delle spiagge immense che poi spariscono sotto le piene, della gente balorda e poetica che vive nelle baracche, delle case abbandonate che incutono terrore (La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati è, ancora oggi, uno dei miei film preferiti).

Il tipo di amicizia che avevo con Polpo era quello di andare a mangiare insieme da qualche parte, fantasticando su quali giri stupendi avremmo potuto fare. Soprattutto, ne avevamo in testa uno che io chiamavo "la tesi di laurea del fiuming" e lui "la gita a Po", ovvero: "Vieni a casa mia a Torino, dormi, poi l'indomani ci facciamo tutto il Po fino al mare, in quattro tappe". Credetemi, un viaggio simile è molto più bello di quello che potete immaginare. Lo facemmo nel marzo del 2004, pochi mesi prima dello scandaloso Sardegna. Da Torino partimmo io e lui, poi a Casale si aggiunsero altri tre personaggi epici di SoloEnduro: Giorgio XT, Nello e Cavallino.

Qui sotto ecco una gallery con i momenti salienti del viaggio.

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Questo tipo di viaggio per me è l'ideale, perché le piene distruggono le strade e bisogna improvvisare per andare avanti, quindi dal punto di vista della guida sono molto divertenti. Servono monocilindriche e noi avevamo dual sport. Ma niente tenda: gli altri quattro erano convinti che saremmo stati assaltati da orde di nutrie.

Era 20 anni fa, ma la Gita a Po è sempre rimasta nei nostri cuori. Polpo è riuscito a ripeterla, con altri amici, io mai. Solo per una tappa, magari. Ma non è bello come spararsela tutta. Comunque lui era proprio una bella persona, aveva sempre idee grandiose per quanto riguarda i viaggi. Nel 2007 ha convinto gli amici a comprare delle vecchie enduro anni 80 per farci un giro in fuoristrada in Sardegna, vestiti come negli anni 80.

Per sé scelse la Honda XL500S (quella con la ruota anteriore da 23"), le mise un bauletto anni 80 e si vestì con camicia di jeans, pantaloni cargo camouflage e scarpe Timberland da paninaro... o Finterland?

Io non c'avevo soldi, altrimenti mi sarei preso una Moto Morini Camel 500 prima serie e avrei cercato una di quelle giacche di pelle che usavano i dakariani nei primissimi anni 80.

Comunque sia, Polpo su SoloEnduro scriveva così bene che gli proposi di entrare nella redazione di Motociclismo FUORIstrada. Gli insegnai a fotografare e così diventò un inviato che, come me, andava alle cavalcate o faceva servizi di turismo (il mio preferito: una traversata dalla Puglia alla Basilicata insieme ad amici di SoloEnduro). A un certo punto iniziò la saga del Vino e Tassello. Non so se fu una sua idea o di Roberto Ungaro, ma fu un successone. Parliamo di un buon diciotto anni fa. Oggi penso che verremmo arrestati se proponessimo servizi dove raggiungi le cantine in sterrato, assaggi questo e quel vino e poi riparti come se non ci fosse un domani. Comunque c'era chi si infuriava leggendo questi articoli. Polpo ed io venimmo accusati di essere dei pagliacci che mettevano la goliardia in un'arte nobile come l'enduro, dove si doveva sputare sudore e sangue senza la minima ombra di ironia. A me invece iniziarono a girare le balle quando Polpo, che nel cuore aveva sempre la Cativa, iniziò a sfruttare biecamente i suoi articoli per conquistare il cuore di questa e quella fanciulla, come quando affrontò una Cavalcata del Monferrato (la Monfa) in sella a un sidecar Ural col solo scopo di sedurre la bella passeggera che aveva caricato nella carrozzetta laterale. L'articolo si rivelò una dichiarazione d'amore dall'inizio alla fine e a infuriarsi furono i patiti di sidecar Ural, che non videro valorizzato abbastanza il loro amato mezzo.

Un'altra volta che lo volevo menare fu quando gli venne un'idea stupenda: andare alla Monfa (sì, sempre quella, c'aveva la fissa perché era una delle più frequentate dalla frangia goliardica di SoloEnduro) con due Husqvarna TE510. Una era quella attuale (motore Cagiva - Ampelio Macchi bialbero con la testa rossa) e l'altra quella anni 80, la mamma delle enduro racing moderne. Saltò fuori Giovanni Pelizza con una terza serie (tipo 1987) e noi chiedemmo a Husqvarna un'ultima serie.

La ricordate? Nacque raffreddata ad aria e con il doppio ammortizzatore posteriore, mentre la terza serie aveva il mono e l'acqua. Capperi se la trovo bellissima ancora oggi...

Era la moto che aveva sconvolto il settore: la più potente, la più leggera e la più estrema, visto che aveva la termica di un quattro tempi e il basamento di un due tempi, senza pompa dell'olio! Polpo scrisse un pezzo estremamente gustoso, dove la vecchia versione si era rivelata inguidabile, potentissima, scorbutica e faticosissima... solo che non era vero. Aveva questa fama negli anni 80, ma poi erano arrivate tante altre moto dal comportamento simile e noi enduristi ci eravamo abituati. La vera notizia di quel servizio è che la vecchia TE510, paragonata alle moderne, sembrava persino paciosa, con un'erogazione gestibile e una ciclistica molto più stabile e meno nervosa. Per cui, prima di andare in stampa, lo feci scrivere in maniera più giornalistica. Il fatto è che a lui non veniva in mente un servizio da fare, ma da scrivere: aveva il pezzo già in testa prima ancora di partire. Questa prova della Husky l'aveva scritta praticamente prima ancora di guidare la moto.

In effetti, lui era uno scrittore, non un giornalista. Per cui a un certo punto s'è messo a scrivere libri.

"Guadami negli occhi" è il suo capolavoro. 

Gustosissimo: è una raccolta di racconti dei suoi giri, con ampio spazio dedicato al Rally di Sardegna 2004. Unisce ironia e poesia in una maniera che sapeva combinare solo lui. Il problema è che non faceva sconti a nessuno, parlando di persone che gli stavano sulle balle, con nomi e cognomi. Io stesso avevo letto cose imbarazzanti sul mio conto e non è quando mi chiamava "Yeti sardo che emette bollicine di Chinotto" , giù in Sardegna. In copertina ci mise una foto della Gita a Po.

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Di Guadami negli Occhi è uscita la versione a fumetti.

Nel frattempo, Polpo vagheggiava un viaggio da sogno, una cosa epica che gli rimbalzava continuamente nel cervello. Quello che per molti è la traversata dell'Africa o dell'America da nord a sud; o per altri la Via della Seta; o per me fare l'intera catena Himalayana da Osh (Kyrgyzstan) a Chengdu (Cina). Beh, per lui era fare il coast to coast degli Stati Uniti non con la solita Route 66 asfaltata, ma in fuoristrada. Amava la cultura americana, sognava da anni un viaggio simile, attraverso la sfumatura dei vari Stati dall'Atlantico al Pacifico e farlo in fuoristrada, con una moto da enduro, gli sembrava il massimo (neriotti) della vita. Come dargli torto? Ha studiato il viaggio per lunghi mesi, riuscendo a trovare indicazioni sui percorsi in modo da non andare alla cieca. Ѐ partito con due reflex, ma voleva fare anche un video. Un amico lo ha così messo in contatto con un regista, Riccardo Andreello, che però non aveva alcuna voglia di aiutarlo: "Un giorno Andrea mi chiese di andare a cena da un suo amico che chiedeva consigli per documentare un suo viaggio in moto fuoristrada attraverso gli Stati Uniti. Chi mi conosce sa che rifuggo queste cose, non capisco nulla di moto e poi io 'sto tizio non lo conoscevo neppure. Cedetti alle insistenze solo perché costui godeva fama di ottimo cuoco. Fortunatamente per me invece la serata fu molto divertente. Lui si rivelò un tipo molto simpatico ed i suoi Paccheri dell’Ammore erano ottimi, così come il suo vino. Confessò di essere un veterinario da cavalli totalmente ignaro di qualunque nozione filmica e tecnica cinematografica: questo non aiutava di certo. Badai all’essenziale, stilai un elenco di cose da NON fare, sciorinando un paio di consigli sicuro che se li sarebbe dimenticati il mattino successivo. Partì nel luglio del 2011 con due Nikon (al tempo pessime videocamere), una telecamera da casco (che non era manco una GoPro) e forse (ma dubito) il mio foglietto con su scritto l’elenco delle cose assolutamente da NON fare". Ovviamente era scontato che, una volta tornato, avrebbe scritto un pezzo su Motociclismo FUORIstrada, magari a puntate. All'epoca non c'era ancora la schiacciante inferiorità delle riviste cartacee nei confronti dei video.

E invece?

Il viaggio è andato benissimo e sarebbe bello, in questa sede, mettere qualche foto, ma di fatto lui, una volta tornato, quelle foto... Boh? Ha subito organizzato una grande festa, nel capannone di Corrado Capra di Over2000Riders (quello della Hardalpitour), strapieno di gente, con un maxischermo dove si vedevano i filmati che aveva girato durante i mesi passati negli USA. I filmati non erano organizzati in un unico video, erano stati messi così, uno dopo l'altro, senza montaggio. Di seguito metterò una gallery di frame di video.

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Una sorta di autoritratto UomoMezzo nei primi giorni.

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Chicca suprema di quel viaggio fu che Polpo, una volta arrivato in California, si presentò a casa di Ted Simon, considerato da lui - e non solo - il Gesù Cristo dei viaggiatori in moto. Ha fatto ben due giri del mondo, uno negli anni Settanta e uno 30 anni più tardi.

Questi sono frame tratti dai video. Io le sue foto della Transamerica non le ho mai viste. Gli continuavo a chiedere il pezzo, ci tenevo, aveva fatto una cosa pazzesca, sarebbe stato bellissimo vederla sulla rivista. Ma lui mi mandava al diavolo. Aveva vissuto il Nirvana motociclistico e, probabilmente, sapeva che non gli sarebbe più capitato di vivere emozioni simili. A questo punto, nulla poteva fregargli di meno che condensare quell'esperienza nella decina di pagine di una rivista. Io, però, non ero l'unico a stargli alle costole. C'era anche Riccardo Andreello, il regista: "Tra noi era nata una bella amicizia, ma stentavo a credere che quei video fossero stati girati dall'ottimo cuoco che mi diceva facesse il veterinario all’oscuro di qualunque nozione filmica e tecnica cinematografica. Potenza del mio bigliettino? Culo del principiante? Si vantava di essere un veterinario ma in realtà era uno Zelig che si credeva un cameraman? Non è dato sapere. Massimo comunque si meritava un bell'otto".

Il disastro

Per due anni io e Riccardo, ignari ciascuno dell'esistenza dell'altro, abbiamo continuato a chiedergli il pezzo e i video, ma poi abbiamo smesso bruscamente. Siamo soprattutto noi uomini di sesso maschile a temere di dovercene andare da un momento all'altro a causa di un infarto o di un ictus, così, di colpo. Massimo c'è andato vicinissimo nel 2013 e la sua vita, ripresa dai medici per un pelo, è cambiata di colpo. Due ictus nel giro di pochi minuti, il ricovero in ospedale, i tentativi con poca speranza di salvarlo, l'esito insperato, la lunghissima degenza in ospedale. Polpo ne è uscito minato nel fisico e nel morale: aveva 11 moto in garage, ma non era più in grado di guidarne nessuna. Aveva soprattutto problemi di equilibrio a livello motorio, tipo che scendere una scala a piedi era un'impresa. Poi non riusciva più a curare i denti ai cavalli. Tuttavia, il suo spirito guascone è rimasto. Sempre pronto a parlare per battute, come nei tempi d'oro. La voglia di andare in moto, però, non gli è passata. Piano piano, col passare degli anni, ha ricominciato a crederci. Ha capito che con due ruote non era più possibile, così ha provato con i quattro ruote. Mi ha annunciato che intendeva rifare la Transamerica, però con un Qooder. Ma era davvero tosto come programma e ha rinunciato. Nel frattempo, era tornato a guidare l'auto.

Durante il luglio del 2021 è venuto a sapere che a Sestriere ci sarebbe stata una fiera della gastronomia. Ha così preso l'auto e, quando è arrivato, ha scoperto che non c'era nulla del genere. Però c'eravamo noi di Motociclismo, stavamo facendo il nostro secondo Tester Day, quello dove in un paio d'ore ti facciamo provare una dozzina di moto. S'è fermato, gli è venuto il dubbio che, forse, avrei potuto esserci anche io. Mi ha cercato, mi ha trovato. Non ci vedevamo e non ci sentivamo da parecchio tempo.

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Ѐ  stato emozionante, è stata una bella sorpresa, anche se io ho una faccia preoccupata. Già, perché di fronte a tutte quelle moto lui è uscito di testa e ha detto "Dai, fammene guidare una, vediamo cosa succede". Da un lato morivo dalla voglia di dirgli di sì, dall'altra avevo il terrore che succedesse un macello.

Che il suo spirito non fosse stato scalfito lo si è visto sempre di più negli anni successivi. Ha iniziato a parlare di una moto a rotelle automatiche, che sognava di arrivare ad acquistare: "Si abbassano da sole al di sotto di una certa velocità". A suo dire esistevano, ma erano ancora in fase sperimentale. Io penso: ma quanta gente sarebbe felice di una cosa simile?

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Alla fine dell'inverno del 2023 Nello, uno dei protagonisti della prima Gita a Po di 19 anni prima, ha organizzato una festa per veterani di SoloEnduro e c'era anche Polpo.

Polpo era parecchio gagliardo. Ha annunciato tre cose: che stava per arrivare alle stampe il suo quarto libro, che in primavera intendeva rifare la Gita a Po e che durante l'estate avrebbe organizzato una megafesta per "festeggiare" i dieci anni dall'ictus, il CoccoloneParty.

Il libro parla della sua vita da dentista di cavalli ed è scritto con il solito stile irriverente.

Quanto al Po, non vedevo l'ora. Aveva comprato un quad apposta, l'idea era di rifarla come sempre: Torino-Adriatico in quattro tappe. Non vedevo l'ora di rivivere quelle emozioni con lui 19 anni dopo, vederlo di nuovo felice, dimostrare a noi stessi che la voglia di divertirsi e stare insieme vince su ogni cosa. Ma non ci siamo riusciti: la settimana prima della partenza s'è scatenata l'ondata di maltempo che ha messo in ginocchio l'Emilia Romagna e il Po è diventato un mix di paludi e tratti alluvionati. Ma Franz Ferro, che avrebbe fatto parte della rimpatriata, mi ha gelato: "In realtà, ha appena venduto il quad. Non so perché. Non ci sarebbe comunque stata, quella gita".

Riccardo ce l'ha fatta, però

Riccardo Andreello non ha mai smesso di lavorare ai fianchi Polpo per fargli fare quel benedetto video della Transamerica, la sua ossessione: "La tenacia premia sempre - si legge su Facebook - Dopo aver insistito con lui per 13 anni a fare di quel materiale un docufilm, finalmente qualche mese fa ho ottenuto l'autorizzazione a procedere riuscendo così a ricostruire il viaggio nei minimi dettagli. Tutto il materiale che serviva per condire l’intervista e confezionare un vero e proprio documentario, secondo lui, io lo potevo trovare tutto in un suo disorganizzatissimo hard disk. Il risultato è sbalorditivo ed io in tutto questo ho ben poco merito se non quello di aver organizzato, selezionato e reso guardabili ore e ore di registrazioni, con file sparsi dappertutto. Definirei tutto ciò un cieco atto d'amore. E come ogni storia d’amore che si rispetti ha anche avuto momenti difficili. Durante il montaggio (e non “assemblaggio” come dicono i simpatici amici di SoloEnduro) Massimo esigeva che io mettessi “ancora questo” e poi “ancora quello” e che aggiungessi “quella persona che diceva quella cosa” e poi “te lo chiedo in ginocchio! Mettimi ancora qualche minuto di quando io dico”… La vita come sapete è fatta di compromessi ed io, pur impuntandomi nel difendere le mie scelte, ho dovuto fare alcune concessioni".

Il risultato è un documentario di quasi due ore, terminato la scorsa primavera 2024 e vengono i brividi a pensare che Polpo se n'è andato - questa volta per sempre - pochi giorni dopo che la gente ha potuto vederlo.

Una sorta di testamento, un saluto in grandissimo stile agli amici? "Raccontare un'avventura di tredici anni fa può sembrare un operazione nostalgica, l’intento di questo video invece è quello di ispirare ad osare, di essere audaci e di sognare - spiegava pochi giorni fa Riccardo - Questo non è solo un documentario sulle moto, ma piuttosto la narrazione della determinazione a realizzare un sogno".

Ma, adesso che Polpo se n'è andato, questo video lo guardiamo con occhi ben diversi: è l'ultimo ricordo che possiamo avere di lui. Ѐ una cosa grossissima. Riccardo l'ha voluto intitolare “Miles of Life" perché "parla di vita per come la intendo io e narra l'arte di incontrare persone diverse e di ascoltarne le storie mentre si attraversa un Paese in moto. Massimo padroneggia questa arte in modo eccellente: le anime incontrate lungo il cammino, i paesaggi mozzafiato attraversati in sella alla sua moto conditi dalla sua contagiosa simpatia, sono gli ingredienti principali di questo documentario. Ed ora gustatevi il Polpo in tutta la sua grandezza di essere umano: “honest, funny, authentic great guy” e come dice lui “MOTOCICLISTA… e non uno che guida la moto”.

Chiudo questo (lunghissimo) pezzo con la visione di Polpo sul bagnasciuga di Boccasette, 20 anni fa.

Ricordo che lo guardavo allontanarsi verso l'infinito e oltre e pensavo: "Sembra il Paradiso di certi film, quelli in cui il protagonista muore e si ritrova in un posto sconfinato e uggioso. Pensa che bello se, dopo la nostra morte, ci ritrovassimo su una spiaggia come questa, in sella alla moto, senza niente altro da fare che andare in giro senza meta...".

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