“Il 90% di noi è troppo poco protetto”

L’abbigliamento tecnico di sicurezza per motociclisti è una realtà, con i negozi sempre più pieni di nuove proposte da parte delle Case in tema di giacche, caschi, guanti, stivali, pantaloni, paraschiena e capi protettivi vari. Ma è veramente così rosea la situazione? Quanti motociclisti si vestono adeguatamente prima di mettersi iin sella? Un nostro lettore vede la cosa in modo piuttosto pessimista. Noi invece...

"Cultura della sicurezza? Ma dove..."

Caro direttore, le scrivo in merito a un articolo di qualche numero fa (non ricordo quale) dove scrivevate che eravate contenti perché l’uso dell’abbigliamento tecnico si è diffuso in Italia. Bene, sono in totale disaccordo. L’estate scorsa ero in viaggio tra statali e autostrade e, da maniaco della statistica, ho contato un campione di 100 utenti delle due ruote: i numeri rilevati non fanno che confutare il vostro ottimismo a riguardo. Utilizzando il classico “centile colloquiale” è risultato che su 100 utenti delle due ruote, 60 erano scooteristi e 40 motociclisti. Dei 60 scooteristi, solo 5 avevano abbigliamento protettivo, uno solo aveva il paraschiena e tutti e 5 portavano solo la giacca. Solo tre di questi "con la giacca" avevano i pantaloni lunghi. Guanti? Zero. Nessun casco integrale. Quasi tutti gli altri indossavano canotta, short, ciabatte/sandali o sneakers. Dei 40 motociclisti, solo 8 avevano abbigliamento protettivo. Tutti gli altri erano paragonabili agli "scooteristi nudi". Gli 8 rimanenti avevano tutti il casco integrale e la giacca da moto… Ma la metà aveva i pantaloni corti e le sneakers... Ovviamente non tecniche. Dunque solo 4 motociclisti erano vestiti da capo a piedi come si deve... O si dovrebbe. Io indosso tutto abbigliamento tecnico, sia d'estate che d'inverno, con protezioni certificate su giacca e pantaloni, parschiena liv. 2 e un gilet Motoairbag. Mi muovo nel traffico di Milano tutti i giorni per lavoro e ho visto molta gente per terra sanguinante per cadute banali. Nei vostri vari numeri della rivista si vede la vostra sensibilità sull'argomento, però, per favore, non scrivete che in Italia si è diffusa la cultura della sicurezza in moto, a partire dall'abbigliamento e per finire allo stile di guida... Altro che ride-by-wire, ci vorrebbe il "ride-by-brain"!
Andrea Giarrusso - Cambiago (MI)

Non la vediamo così nera

Ciao Andrea, grazie per la tua statistica "selfmade". Si aggiunge a quelle che ogni persona sensibile all'argomento sicurezza fa, ogni estate, tra un tuffo e un giro in moto. Anche noi, purtroppo, dobbiamo rilevare che ancora tanti motociclisti sono refrattari alle protezioni: ancora troppe le infradito, le canotte, le "scodelle" sulle nostre due ruote (vedi anche quest’altra lettera, in cui si chiede più spazio alla discrezionalità invece che obblighi…). Ma, al tempo stesso, non possiamo non constatare che il popolo dei motociclisti coscienziosi (di solito quelli che macinano tanti chilometri) si sta infoltendo. Che le nuove famiglie con genitori biker, che non si fanno mai vedere dai figli privi di casco e del giusto equipaggiamento, crescono, zitte zitte, inesorabilmente. Che si vendono più paraschiena e capi ad alta visibilità. Che il futuro della sicurezza è segnato dalla ricerca, sempre. E finché ci saranno aziende che credono nell'air-bag e procedono con lo sviluppo di prodotti sempre più performanti e alla portata delle nostre tasche, stiamo certi che non basteranno le diffidenze dei più a interrompere il nostro cammino verso una cultura della "salute".
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