AAA, Viaggiatori cercansi: nuova rubrica e voi come protagonisti

Nella sezione del turismo di Motociclismo, rinnovata come il resto della rivista, dal numero di aprile trovate una nuova rubrica: si chiama travellers ed è dedicata a quanti di voi amano viaggiare e hanno voglia di raccontarsi

TRAVELLERS

di Paola Verani

“Travellers” è uno dei tanti modi con cui vogliamo festeggiare i nostri primi cento anni di vita, abbiamo voluto creare una nuova rubrica che è soprattutto un luogo in cui potrete dare sfogo alla vostra anima peregrina. In realtà, nella nostra lunga carriera, non abbiamo mai smesso di dare spazio alle vostre evasioni: si trattasse del giro della domenica o del grande raid, ma oggi lo facciamo con altri occhi o, meglio, con una consapevolezza in più, quella di chi è convinto che il turismo sia, da sempre, una grande esperienza di condivisione.

 

IL SOCIAL ESISTE DA SEMPRE

In tempi in cui tutto ciò che facciamo diventa “social”, è bene ricordare che secoli prima che comparissero”le bacheche” digitali, in cui vediamo scorrere la nostra vita e quella dei nostri cari, quando ancora il mondo era ai più sconosciuto, di ritorno da un viaggio si consumava il rito di spartire con chi  era rimasto a casa la nostra esperienza dell'altrove. Come lo si faceva? Riportando appunti, cimeli e in tempi più recenti, foto e filmati. Un viaggio non esiste finché non lo si può raccontare.

 

RACCONTATEVI

Questa volta, però, più che storie di viaggio, vogliamo storie di viaggiatori: ci piacerebbe che ripercorrendo la vostra carriera di globe-trotter venisse fuori  lo spirito che vi ha spinto a scegliere una strada, una moto, un compagno di viaggio. Niente diari di bordo, ma una riflessione su voi stessi, sulle vostre manie e ossessioni. Appartenete alla categoria dei nostalgici, motivati solo dal suono di vecchie cavallerie e accessori d'antan, oppure siete fanatici delle chincaglierie elettroniche ed eternamente a caccia dell'ultimo ritrovato tecnologico? Amate muovervi “accompagnati” oppure per voi la vita on the road è una grande occasione d'incontri solo se la si affronta da soli? Siete degli artisti dell'improvvisazione o il pensiero di non avere un letto e un desco certo a fine tappa vi crea ansia?

 

IL VOSTRO SPAZIO SU MOTOCICLISMO.IT

Insomma divertitevi a creare un vostro profilo, pubblicheremo i migliori e non solo. Puntiamo a creare una sorta di albo dei viaggiatori, con tanto di identikit e foto “segnaletica”. Vi chiediamo un testo di massimo 3.000 battute e una foto di viaggio in cui comparite insieme alla vostra moto, in un luogo significativo per voi. Insomma uno scatto che rappresenti bene il vostro stile. Il tutto da inviare a thetravellerwall@edisport.it

 

In attesa di conoscere le vostre storie, ecco lo spirito con cui ogni redattore di Motociclismo affronta il viaggio (cliccate sui link per le loro foto e i loro racconti).

 

 

Marco marini

MARCO MARINI: A MONO MIO

Ho iniziato solo a 21 anni, prima con le sportive, poi solo pista, quindi 8 anni fa è arrivato il momento del fuoristrada: dapprima le mono racing, poi le maxienduro e i viaggi. Oggi vado in moto per vedere posti nuovi: fatemi girare in tondo e inizierò a urlare di noia... Io amo andare da A a B, gli anelli li lascio volentieri a Frodo e Compagnia. Mi piace viaggiare fuoristrada, col mio mono ad aria, che è senza tempo, perché va sempre e senza fretta, così ho il tempo di guardarmi attorno. Sogno la Patagonia, la Mongolia, l'Egitto e lo Chaberton: insomma, sogno i grandi raid, ma amo sorprendermi delle bellezze (eccezionali!) che abbiamo a due passi da casa. Se abitassi in Cile, magari a Iquique, penso che sognerei di viaggiare sulle Alpi Occidentali, a cavallo tra Italia e Francia, un vero paradiso per la moto, gli occhi e il cuore.
 

 

Fabio Meloni

FABIO MELONI: LO SMANETTONE DAL CUORE TENERO

Eccomi ai piedi del monte Baldo, a cavallo tra il Lago di Garda e la Val d'Adige. Destra o sinistra? Come sempre me lo dirà la cartina, non il navigatore. Così mi godo il silenzio della montagna, l'aria della primavera, il panorama. E faccio due chiacchere col mio amico, che intanto fotografa tutto, compreso me. Di solito ci sono io dietro la macchina fotografica, ma in questo caso l'eccezione è gradita, così come lo sono i 210 CV della ZZR1400 che guido. La mia moto ne ha meno, molto meno della metà. E ha il manubrio alto, e le borse laterali, e una sella comoda per la mia ragazza. Ma una cosa in comune con la Kawa ce l'ha, ed è la più importante. Mi riempie i polmoni di libertà.

 

Tarcisio Olgiati

TARCISIO OLGIATI: DATEMI DELLE CURVE!

Ogni volta che rifletto sul rapporto tra me e i viaggi in moto la risposta è sempre la stessa: nonostante mi sforzi, non sarò mai un moto turista. Mi piace troppo guidare per divertirmi, più che millemila km preferisco un bel misto in collina, magari da percorrere più volte avanti e indietro. Per questo in genere in moto ci vado da solo. Nel senso di “senza passeggero” e non in gruppo. Potrebbe capitare di trovare una strada… delle mie e cosa faccio? Rinuncio per seguire gli altri o perché chi mi siede dietro ha fretta di arrivare? Non credo proprio. Abbiamo mille vincoli, almeno in moto cerco un po’ di libertà, di inventare, improvvisare, essere irrazionale. Avete presente quella cosa del “vai a farti un giro in moto e torna il sorriso”, no? Ecco, generalmente non è nel viaggio che io concretizzo questo consiglio. Ciò non significa che se si organizza qualcosa io rifiuti a priori. Anzi. Ad esempio mi sono proprio divertito nel mitico viaggio avventuroso coi “cinquantini” insieme ai colleghi di Motociclismo. Una due giorni memorabile sull’Appennino Emiliano coi motorini più disparati e su strade di tutti i tipi. Appennino, mi avevano detto, quindi ho scelto la sportivetta Rueju RS3 perché, l’ho già detto, mi piace il misto. Poi ci siamo trovati tra terra e fango, ma questo è un altro discorso. Masochista? Forse, ma quella volta la piccola spagnola ha improvvisato insieme a me. 

 

Nicolò Codognola

NICOLÒ CODOGNOLA: INGUARIBILE OLD STYLE

I primi viaggi in moto verso il mare, d’estate, con la 125 2T e il barattolo dell’olio per la miscela nello zaino: cercavo strade secondarie, paesaggi ameni, scorci pittoreschi. E immortalavo tutto con la macchina fotografica. Poi sono passato alle moto d’epoca, non sempre affidabili, ma mille volte più gustose di una moto moderna, anonima e “perfettina”. Qui sono sulle Alpi Occidentali con la mia Scrambler Special su base Kawasaki del ’76. Viaggiare da solo è una costante che mi accompagna ancora oggi: almeno una volta l’anno ho bisogno di macinare chilometri e perdermi sulle strade d’Europa senza altra compagnia della mia moto. Che, come una donna capricciosa, a volte mi fa tribolare. Così c’è il costante pensiero di poter rimanere a piedi per qualche sciocco guasto. Che però riesco sempre ad aggiustare. Per me l’avventura sta anche in questo.

 

Paola Verani

PAOLA VERANI: MI PIACE MINIMAL

Eccomi in sella ad una Yamaha Tricker addentrarmi in un canyon albanese. In questo scatto c’è già molto della mia filosofia di viaggio: la moto deve essere snella, una gazzella che mi permetta di divertirmi su tutti i tipi di terreno. Non voglio avere il problema di dover domare il mezzo che uso, perché mi voglio concentrare sul paesaggio e sulle amenità che vedo scorrere a bordo strada. Anche il bagaglio deve essere ridotto all’osso: almeno una volta all’anno non voglio avere il problema di dover scegliere ciò che indosso, che leggo o che mi deve confortare. L’opzione unica ti insegna a puntare all’essenziale. Voglio pensare solo a respirare a pieni polmoni l’atmosfera del luogo, che deve essere più distante possibile da quelli che sono solita vedere. Cerco lo shock culturale, ma per questo non mi serve allontanarmi troppo da casa. L’Albania del 2005 o la Bosnia del 2001 rappresentano bene ciò che intendo: sono viaggi che ti scombussolano, scardinano i tuoi pregiudizi e ti lasciano il sapore della vera avventura.  

 

Mario Ciaccia

MARIO CIACCIA: LA MALATTIA DEL FREDDO

Mi sono formato leggendo Motociclismo, nel 1980, a 14 anni e mi sono rimaste impresse quattro cose: la pubblicità della BMW R 90 S, con le borse Krauser piene di adesivi di svariate località e i servizi sull'Elefantentreffen, sulla Dakar e sulle Alpi Occidentali. Così, anche se come tutti sogno di viaggiare in tutto il mondo, non posso non essere felice di come sia facile, in Italia, divertirsi viaggiando in moto, specialmente d'inverno, la mia stagione preferita. Fare un passo innevato con la moto catenata mi rende felice come scalare una duna del deserto del Murzuq. In foto sono sul Passo Sella, durante un ritorno dall'Elefanten con cattivo tempo... che però, per me, è il migliore dei tempi possibili!

 

Federico Aliverti

FEDERICO ALIVERTI: LE EVASIONI DI UN “IPERCONNESSO”

Non mi considero un vero globe-trotter anche se per lavoro ho avuto la fortuna di attraversare in moto tutti i cinque continenti. Qual è il posto che mi piace di più? Senza dubbio l’Italia. Ho un debole per la Sicilia, per i suoi colori, i suoi profumi e la sua gente. Ecco perché ho scelto questa foto di me sperduto in mezzo ai Nebrodi ma perennemente connesso col mondo: anche lontano dalla redazione non riesco a staccarmi dal cellulare. E mi piace viaggiare in compagnia. Intendo qualche amico ma niente passeggero: la moto deve rimanere guidabile come dico io.

Dalla foresta incantata di questo meraviglioso Parco Naturale si sbuca su una terrazza vista Etna. Ancora ricordo lo sbuffo di polvere e fumo dal cratere tutto innevato. Sono anche mezzo infangato: finché l’offroad è poco impegnativo, con la moto giusta mi piace concedermi qualche divagazione fuori dall’asfalto, dove comunque il mio mezzo deve essere altrettanto bello da guidare. Ecco perché qui sono con la KTM 990 Adventure.

 

Alberto Motti

ALBERTO MOTTI: APPUNTAMENTO SUL PASSO

Il massimo assoluto in moto è il giro di 3-4 giorni che ogni anno riesco a organizzare con i miei amici: destinazione montagne, sempre. Se non riusciamo a inanellare almeno una dozzina di passi oltre i 2.000 metri non siamo soddisfatti. Un passo è una meta eccellente: ci si dà appuntamento in cima, poi ognuno sale col proprio ritmo, io mi adeguo volentieri al pulsare massiccio del mio bicilindrico (a V!). Quest’anno mi propongono la foresta Nera, ma siccome gli itinerari li disegno io, non ci arriveremo di sicuro dall’autostrada...

 

Aldo Ballerini

ALDO BALLERINI: SEGUENDO L’ISTINTO CHE NON HO

Per me il viaggiare in moto ha una sola regola: non deve esserci una meta. E quindi nemmeno un percorso, hotel prenotati, luoghi da visitare. Ovvio, un'idea me la faccio, sennò dove andrei a finire? Decido il paese, segno sulla carta qualche città principale, ma è solo come una traccia di massima; durante il viaggio tutto può cambiare, secondo all'ispirazione del momento. Prendo strade e seguo cartelli guidato dall'istinto, dalla fantasia. Inseguendo sogni che spesso, alla prova dei fatti, non corrispondono esattamente alle aspettative. Mi immagino città fantastiche e paesaggi da sogno; il più delle volte trovo invece paesotti insulsi e paesaggi già visti, che magari ho dietro casa. Ma non sempre è così, e in questi casi il piacere della scoperta si somma a quello dell'esplorazione. Così ho viaggiato in Danimarca, in Sicilia, in Francia, in Spagna... Nella foto sono in Algeria, sulla Bidon Cinq per Tamanrasset. Quella è una delle mie rare vacanze pianificate: nel deserto non puoi certo prendere e andartene in giro a casaccio, benzinai e ristoranti non è che siano poi così fitti. Ma in quella vacanza il piacere della scoperta non è certo mancato.

 

Alberto Pasi

ALBERTO PASI: LA LEGGENDA NEL SANGUE

Lo scatto è del maggio 2004, in occasione di un viaggio da Milano per un totale di 4 giorni  a Digione per la Coupes Moto Lègende. Siamo passati in Val d'Aosta tramite il tunnel del G. S. Bernardo, scendendo in Svizzera verso Martigny e la Valle d'Entremont. Da lì abbiamo costeggiato il lago di Losanna fino a raggiungere la frontiera a Vallorbe. Dopo i monti Giura arrivo via autostrada a Digione in Borgogna. Tra andata e ritorno (via Monte Bianco) 1.300 km circa, consumo medio 22 km/l. Le moto sono una Moto Morini 3 1/2 del 1975 e una Moto Guzzi V 50 del 1980.

 

Marco Riccardi

MARCO RICCARDI: VIAGGIARE RIFLESSIVO

Non sono più uno che macina centinaia di km al giorno, incollato sulla sella: l’ho fatto in passato, ma ora preferisco il “slow tour” a quello “fast”. Non è male prendermela con calma, tanto a mitigare - ho detto mitigare… - la voglia di correre ci pensano l’età (58 anni), il buonsenso e il codice della Strada. C’è un viaggio che faccio da più di 40 anni, di solito nel mese d’agosto, a volte da solo, più spesso con gli amici che sono rimasti in città sotto il solleone: da Monza vado a St. Moritz, passando per Lecco, salendo per Chiavenna. Non è certo un’impresa, 150 km facili, facili ma tutte le volte la strada del ritorno è diversa e il chilometraggio si allunga a piacere e quando si può ci mettiamo un poco di fuoristrada. Certo, ho esaurito o quasi i segni blu sulla vecchia mappa alla ricerca delle varianti per tornare a casa, ma cerco almeno di modificare gli orari del viaggio per poter sentire profumi e rumori diversi. Al Passo del Maloja ci sono salito con tantissime moto e anche con qualche scooter perché ho la fortuna di collaborare con Motociclismo da quando avevo 20 anni, ma niente a che vedere con l’emozione che mi ha dato quel Gilerino color crema che quindicenne dividevo con mio fratello Claudio. Allora sì che sembrava un’impresa: con lo zaino di tela grezza, i panini con la cotoletta fredda, il casco Bell arancione e un Kee-Way come massima protezione. Sarà un rito un poco maniacale, lo ammetto, ma è anche il senso di come percepisco il viaggiare in moto: ogni volta il panorama è diverso, basta saperlo guardare. E non avere fretta.

Nella foto, eccomi alle prese con un tronco trovato in uno dei tanti sentieri percorsi durante una trasferta del 2004, che ha coinvolto tutta la redazione, in sella a dei 50 cc. È stata una simpatica zingarata che ancora ci ricordiamo.

 

I video di MOTOCICLISMO

Guarda tutti i video di MOTOCICLISMO >>
© RIPRODUZIONE RISERVATA