A Spalato (Croazia) in moto: tante curve e paesaggi stupendi

Un mare che più blu non si può, una strada sinuosa e ben asfaltata che segue la costa, un paesaggio selvaggio e affascinante: ecco un breve resoconto di uno di quei viaggi che non si scordano.

A spalato (croazia) in moto: tante curve e paesaggi stupendi

La Croazia la conoscevo solo sulla cartina, ma già mi affascinava un sacco. Guardavo quella moltitudine di isole che seguono il profilo della terraferma e mi immaginavo di poterle osservare percorrendo la costa da Nord a Sud. C’erano poi i racconti dei miei genitori ad alimentare la curiosità: come tanti della loro generazione, ai tempi della Jugoslavia l’avevano attraversata su una macchina scalcagnata, diretti in Grecia, ed era stato bellissimo, una Terra meravigliosa.

È stata quindi una splendida notizia scoprire che Yamaha aveva organizzato la presentazione stampa della MT-09 a Spalato (qui le impressioni di guida). O meglio: è stata una splendida notizia scoprire che Yamaha aveva organizzato la presentazione a Spalato e che erano d’accordo sul fatto di prestarmi una moto per andarci via terra. La notizia meno bella era che, avendo pochi giorni a disposizione, avrei avuto 48 ore per andare, per poi fare il rientro in tappa unica.

 

SI PARTE COL PIEDE SBAGLIATO

Parto da Milano di buon’ora. Autostrada, direzione Trieste. Ho una comoda Super Ténéré (qui nella nostra comparativa maxi enduro) tra le gambe e i km scorrono veloci. L’idea è quella di arrivare dalle parti di Rijeka nel pomeriggio, cercarmi dove dormire e ripartire poi il mattino seguente sul presto. Neanche il tempo di pensarlo e mi trovo fermo a bordo autostrada con una gomma squarciata, che il Fast si mette a ridere quando lo spruzzo dentro. Fortuna vuole che io sia piuttosto vicino all’uscita di Brescia e che proprio appena dopo il casello si trovi un gommista. Ci arrivo guidando a 2 all’ora , per scoprire che non hanno un copertone di quella misura e che dovrò aspettare il pomeriggio… (foto).

Arrivo a Trieste col sole ormai vicino all’orizzonte. Seguo per Basovizza, dove compaiono ben visibili le segnalazioni per l’itinerario E61, che porta direttamente a Rijeka tagliando l’Istria. Dopo pochi km sono in Slovenia. Non c’è traffico, la strada è un susseguirsi di curve dolci e le colline intorno a me risplendono della luce calda del tramonto. Sarei dovuto essere più avanti ma sono contento di trovarmi qui: la sensazione di calma e appagamento che dà il guidare in un tale paesaggio con le ultime luci del giorno è unica (foto). E poi sono in sella ad una moto che sembra capire il mio stato d’animo. Accetta in modo appagante di frullare ai bassi regimi e continua ad essere comoda e invitante nonostante sia in sella da parecchie ore.

È ormai buio quando mi fermo a dormire. C’erano tante pensioni lungo la strada, ma ho fatto una piccola deviazione fino a Ilirska Bistrica, sperando in un paesino caratteristico ed accogliente. Non è nessuna delle due…

 

DALLA NEBBIA AL MARE

Il mattino seguente c’è una nebbia che pare dicembre a Milano. Fa pure freddino. Il gestore dell’alberghetto dove ho dormito mi dice che è la regola, lì: appena in piedi non si vede a un palmo del naso, poi nel corso della mattinata la foschia si alza. Già al confine croato infatti vedo l’azzurro del cielo, e non ho fatto che pochi km. Rijeka spunta subito dopo, adagiata sulla costa (foto). Seguendo la direzione Zagreb, Zadar, Split (Zagabria, Zara e Spalato, all’italiana) la supero rapidamente sulla superstrada, attento a non sbagliare direzione al bivio che si incontra nel giro di pochi km. Da una parte, l’autostrada punta l’interno della Croazia; dall’altra, la costa e la splendida statale (la n° 8) che corre verso sud. Il primo scorcio sul mare e le isole, quelle isole che tante volte mi sono immaginato, supera le migliori fantasie (foto). L’acqua è blu cobalto, la costa e Krk sono rocciose, aspre, chiare (foto). Guido continuando a meravigliarmi per i colori, rapito da un paesaggio unico. Non mi accorgo nemmeno del fatto che il primo tratto di questa strada, diciamo fino a Novi Vinodolski (una cinquantina di km), siano perlopiù rettilinei. Quello di cui mi accorgo, è che appena superata questa cittadina il nastro d’asfalto inizia a seguire fedelmente il profilo delle insenature, che sono una dopo l’altra e una più bella dell’altra (foto). Ancora non lo so, ma quello che ho di fronte sono 150 km di meraviglia motociclistica e paesaggistica. Curve a non finire, perfettamente asfaltate. Una costa selvaggia, intervallata si tanto in tanto da piccoli paesini dall’aspetto antico, tra cui la bella Senj (foto), e bagnata da un mare trasparente come vetro e dai colori indescrivibili. Zero traffico (ma sospetto che se fosse agosto invece di metà settembre, non direi lo stesso…). E in tutto questo, ho anche la fortuna di avere tra le mani una moto divertente, che trova una sua dimensione ideale nella guida che preferisco: traiettorie tonde, bei piegoni, pochi cambi marcia. Che viaggio indimenticabile!

A un certo punto, non resisto più. Il tempo stringe, l’appuntamento a Spalato è previsto alle 17.00, ma l’acqua è troppo invitante per non cedere al suo fascino. Parcheggio la Ténéré a bordo strada, raggiungo la riva (è tutta rocciosa: foto), mi infilo il costume e mi tuffo. Ci sono solo io.

 

DA RIFARE!

Più tardi, a Rovanjska, la strada abbandona la costa. Ho due opzioni. Raggiungere Zara, di nuovo sul mare, o puntare Sibenik tagliando per l’entroterra. L’orologio impone la seconda, proponendomi un centinaio di km di territorio brullo, semidesertico, scottato dal caldo dell’estate. Quando torno a vedere l’Adriatico, Spalato è lontana un’ora o poco più. Il paesaggio è sempre meraviglioso, ma c’è più traffico, molti più turisti, e l’asfalto è abbastanza sconnesso. Vorrei fermarmi di nuovo, aspettare il tramonto a mollo in questa piscina naturale, ma no, non posso. Arrivo in città (foto) con parecchi km e molte ore di guida alle spalle, ma non sono stanco, né mi fa male il sedere. Mi faccio una promessa: rifarò questa strada.

E se ne avete l’occasione, fatela anche voi.

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