A casa dell'imperatore globe-trotter

A 20 km da Roma, si trova Villa Adriana, fra le più grandi residenze mai costruite nell’antichità, un monumento degno del suo proprietario, un personaggio grandioso e complesso, che passò la vita a viaggiare nel suo impero

A casa dell'imperatore globe-trotter

C'è chi va in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, la città adottiva di Padre Pio (rinata grazie alla riprogettazione fatta da Renzo Piano). C’è chi in pellegrinaggio si reca a Tivoli. Qui si trova una fra le più monumentali residenze costruite nell’antichità: Villa Adriana. Oggi, a dir il vero, le sue rovine si confondono a tal punto con il paesaggio (soprattutto per incuria!) che è difficile coglierne la magnificenza. Bisogna avere molto spirito di immaginazione per figurarsi i 120 ettari che costituivano il “palazzo”, fra arene, biblioteche, terme, teatri, ninfei, terrazze, cortili,ecc. L’insieme che si presenta ora è piuttosto caotico. Naturalmente in origine era tutto perfetto e rispondeva a canoni ed esigenze precise.

 

L'ULTIMO IMPERATORE

Quelle del suo padrone, Publius Aelius Hadrianus, meglio noto come Adriano, cugino di Traiano, l’ultimo imperatore della prima generazione dei Flavii. A cominciare dall’ubicazione, Adriano nulla lasciò al caso: scelse un luogo ben collegato e vicino alla Capitale, raggiungibile anche per via fluviale, verde e ricco di acque (i quattro principali acquedotti di Roma passavano di lì), indispensabili per alimentare terme e fontane, e circondato da cave da cui si ricavarono i materiali da costruzione. Ma la magnificenza dell’edificio ci interessa relativamente. Quello che ci ha reso pellegrini in queste terre sabine è altro... È il sentimento di commozione che proviamo quando, dopo anni passati a studiare letteratura greca e latina, e, soprattutto dopo esserci emozionati a leggere e a rileggere il libro di Marguerite Yourcenar “Memorie di Adriano”, finalmente accediamo alla Villa. Già, perché il mito di Adriano, il graeculus, come è stato definito per la passione che aveva per la cultura greca, si deve in gran parte al romanzo della scrittrice belga, che dedicò buona parte della sua vita a studiare il personaggio. Che lo affascinò perché visse in perfetta coscienza e drammaticamente il destino di essere alla guida di un impero immenso, e assolutamente incoerente e fragile.

 

PROVE TECNICHE DI GLOBALIZZAZIONE

A differenza del cugino, Traiano, che lo precedette,  che si lanciò in una politica espansionistica, lui mirò alla pax romana, ottenuta consolidando alcuni confini (suo il famoso Vallo scozzese), ritirandosi da alcune regioni asiatiche in cui l’Impero non era riuscito ad imporsi, e dando impulso e autonomia alle provincie: Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo... Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate di acque limpide, che i ginnasi fossero frequentati da giovinetti non ignari dei giochi né delle arti... Volevo che l’immensa maestà della pace romana si estendesse a tutti, e presente come la musica del firmamento nel suo moto; che il viaggiatore più umile potesse errare da un paese, da un continente all’altro, senza formalità vessatorie, sicuro di trovare ovunque un minimo di legalità e cultura...” (una lezione per i nostri governanti!). Adriano era ugualmente attratto dal carattere un po’ greve ma pragmatico dei romani e dall’anima raffinata e incline alla metafisica dei greci, e la Villa, come l’Impero (e come il libro della Yourcenair) ne è la più felice sintesi. Noi, invece, con difficoltà riusciamo a essere sintetici nel descrivere questo nostro viaggio sentimentale. Vi invitiamo a leggere le “Memorie” e proseguiamo con il nostro itinerario.

 

LO SPETTACOLO DELLE VILLE

Prima di lasciare Tibur, così anticamente era chiamata Tivoli, che dà il nome alla nota via consolare che collega la cittadina alla Capitale (Tiburtina), vi consigliamo di visitare le altre Ville che si trovano nei dintorni: Villa d’Este è nota in tutto il mondo per la straordinaria concentrazione di fontane, giochi d’acqua, ninfei che si trova al suo interno. Fu costruita a partire dal 1560 dal cardinale Ippolito d’Este, deluso dalla mancata elezione pontificia. Imperdibile è anche Villa Gregoriana, il parco pubblico voluto da Gregorio XVI, nato nel 1835 dalla risistemazione del vecchio letto dell’Aniene travolto dalla piena del 1826. Il giardino offre uno spettacolare percorso tra sentieri scoscesi, boschi e gallerie, nonché il belvedere sulla Grande Cascata, il salto di 100 metri dell’Aniene. Dopo anni di chiusura, nel 2002 l’area è stata concessa dallo Stato al FAI.

 

INTORNO A TIBUR

Ci allontaniamo da Tibur,  imboccando la divertente strada che conduce a San Polo dei Cavalieri ricca di curve e un buon asfalto. Il paese, sovrastato da un imponente castello a quattro torrioni, si trova sul versante sud del Monte Morra (1.036 m),ed è il primo dei quattro che incontriamo costeggiando il Parco Regionale dei Monti Lucretili. Prima di  procedere per Marcellina, ci concediamo la salita fino in vetta alla montagna, da cui si può godere il colpo d’occhio sulla valle tiberina. Procediamo in direzione di Palombara e poi Moricone, due suggestivi borghi abbarbicati sui Monti Sabini. Quindi, aiutati dalla nostra piccola enduro, ci avviciniamo a Roma infilandoci nelle sterrate che attraversano la campagna ai piedi del Monte Cornicolano (un tripudio di riserve naturali: nella zona ce ne sono quattro), fino a Mentana, luogo della nota battaglia dove, il 3 novembre del 1867, i garibaldini subirono una cocente sconfitta dai francesi, alleati allo Stato pontificio. L’antica Nomentum dà il nome ad un’altra importante via consolare, la Nomentana, che a attraverseremo per tornare nella Capitale.

 

ALLA RICERCA DELL'UOMO

“Memorie di Adriano” non è sicuramente l’unico capolavoro di Marguerite Yourcenar, premio Nobel della letteratura, ma è da molti considerato il miglior libro della scrittrice, e forse uno dei migliori libri di tutti i tempi. Una prima stesura del romanzo fu fatta tra il 1924 e il 1929, ma fu poi rimaneggiata più volte nel corso della sua vita: Ero troppo giovane – confessò -  Ci sono libri che non si dovrebbero osare se non dopo i quarant’anni. La Yourcenair trascorse molto tempo a Villa Adriana, nei caffé intorno all’Olympieion, sui mari della Grecia, sulle strade dell’Asia Minore. Rimise mano agli appunti alla fine degli anni 40, poi di nuovo lo scoramento: “Abbandonai il progetto dal 1939 al 1948; ci pensavo ma con scoraggiamento, quasi con indifferenza, come all’impossibile; e provavo un poco di vergogna, per aver potuto tentare un’impresa simile... ”. Poi, finalmente, il ritrovamento di un suo manoscritto le ridiede nuovo entusiasmo, riprese gli studi sul personaggio. “La vita di mio padre – ammise - la conosco meno di quella di Adriano”. Nel 1951 il libro fu pubblicato e fu inquadrato da alcuni critici come un saggio storico, da altri come un romanzo, da altri ancora come un’opera di poesia. “Memorie di Adriano” è tutto questo, e soprattutto il racconto di un uomo nel momento in cui pesa, esamina e giudica la vita che ha vissuto. Niente a che vedere con il ritratto esteriore fatto fino ad allora dagli archeologi. Niente a che vedere con i ritratti (perlopiù agiografici) fatti fino ad allora degli imperatori : “Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e MarcoAurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo... Avrei trascorso una gran parte della mia vita a cercare di definire e poi descrivere, quest’uomo solo e, d’altro canto, legato a tutto”.

 

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