“2 Stroke Attack”: Yamaha RD400 interpretata da Roland Sands

Al raduno Born Free, in California, RSD ha presentato la sua ultima creatura: una due tempi che mixa tecnica vintage e da Gran Premio, con un look affascinante che solletica la memoria. Storia e immagini (foto e video)

“2 stroke attack”: yamaha rd400 interpretata da roland sands

I raduni per le moto vintage e special vanno di gran moda. Abbiamo partecipato a Wheels and Waves, che è il più cool entro in confini europei. Ma in giro per il Mondo ce ne sono diversi. Uno di questi, che si è andato sempre più affermando e che è arrivato alla sua settima edizione, è il Born-Free Vintage Chopper and Classic Cycle Show (www.bornfreeshow.com). Due giorni -lo scorso 27 e 28 giugno- in una area di 17 acri all’Oak Canyon Ranch, nel sud della California. Nella presentazione che si trova sul sito si legge che è una manifestazione aperta a “giovani e vecchi motociclisti provenienti da tutto il mondo per guidare, vedere e parlare di ferrivecchi per una giornata”. Praticamente quello che accade ad ogni raduno, direte voi. Più o meno. Perché qui -come a Biarritz- si vedono special di livello superiore, che segnano inevitabilmente la tendenza del mondo custom.

All’interno dello show, dove ciascuno può esporre la propria moto, c’è un’area riservata a 25 e preparatori di tutto il mondo che qui presentano le loro più recenti creazioni. Ci sono costruttori di alto livello, proprietari di piccole officine e privati che si danno da fare nel proprio garage con saldatore e flessibile. Tra i nomi noti, forse il più famoso ed estroso: Roland Sands. Il californiano si inventa creature a due ruote di ogni genere, dalle chopper alle naked, dalle sportive alle scrambler. E tutte hanno qualcosa di veramente eccezionale.

 

Una due tempi nata per essere libera

Quest’anno, al Born Free Show, ha portato una entusiasmante café racer con motore due tempi. Si chiama -manco a dirlo- 2 Stroke Attack. I puristi delle moto d’epoca storceranno il naso, ne sono certo. Ma la vera bellezza è nel dettaglio -non mi stancherò mai di dirlo- e anche se nel complesso la moto può non piacere, nei particolari conquista. Prima di addentrarci nella tecnica e nel dettaglio delle modifiche, guardate le foto e i due video che raccontano la nascita della moto (si sente anche il suono).

Motore preparato e telaio preso dal magazzino del team roberts

Tutto parte da una Yamaha RD400 del 1974 (qui la foto), una stradale con un motore brillante, ma una ciclistica inadeguata, come molte delle giapponesi di quell’epoca. Ecco allora che Roland decide di trapiantare il bicilindrico ad aria nel telaio di una Yamaha TZ250 da Gran Premio del 1997, preso insieme ad altri componenti racing dal magazzino del Team Roberts Grand Prix. Il matrimonio sembra ben riuscito. La fitta alettatura del motore RD è ingombrante, ma è ben accolto dal Deltabox in alluminio. Naturalmente il preparatore californiano non può limitarsi a fare un trapianto e basta. Il motore è affidato all’esperto di Yamaha RD Ed Erlenbacher, che lo ha aperto, revisionato, preparato ed elaborato, per spremere qualcosa di più dei 43 CV di serie. I carter sono ricostruiti, in modo da montare una frizione scoperta a secco. Lo scarico ad espansione rifatto da zero; le teste sono sostituite con altre, più efficienti e leggere. In tema di leggerezza Roland Sands ci dà dentro con il trapano e trasforma il motore in un groviera, forando ogni cosa abbondantemente, come si faceva un tempo per cercare di limare ogni grammo. La moto finita pesa all’incirca 100 kg! Per limitare al minimo la zavorra, serbatoio e codino sono in alluminio, mentre la semicarena è in fibra di carbonio.
 

Ciclistica: cambia tutto

Da vera GP, infine, la ciclistica: il telaio della TZ250 infatti porta con sé anche il forcellone con monoammortizzatore e forcella Öhlins a steli rovesciati, entrambi pluriregolabili. Anche i freni, doppio disco flottante anteriore e singolo posteriore, pinze a 4 pistoncini davanti e 2 dietro, firmate Performance Machine (marchio di proprietà dello stesso Roland Sands), sono un notevole upgrade rispetto ai singoli dischi fissi (uno per ruota) del modello di serie. Cerchi in magnesio e gomme Dunlop slick sono un tocco molto, forse troppo moderno: io ci avrei messo delle classiche ruote a raggi, ma il risultato è comunque apprezzabile. Ecco, lo sapevo: ora m’è venuta voglia di sound spernacchiante e profumo di miscela…

 

www.rolandsands.com

 

P.S.: a proposito di moto mitiche con propulsore a 2 Tempi, cliccate qui, si parla di Kawasaki…

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