Wilco Zeelenberg, gli occhi del team Yamaha

10 ottobre 2017
di Matteo Aglio
Wilco Zeelenberg, gli occhi del team Yamaha
Si chiamano coach e sono consulenti "speciali" dei piloti MotoGp. Ognuno con un proprio metodo di lavoro, una propria filosofia. Oggi parliamo di Wilco Zeelenberg, del team Yamaha

Quella del coach in MotoGP è una figura sempre più diffusa a bordo pista. Ex-piloti che si mettono al "servizio" di campioni ancora in attività, cui dispensano consigli, con cui condividono emozioni, dubbi, strategie. Un ruolo chiave che fatica tuttavia a rientrare in schemi precisi, perché ogni coach vive questa "investitura" a suo modo. Dopo Luca Cadalora, vi proponiamo il Wilco Zeelenberg pensiero (Team Yamaha).

"Vedo tutto e faccio confronti immediati"

Wilco Zeelenberg è forse più famoso come coach che come pilota, anche se all’inizio degli anni 90 era uno dei migliori in 250. Una vittoria e tanti podi nel 1990, 4° in classifica l'anno successivo, finì la sua carriera in Supersport nel 2000. Fu l'incontro con Lorenzo 10 anni dopo però a cambiargli la vita. Era team manager Yamaha in MotoGP e Jorge gli chiese se poteva andare ad osservarlo lungo la pista. "Abbiamo creato un nuovo modo di lavorare - ricorda l'olandese, che 17 anni dopo è gli occhi di Viñales -. Avere la consulenza di un ex pilota come coach penso sia un aiuto per il pilota. Perché puoi essere i suoi occhi e le sue orecchie lungo la pista".

All'inizio fu un esperimento, ma dopo che arrivarono i risultati il suo lavoro si è trasformato in scienza e segue una routine precisa. "Inizio presto al mattino analizzando le condizioni della pista - racconta - Poi decidiamo quante uscite farà il pilota durante il turno, quante gomme verranno usate, tutte queste cose. Appena iniziano le prove, io prendo lo scooter ed esco in pista, ormai, grazie allo smartphone, posso seguire in tempo reale cosa sta succedendo. Se il pilota mi ha indicato dei punti critici particolari lungo il tracciato, vado lì e osservo. Normalmente, durante ogni turno di prove mi fermo solo in una o due zone del tracciato, in modo da potere spiegare in modo preciso e dettagliato con succede".

Un lavoro di pazienza, difficile da comprendere fino in fondo per chi non ha mai corso. A volte viene da chiedere quali segreti si possano mai carpire con solo l'ausilio di occhi e orecchie, ma Wilco su questo punto è molto chiaro: "Posso vedere tutto, ma soprattutto possa fare confronti immediati con le altre moto e gli altri piloti. Magari ti accorgi che vari piloti hanno lo stesso problema in un punto particolare della pista e puoi riportarlo velocemente". Serve una sensibilità particolare che può rivelarsi una carta fondamentale da giocare. Quello del coach può sembrare un lavoro solitario, in realtà è l'opposto. Funziona solo se riesce a integrarsi in quello del team, arricchendolo. "Siamo un gruppo - sottolinea - al termine di ogni giornata abbiamo una riunione tecnica, io ascolto molto attentamente quello che dicono tecnici e pilota e spesso non è neanche necessario che io intervenga, perché tutti hanno già capito cosa sta succedendo. Altre volte posso dare ulteriori conferme, o aggiungere dettagli che sono passati inosservati".

Un ruolo di controllo, ma è solo uno dei tanti che Zeelenberg ricopre. A volte sembra una cosa banale, ma un team di MotoGP è spesso una piccola Babele in cui lavorano persone che arrivano da tante parti del mondo. L'inglese è la lingua che mette d’accordo tutti, ma a volte si può fare confusione. Basta una piccola incomprensione e un problema di poco conto può tramutarsi in un vicolo cieco. Wilco conosce il team Yamaha come le sue tasche e può intervenire. "Abbiamo tecnici che arrivano da tante parti del mondo diverse, Giappone, Italia, Spagna, Olanda, a volte capitano dei banali equivoci solo per problemi di lingua - conferma - Conosco bene Yamaha, sono qui da 17 anni, conosco tutte le persone e so come dovrebbero lavorare". Un paio di occhi in più non è utile solo in pista, ma anche al box.

Essere stato pilota dà anche un altro vantaggio: si sa cosa si può dire e cosa no, o meglio come lo si può dire. È impensabile che un coach si ponga come maestro di un campione affermato. "Un pilota di MotoGP sa come si guida e lo sa molto bene, puoi però aiutarlo quando fa fatica in un determinato punto lavorando sui dettagli, come una particolare traiettoria o la marcia da usare - rivela il segreto - Ormai non esistono solo più moto e pilota, l'elettronica è sempre più importante e allora puoi dare un aiuto osservando il funzionamento dei vari controlli, quelli di trazione, di impennata o il freno motore. Tutti questi sistemi stanno diventando sempre più sofisticati e per un pilota a volta può essere complicato capire come si comportano".

In mezzo a tanta tecnica però c'è anche il lato umano, perché i piloti non sono supereroi senza macchia e senza paura; come tutti hanno dubbi e debolezze. In quei momenti, la giusta parola può fare di più di un setting azzeccato. "Ho esperienza e capisco quando un pilota può essere teso o nervoso, il momento in cui so di dovere tranquillizzarlo - descrive l'altro suo ruolo - Non sono uno psicologo, semplicemente lo aiuto ad analizzare la situazione, so bene che i piloti sono giovani e vogliono vincere". Non solo i piloti hanno quel desiderio e in un certo senso c'è una piccola sfida interna tra i diversi coach. "Alla fine siamo stati piloti anche noi" scherza Wilco.

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