Vivere viaggiando: come si fa? (parte 1-errori e luoghi comuni)

7 luglio 2017
di Claudio Giovenzana
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  • 1/25 Il viaggio di Claudio Giovenzana in Centro America con una Moto Guzzi California del 1997
    Come trasformare i viaggi in moto in un lavoro? Come fare a mantenersi viaggiando? Risponde Claudio Giovenzana, che è in viaggio da 9 anni: la verità e le menzogne, le strade da scartare e quelle da tentare per realizzare il sogno di libertà. Evitando pericolosissime trappole...

    Vuoi mollare tutto e cambiare vita? Leggi qui…

    Vivere viaggiando: come si fa? (parte 1-errori e luoghi comuni)
    Claudio Giovenzana durante una pausa a Mahahual, sulla Costa Maya, in Messico, sul mare dei Caraibi.

    Iniziamo qui un vademecum in tre parti per aiutare chi vuole viaggiare a tempo indefinito, in modo “professionale” o comunque con solide basi di sussistenza. Come prepararsi, soprattutto psicologicamente; come porsi nel modo giusto verso una cosa che ha lati divertenti e appaganti, ma non solo; come imparare a lavorare viaggiando (e non solo a fare lavori durante i viaggi); come vivere il viaggio da imprenditore… Ci aiuta uno che ce l’ha fatta e che è in viaggio da 9 anni, non senza fatica: Claudio Giovenzana (cliccate qui e qui per i resoconti e le foto dei suoi viaggi). Ecco la prima parte del suo “manuale”.

    Parola di “stupido”

    Come si costruisce quella condizione di libertà che permette di viaggiare a piacere e ovunque? Non parliamo di una vacanza lunga o dell’anno sabbatico: parliamo di una vita nomade, che inizia e finisce quando lo decidiamo noi. Se avete sempre desiderato una vita da globetrotter e per questo vi hanno dato dello “stupido”, adesso avete finalmente davanti uno stupido che è andato fino in fondo e vuota il sacco.

    Il modo peggiore per iniziare: il mio

    Vivere viaggiando: come si fa? (parte 1-errori e luoghi comuni)
    Giorgio Bettinelli: "Brum Brum. 254.000 chilometri in Vespa" (Feltrinelli 2002)

    Sono partito sognando di diventare un Bettinelli* (1° errore: l’imitazione invece che ricerca personale), sponsorizzato (2° errore: i "partner tecnici" danno attrezzatura, non pagano carriere di “viaggio”), che vive vendendo articoli (3° errore: un articolo a malapena ti riempie il serbatoio per qualche settimana) e scrivendo libri (4° errore: gli incassi mensili sono meno di un articolo)… A meno che non siate migliori dei vostri idoli, famosi come Ewan McGregor** per ottenere ogni tipo di supporto, bravi come un premio Strega per vendere bestseller nel mondo… vi invito a smettere di credere alle favole! Ci sono possibilità, ma bisogna affrontare il problema in un altro modo, il più possibile moderno e distante dalle immagini patinate (anche mie) che vi fanno venire la voglia di acchiappare la vita di questi giramondo e “fotocopiarla”.

    *: Giorgio Bettinelli, il primo viaggiatore italiano diventato scrittore di successo. I suoi 5 libri da globtrotter raccontano le sue avventure in Vespa. Qui un’opinione di Mario Ciaccia.
    **: Ewan Mc Gregor, grande attore, appassionato motociclista e, contro ogni aspettativa, abile narratore (Long Way Round, Mondadori Strade Blu), ma il suo viaggio non ha nulla di "self made". Il nostro Mario Ciaccia ha “recensito” qui il libro.

    Viaggiatore o imprenditore?

    Vivere viaggiando: come si fa? (parte 1-errori e luoghi comuni)
    Claudio Giovenzana in Colombia con la sua Moto Guzzi California. Mentre Claudio esplora le montagne dietro a Valledupar, nel nord della Colombia, la Guzzi tira fuori la sua natura "stradale"... e giù!

    Mollare tutto” è soltanto il primo stadio che riguarda “la liberazione”. Dietro l’immaginario esotico del viaggio che “dura una vita”, ci sono fatica, impegno, strategia, lungimiranza, rinunce, esperimenti. L’esempio di vita che ci può aiutare di più è quello del “gran lavoratore”, dell’imprenditore. Vi elenco qualcosa che ho imparato mentre continuavo a inciampare nelle favole, imparando grazie a tanti bei lividi a diventare più imprenditore e da lì un viaggiatore “di professione”. Questa trasformazione non avveniva mentre guidavo la mia Guzzi ma quando stavo rinchiuso in tuguri di 3 metri per 2 da 80 euro al mese, a chiedermi come cavolo ce l’avrei fatta. La fatica e la ricerca non potrò mai evitarvela, ma almeno potrò risparmiarvi alcune tappe inutili e dolorose.

    Luoghi comuni e altri mostri: viaggiare non è un lavoro

    Vivere viaggiando: come si fa? (parte 1-errori e luoghi comuni)
    Bruce Chatwin. "L'alternativa nomade. Lettere 1948-1989"

    Dai tempi di Marco Polo, non mi risulta che qualcuno sia stato pagato solo per “viaggiare” ed esplorare. Nemmeno in moto. Il pagamento avviene se si offre qualcosa, tipo raccontare ciò che si vive. Comunque mediamente viaggiare offre molto più a se stessi che agli altri. Inoltre non si vive pubblicando articoli. Non oggi. Ci vivi a malapena qualche settimana, da stanziale, nel terzo mondo. Non si vive pubblicando libri. Non guardate Chatwin, Kapucinsky o Bettinelli: le loro pubblicazioni risalgono a qualche decina d’anni fa ma, rispetto all’economia e al mondo di oggi, sono indietro di qualche secolo. Guardate i loro talenti, come il coraggio o la scrittura, ma non seguite le loro strade pensando di raggiungere il loro successo! Io ho pubblicato con Feltrinelli, ma forse offre più possibilità l’auto-editoria, specie se ci si dedica con la stessa passione a raccontare oltre che a guidare.

    Saper viaggiare non significa saper raccontare

    Vivere viaggiando: come si fa? (parte 1-errori e luoghi comuni)
    Computer, smartphone, fotocamera, appunti, caffé... e colpo di sonno: immancabili elementi della vita da reporter. Qui Claudio sta scrivendo il pezzo per Motociclismo nella casa che ha preso in affitto per tre mesi in Colombia.

    Se vai lontano per tanto tempo, fai tanti km e prendi tanti timbri sul passaporto, non diventi automaticamente un freelance richiesto nel mondo: ci sono grandi “chilometristi” che producono materiale inconsistente e grandi stanziali che ci commuovono con lavori di grande qualità umana, letteraria e fotografica. A molti una vita nomade sembra una vacanza perenne, ma nel bagaglio vi portate dietro anche il vostro male, che pensavate di aver lasciato a casa ma ritrovate in fondo allo zaino dopo qualche mese. La vita è un viaggio, giusto? Quindi nel viaggio c’è tutta la vita, non solo la parte che vi piace. Anche il lavoro 2.0 richiede “palle” 1.0, ci sono opportunità da scovare e sviluppare ma serve lo stesso impegno di un imprenditore che avvia una StartUp classica. Non rastrellate internet alla ricerca di soldi qualche mese prima di partire per sempre. Non funziona così.

    Lavorare "in" viaggio e lavorare "con" il viaggio

    Se cercate su internet “lavorare in viaggio”, vengono spesso fuori idiozie come “lavorare in ostello”, “nelle piantagioni di cocco”, ”fare il diplomatico”, “l’oceanografo” o “l’insegnate di yoga”. Molti di questi lavori sono solo soluzioni “tampone” per sopravvivere mentre viaggiate. Quando ve ne andrete da un posto li perderete diventando “disoccupati in viaggio”. Per quanto esperienze umanamente meravigliose, non sono lavori IN viaggio. Un lavoro IN viaggio è qualcosa che non perdete quando vi state spostando in moto da un Paese a un altro. Può essere un’attività gestita in remoto, consulenze periodiche con clienti, sedute online con pazienti, vendita di prodotti a distanza, travel blogging, traduzioni, SEO, Social Media Manager, Marketing, negozi eBay, corsi digitali da scaricare etc… In ultimo, finalmente, c’è il lavoro CON il viaggio, in cui quello che vedete e vivete è in qualche modo collegato al vostro lavoro.

    Ma di questo parliamo nella prossima puntata

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