I borghi più belli di Marche, Lazio e Abruzzo

3 febbraio 2018
di Mario Ciaccia
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  • 1/19 In moto fra i borghi più belli d'Italia: Offida, il Comune in Piazza del Popolo
    Il nostro viaggio ci porta nella zona degli Appennini più amata e frequentata dai motociclisti, quella del Gran Sasso e di Campo Imperatore. Si parte dalle Marche, sull'Adriatico, si passa per Ascoli Piceno e poi, ad Amatrice, si entra nel paradiso delle pieghe e dei bei paesaggi

    La A14, ovvero l'autostrada costiera adriatica, tra Porto Sant'Elpidio (FM) e Martinsicuro (TE) si infila in 12 gallerie. Usciti dalla settima, per qualche secondo, si ha la bellissima visione di un villaggio medioevale appollaiato sopra l'imbocco della ottava. In onore di tale visione, abbiamo deciso di far partire il nostro itinerario da Grottammare, il villaggio in questione. Ma la meta finale, Santo Stefano di Sessanio, è decisamente montana, essendo sul gruppo del Gran Sasso, il più alto degli Appennini.

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    Romana e medioevale

    Grottammare è uno dei rari esempi in cui prima s'è sviluppata la città romana (quindi in piano, sulla costa, con il cardo e il decumano ancora visibili nell'impianto urbanistico) e poi quella medioevale, in collina (per difendersi dai saraceni), con le vie tortuose e le case una sopra l'altra. Oggi, insieme alla zona balneare turistica, le tre parti non solo compongono una città da 16.000 abitanti, ma sono direttamente "saldate" a San Benedetto del Tronto e Porto d'Ascoli, dando origine a un unico centro abitato da 63.000 abitanti. Il castello fortificato che sorge in cima a Grottammare Alta è stato edificato nel nono secolo d.C., ma le ultime parti sono state erette nel Cinquecento. Al confine tra la parte romana e quella medioevale c'è Villa Laureati, eretta nel 1786 come casino di caccia. Fu in questa magione che, nel 1860, venne offerto il Regno delle Due Sicilie a Re Vittorio Emanuele II; e qui venne ospitato, nel 1868, il compositore ungherese Franz Liszt. Il punto che preferiamo è il belvedere del loggiato di Piazza Peretti, nella città alta, rivolto verso il mare. Ma noi dobbiamo voltare le spalle a questo spettacolo e andare nell'interno, a Offida, uno dei tanti borghi di collina sorti durante il periodo delle incursioni longobarde, verso il 600 d.C.. Il nome significa "Collina ricca". Spiccano la Piazza del Popolo, con il bellissimo Palazzo Comunale e la chiesa romanica di Santa Maria della Rocca, piazzata in cima a un dirupo; ma il paese è famoso per il "tombolo", un particolare sistema di lavorazione dei merletti che pare risalire addirittura al Trecento. Non è soltanto una curiosità folcloristica (qui ci sono sia un museo sia un monumento dedicati), ma una vera tradizione, molto sentita, al punto che ancora oggi è normale vedere le donne lavorarlo davanti all'ingresso di casa: il tentativo di creare una scuola ad hoc è fallito perché la tecnica dev'essere insegnata da madre a figlia.

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    Il grande anello

    Il nostro viaggio prevede un lungo anello all'interno del Parco della Laga, con doppio passaggio per Ascoli Piceno, la Città delle 100 Torri, dove facciamo pranzo. Descrivere come si deve Ascoli, che è il capoluogo più meridionale delle Marche, in questo articolo non è possibile. La città spicca per un centro storico in travertino ricco di edifici risalenti a qualsiasi periodo storico vi venga in mente, dall'Antica Roma al barocco. Piazza del Popolo è una delle più belle piazze rinascimentali italiane e all'ora dell'aperitivo è affollatissima ma, quando vi arriviamo, il sole è a picco e non c'è nessuno. Inevitabile e graditissimo il pranzo a base di olive ascolane. Il Grande Anello inizia con la visita a Civitella del Tronto, che si trova già in Abruzzo. Questo luogo meriterebbe, da solo, un giorno intero per visitare la straordinaria fortezza di Civitella del Tronto, sorta su una rupe nel X secolo d.C. e continuamente potenziata... e assediata nel corso dei secoli. Pensate che è stato l'ultimo luogo dove i Borboni hanno opposto resistenza contro Vittorio Emanuele II: si arresero soltanto tre giorni dopo che era stata proclamata l'Unità d'Italia! Civitella è completamente arrampicata sopra una rupe, con il paese antico che sale dalla base fino alla vetta, dove si trova la fortezza. Il terremoto del 2016 ha distrutto la scuola elementare e così, per l'anno scolastico 2016/17, i 90 alunni sono stati ospitati nell'hotel Ermo Colle di Ponzano; ma già alla fin dell'estate 2017 era stata ricostruita da zero una nuova struttura.

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    Il terremoto ha fatto più danni a Campli, che si trova a breve distanza ed è la nostra quarta tappa. Il paese è composto da tre nuclei in fila indiana, posti in cresta a una collina. La sua posizione ha fatto sì che gli sia toccato subire sia il terremoto del 2009 di L'Aquila, sia quello del 2016/17. Il sindaco ci ha spiegato che, quando c'è stata la terza scossa, quella del gennaio 2017, il paese era sepolto da due metri di neve e questa cosa gli ha fatto temere che tutte le case venissero rase al suolo. Invece hanno retto, anche se molte hanno riportato profonde lesioni. Diversi edifici del paese sono puntellati o dotati di briglie, ma non la Scala Santa del Settecento, di legno, che si trova dentro un santuario e che conferisce l'indulgenza plenaria a chi la risale sulle ginocchia (magari bastasse così poco per cancellare delle colpe...). Arriva un padre con un ragazzo sui 14/15 anni. Con modi di fare burberi, lo spinge dentro e gli ordina di salire. Quello scala i 28 gradini in un attimo, in ginocchio, senza neanche usare i cuscini posti all'ingresso. La salita rappresenta la passione e la morte di Cristo, mentre la di scesa sulla scala parallela (fattibile a piedi) rappresenta la resurrezione. Sei grandi dipinti posti ai lati si riferiscono a queste fasi del Vangelo.

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    Nel mezzo del nulla

    Dopo Campli inizia la prima sessione montana del giro. Di tutti i nostri viaggi nei borghi italiani, questo è il più spettacolare dal punto di vista dei paesaggi di montagna, specialmente nella tappa di domenica, quella di Campo Imperatore, che però è sovraffollata di auto e moto. Mentre qui, sulla Laga, non c'è nessuno. Si inizia attraversando il canyon del Salinello: da Campli la strada sale lungo le pendici del Monte Foltrone (1.718 metri), che fa parte della Montagna di Campli, fino a una curva con postazione panoramica a quota 830 m, da cui si vede Civitella arrampicata sulla rupe e, dietro di lei, San Benedetto del Tronto e il Mare Adriatico. Da qui si entra nel canyon, ma lo si passa nella parte alta e non si vedono le gole, che sono più in basso, molto suggestive da fare a piedi, ricche di grotte di origine carsica. Il canyon separa il Foltrone dal Monte Piselli che domina Ascoli Piceno; le due sono chiamate Montagne Gemelle. Arrivati a quota 920 m si scende dall'altra parte e si attraversa una regione di montagna quasi completamente disabitata, a parte qualche piccolo borgo come quello sorto intorno al castello di Vallinquina. Dopo Valle Castellana si devia verso nord, si costeggia il lago artificiale di Talvacchia e si arriva a Castel Trosino, borgo medioevale piazzato in cima a una rupe stretta e verticale. Un posto da vertigini! Eppure, quando si passa la sua unica porta di accesso, non ci si rende conto di essere lassù.

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    A questo punto il cerchio si chiude: torniamo ad Ascoli Piceno ed andiamo a dormire a Villa Lempa. Il giorno dopo si inizia con la veloce statale di fondovalle del Tronto, fino ad Amatrice. Del paese martoriato dal terremoto abbiamo detto tanto, ci abbiamo anche organizzato la tendata estiva 2017. Non si viene qui per vedere monumenti, perché sono tutti macerie, ma è sempre una grande esperienza dal punto di vista umano. Veniamo bloccati da un gruppo di manifestanti tra Arquata del Tronto ed Accumuli: sono abitanti di queste zone e stanno impedendo il passaggio delle auto per protestare contro il disinteresse che lo Stato sta manifestando nei confronti dei paesi devastati. Arriva una coppia su una Moto Guzzi V65. Vivono vicino ad Arquata del Tronto e la loro casa non è crollata, ma è minacciata da un immenso masso messo in "movimento" da una frana e dal sisma stesso, così vivono in un albergo in zona. Ma, siccome la vita va avanti, hanno deciso di farsi una mangiata di arrosticini al famoso Mucciante di Campo Imperatore e ci suggeriscono di seguirli su una strada alternativa, che passa per Spelonga, Poggio d'Api ed Illica. Aggiriamo così i manifestanti e arriviamo ad Amatrice attraverso una strada che, all'epoca della tendata, era ancora chiusa: passa per Flaviano, Retrosi e a paesi completamente rasi al suolo, come se al posto del terremoto ci fosse stata una bomba atomica. Impossibile non notare i cartelli con su scritto "Basta selfie" rivolti a quanti vengono in gita in questi posti per fotografarsi davanti alle macerie. Non è rispettoso nei confronti di chi sta subendo questa tragedia, ma non siamo ipocriti: noi esseri umani siamo attratti e spaventati al tempo stesso dai luoghi disastrati. Proviamo soddisfazione nel sentirci sopravvissuti, oppure vogliamo toccare con mano ciò che esisteva e che oggi non c'è più o, ancora, ci incoraggia vedere la vita che non se ne va, che resta, che combatte. In tal senso ci fa molto piacere vedere che ad Amatrice hanno aperto il "polo della ristorazione", con locali dove gustare prodotti tipici. Noi andiamo allo Scoiattolo, come già ai tempi della tendata ma, questa volta, facciamo pure il bagno in piscina. Sisma o non sisma, ha senso venire qui soltanto per un pranzo di questo tipo: olive all'ascolana e crema fritta, pasta all'amatriciana e gricia, arrosticini.

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    Il paradiso della piega

    Da Amatrice si sale ai 1.350 m del lago di Campotosto (dove si godono i paesaggi più... canadesi del Centro Italia) e si entra nel migliore parco giochi degli Appennini. Sono anni che noi, pur abitando a Milano, veniamo qui per farci quella che consideriamo una delle migliori traversate montane d'Italia e che unisce, con una linea Nord-Sud, i Parchi Nazionali dei Sibillini, della Laga, del Gran Sasso e della Majella. Rispetto alle Alpi sono più selvaggi, più pericolosi (nel caso doveste incontrare branchi di cani randagi) e presentano altopiani che ricordano le steppe mongole. Amatrice era uno dei punti cardine di questo itinerario, ancora più di L'Aquila, che è un po' defilata e costringe a perdere quota. Noi, però, ci fermiamo a dormire proprio lì. Anche su questa città, come nel caso di Ascoli Piceno, ci sarebbero da scrivere pagine e pagine. Dopo due giorni passati a visitare piccoli paesi, ci accoglie come un grande borgo in mezzo alle montagne, solo che si respira l'aria della città. Le ferite del terremoto del 2009 sono ancora ben visibili, ma ormai in parecchi sono tornati alla normalità. Il Comune ci mette a disposizione una guida, una ragazza dalla voce musicale, che ci porta in Piazza Duomo, al Forte Spagnolo, alla Fontana delle Cento Cannelle e alla Basilica di San Bernardino, che si trova in cima a una sorta di piazza fortemente inclinata.

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    Ci racconta cose curiose, tipo che, quando nevica, la gente usa come pista per slitte e bob questa piazza. La terza giornata inizia con il passaggio per Paganica, che sapevamo avere subito danni dal sisma, ma non che il suo centro storico fosse diventato una città fantasma. Non è stata rasa al suolo come Amatrice, ma la maggior parte degli edifici ha subito gravi lesioni e la gente se n'è andata. Abbiamo girato in moto davanti a edifici chiusi e abbandonati, rivestiti da immensi murales. Vicoli sterrati, con le erbacce, passano in mezzo a case lesionate e transennate. Inquietante, davvero. Proseguiamo verso Assergi e passiamo per la stretta e spettacolare gola dove sorge il Santuario della Madonna di Appari, incastrato sul fondo: nel Trecento era quasi una grotta chiusa da una parete ma, nel corso dei due secoli successivi, è stato ampliato. La strada prosegue alta, sopra la chiesa e attraversa un tunnel sul quale si trova una lapide a ricordo del Colonnello Francesco Rossi, nato a Paganica e morto in battaglia nel 1917, a 52 anni, durante un eroico tentativo di resistenza sul fronte del Piave, durante la Prima Guerra Mondiale. È stato premiato con la medaglia d'oro al valore militare e immortalato in un dipinto di Achille Beltramo. Dopo quella gola c'è un altro paesino lesionato dal terremoto del 2009, Camarda. La zona rossa, nella parte alta del paese, è ancora inagibile. Si vede la metà sopravvissuta della torre del castello sommitale. Qui siamo ospiti di un aperitivo al ristorante Elodia, che si chiama così dal nome della proprietaria, che lo ha aperto 42 anni fa, ma è stata costretta a chiuderlo a causa del terremoto. 7 anni dopo il sisma, nel 2016, i tre figli di Elodia hanno deciso di ripartire e noi siamo lieti e orgogliosi di fermarci da loro. Nel frattempo, le nostre moto posteggiate in strada attirano l'attenzione di due Guzzisti, lettori di Motociclismo, diretti anche loro al Mucciante di Campo Imperatore.

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    Alzi la mano...

    ...il motociclista che non conosce Campo Imperatore, o che non c'è mai stato in moto. Si tratta di una delle tre località che viene soprannominata "Il Tibet italiano": le altre due sono Livigno e il Pian Grande di Castelluccio di Norcia. È un altopiano che scende dalla vetta del Corno Grande sul Gran Sasso (2.914 m, massima elevazione appenninica) e che si estende per oltre 20 km. La strada che lo attraversa completamente, da Fonte Cerreto a Castel del Monte, misura 56 km ed è affollata di moto quanto quella dello Stelvio, sulle Alpi. Noi però prendiamo una via alternativa, quella che passa per l'altopiano di Fugno, per tre motivi: c'è zero traffico, ci piace quell'altopiano, simile a un lago circolare verde in mezzo alle montagne e vogliamo visitare la chiesetta di Sant'Eusanio, che si trova a 1.400 m, si raggiunge con un breve e facile sterrato, è stata restaurata nel 1994 e presenta la stranezza di essere stata accorpata ad una stalla. In questa zona di "dune d'erba" e di montagne che sfiorano i 3.000 m vivevano diversi religiosi conducendo vita da eremita e ci piace raggiungere i loro rifugi immaginando quanta solitudine, contemplazione e meditazione ci fosse nelle loro vite. Nella zona ci sono anche le grotte di San Crisante, la chiesa dei Santi Crisante e Daria e i ruderi di Sant'Egidio del XII secolo, ormai ridotti a un cumulo di sassi, a quota 1.680 m. Sant'Eusanio e Sant'Egidio, tra l'altro, sono state due "E" molto gettonate durante il Pick The Peaks 2016. A fare da contraltare a questi luoghi mistici c'è il traffico a due e quattro ruote, concentrato soprattutto nella parte più alta del percorso, a 2.100 m, dove si trovano gli impianti sciistici, l'albergo dove venne imprigionato Mussolini nel 1943, l'orto botanico e l'osservatorio.

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    Da qui, per 23 km, si viaggia in ambiente lunare, bellissimo, in mezzo a pascoli, circondati da montagne poco più alte. Pensate che nel gennaio 2016, di notte, in piena bufera di neve, passarono di qui gli sciatori che per primi andarono a prestare soccorso all'Hotel Rigopiano dopo la valanga. Si prosegue finché in lontananza non si vede il fumo di un grande incendio: ma non è un incendio, sono le griglie del Mucciante, un ristorante che vende carne fresca e che la gente si cuoce personalmente all'aperto. Ci sono decine di griglie e ogni estate non si contano le auto, le moto, le tende ferme qua. Si esce da Campo Imperatore attraverso il Capo la Serra, (1.600 m) che, per me, è il più bel passo degli Appennini per lo strano aspetto dei prati: gobbe maculate da pietraie. Ci aspettano le ultime tre località del giro: Castel del Monte, Rocca Calascio e Santo Stefano di Sessanio. Sono tra i più begli esempi di architettura montana medioevale. Il primo si distingue per le case-torre da 4/5 piani e per la via "contapecore", così stretta da far passare un animale alla volta. Rocca Calascio è uno dei castelli più suggestivi d'Italia, sorge in cima a una montagna, è visibile da molto lontano e ispira pensieri di avventure e magie. Nel 1985 ci girarono il film Ladyhawke mica per caso! Infine, Santo Stefano di Sessanio, parzialmente danneggiato dal sisma ma sempre bellissimo ed anche lui dotato di via contapecore, dove il sottoscritto decide di passare ogni tanto per vedere se è ingrassato troppo.

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