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Turismo: sulle strade della Sicilia che, tra Milazzo e Bronte, passano per le grotte dell’Alcantara

Partiamo da Milazzo. Da qui raggiungiamo Capo Tindari, per poi proseguire sino Capo Schisò, dove si trovano le grotte e finire a Bronte, nei cui pressi ha sede la agra del pistacchio.

DALLA ROCCIA LAVICA ALL’APERITIVO

 

Furono gli Arabi, strappando la Sicilia ai Bizantini, a promuovere e a diffondere la cultura del pistacchio nell’isola e, a conferma di ciò, basta considerare l’affinità etimologica del nome dialettale dato al pistacchio col corrispondente termine arabo. “Frastuca” il frutto e “Frastucara” la pianta derivano infatti dai termini arabi “fristach”, “frastuch” e “festuch” derivati a loro volta dalla voce persiana “fistich”. La raccolta del frutto ha avuto particolare sviluppo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento nelle province di Caltanissetta, Agrigento e Catania. In quest’ultima, ai piedi dell’Etna, nel territorio di Bronte, conobbe la massima espansione tanto che, nel 1860, interi pascoli e terreni incolti furono trasformati in pistacchieti e la pianta coltivata divenne il fulcro di tutto il sistema agricolo ed economico dell’area. Proveniente per alcuni da Psitacco, città della Siria o, secondo altri dall’Asia minore o dal Turkestan, quest’albero contorto, dalla corteccia rossiccia, chediventa grigia quando la pianta è adulta, era già notaagli ebrei. Avicenna, considerato l’Ippocrate e l’Aristotele dell’oriente musulmano, nel suo “Canone della medicina” lo prescriveva contro le malattie del fegato e lo definiva afrodisiaco. Nel “Trattato degli alimenti e della maniera di conservarli lungamente in sanità” (Venezia 1705), M. Lemeri consiglia il verde frutto perché “...li pistacchi sono umettanti e pettorali, fortificano lo stomaco, eccitano l’appetito, sono aperitivi e molto utili alle persone magre...”. Il Pistacchio (pistachia vera) è un arbusto, più raramente un

albero di piccola taglia, di altezza non superiore ai 6 metri, dotato di radici profonde, dal tronco nodoso e contorto di colore grigio brumastro e dal fogliame caduco. La pianta si trova a suo agio sulle rocce laviche, proibitive per qualsiasi altro tipo di vegetazione. Ogni otto piante femmine bisogna piantare un maschio che deve essere posizionato sopra vento per l’impollinamento. Il terreno, caratterizzato in prevalenza da rocce che affiorano in superficie, crea degli ostacoli alla meccanizzazione di tutte le pratiche culturali indispensabili e determina elevati costi di produzione. La difficile raccolta su questi terreni è il maggior motivo per il quale si impone ai pistacchieti etnei un ciclo di produzione biennale.

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