BRONTE E IL PISTACCHIO L’arrivo a Bronte avverrà lambendo le pendici settentrionali dell’Etna, “a muntagna”, l’unica, amata e odiata allo stesso tempo da tutti gli abitanti dei centri aggrappati alle sue falde. Linguaglossa, Randazzo, ma anche i centri più piccoli furono costruiti su antichi sedimenti vulcanici e presentano ancora oggi strade, case e chiese in pietra lavica. Il colpo d’occhio, soprattutto nelle giornate di sole, è davvero notevole e coreografico. A Bronte chiediamo informazioni sulla sagra del pistacchio, oggetto dell’itinerario (o scusa per ripercorrere la SS185?), e tutti ci indirizzano in municipio dove troviamo il signor Minio, temporaneamente in prestito all’ufficio elettorale, il quale si occupa della sagra, che si svolge negli anni dispari. “La passata edizione abbiamo avuto 120 espositori con le delegazioni straniere di Francia, Spagna e Tunisia che, insieme all’Italia, appartengono al Medifostac, un progetto finanziato dalla Comunità economica per la valorizzazione dei prodotti tipici”. Minio ci fornisce anche gli indirizzi di pasticcerie e ristoranti, che producono e preparano specialità locali utilizzando il pistacchio. Cosa resta se non seguire consigli e suggerimenti e lanciarsi nella degustazione?
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