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Turismo: sulle strade della Sicilia che, tra Milazzo e Bronte, passano per le grotte dell’Alcantara

Partiamo da Milazzo. Da qui raggiungiamo Capo Tindari, per poi proseguire sino Capo Schisò, dove si trovano le grotte e finire a Bronte, nei cui pressi ha sede la agra del pistacchio.

GROTTE DELL’ALCANTARA Anche il tratto per giungere a Tripi non è in buono stato ma presa la SS185, all’altezza di Mazzarà S. Andrea inizia lo spettacolo. L’asfalto eccellente, l’Etna che comincia ad occhieggiare tra una curva e l’altra, lo scarso traffico, tutto è perfetto. Novara di Sicilia è un altro paese che merita una sosta, anch’esso inserito nella speciale classifica dei borghi più belli del nostro bel Paese. Ma la strada adesso diventa l’assoluta protagonista, ed è un vero piacere scendere verso Francavilla di Sicilia ed arrivare nella zona delle grotte dell’Alcantara. In un periodo che si perde alle radici della storia, un piccolo vulcano a nord dell’Etna si sveglia ed erutta un’enorme massa di lava che si fa strada fino al mare ed immergendosi forma Capo Schisò. Il percorso tortuoso del fiume di lava è in seguito solcato da un corso d’acqua che vi si insinua levigando e pulendo i massi lavici dalle scorie. Verso la fine del suo percorso, l’acqua incontra forse una massa di terreno più friabile e prosegue la sua strada liberando due alte pareti di durissimo basalto caratterizzate da affascinanti forme prismatiche. Sono le gole, di cui solo un tratto è oggi facilmente accessibile. Sembra una leggenda, ma le gole dell’Alcantara si sono davvero formate così. Le gole sono percorribili quando l’acqua è bassa per un tratto compreso tra i 50 e i 200 m. All’entrata è possibile munirsi di stivali-salopette (tipo da pescatore) da indossare per evitare di bagnarsi nelle acque, sempre molto fredde, del fiume. Normalmente il letto del fiume è praticabile da maggio a settembre; il resto dell’anno si può solo arrivare all’imbocco delle gole. La risalita può essere fatta in ascensore. È possibile fare anche agricampeggio in apposite piazzole. Il nome del fiume, e della valle omonima, risale al periodo di dominazione araba, Al Qantarah, e si riferisce ad un ponte ad arco costruito dai Romani e capace di resistere alle irrompenti piene del fiume che ancora oggi offrono uno spettacolo impressionante. Anche con le salopette prestate attenzione al livello dell’acqua.

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