I primati del siluro italiano

18 marzo 2017
a cura della redazione
I primati del siluro italiano
Record mondiali di velocità per la Minarelli 175 a ottobre 1969. La 2T super carenata italiana migliora i primati di ben quattro categorie con una motorizzazione “quasi” di serie e in condizioni climatiche tipicamente… britanniche

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I primati del siluro italiano

In bella mostra sulla copertina di Motociclismo di dicembre 1969 c’è un vero e proprio siluro marcato Minarelli, col quale la Casa di motori bolognese si è aggiudicata quattro record mondiali di velocità per la classe 175 cc a ottobre. Recordman è Arteno Venturi, mentre il luogo dove si sono svolti i tentativi per aggiudicarsi i prestigiosi primati di velocità è la pista dell’aeroporto militare di Elvington, nella regione dello Yorkshire in Inghilterra. 

Quattro record mondiali di velocità

I primati del siluro italiano

Per la prima volta, dopo diversi anni in cui regolarmente si tengono in questa location i “Week-end of Records”, vi partecipa una Casa italiana, la Minarelli, appunto, invitata dall’importatore inglese della nostra Marca. Partecipazione in grande stile, perché al seguito c’è anche il Cav. Vittorio Minarelli, fondatore e proprietario dell’omonima Casa, il noto meccanico Pierino Cappelli, e pochi altri tecnici e meccanici. Il risultato è di primissimo piano, perché la Minarelli si aggiudica i record sul quarto di miglio (14”19, media 102 km/h), sul miglio da fermo (39”63, media 146,160 km/h), sul km lanciato (19”58, media 183,810 km/h), e sul miglio lanciato (31”53, media 183,730 km/h). Risultati, tra l’altro, ottenuti con l’aiuto dello... splendido clima d’oltre Manica, che in ottobre alterna nebbioline a spesse foschie, pioggerelline a dense umidità. 

il massimo col minimo!

I primati del siluro italiano

Ispettori e cronometristi inglesi si complimentarono con Arteno Venturi, che riuscì nell’impresa di strappare i record precedenti con una macchina tecnicamente per nulla eccezionale, a parte la accurata ricerca aerodinamica della carenatura, i cui vantaggi vennero amplificati dall’ottima posizione in sella assunta dal Venturi. La moto infatti montava un comune motore non dissimile da quello allora in produzione di serie (ed adottato da numerose macchine italiane e straniere sia da strada che da fuoristrada), con distribuzione classica, compressione di 13,5:1, potenza di 28 CV a 8.300 giri, alimentazione a miscela al 5%, accensione a volano magnete e cambio a soli 4 rapporti. Il tutto per un peso di 85 kg, compresa la carenatura in fibra di vetro. 

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