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Pierer: “KTM come Volkswagen. Fra 2 anni prima Husqvarna indiana”

Comincia a delinearsi la strategia che ha convinto Pierer e KTM (e Bajaj) ad acquistare Husqvarna. Il CEO dell’Azienda austriaca vuole seguire il modello del Gruppo Volkswagen. E conferma: “le piccole Husky saranno prodotte in India”

Pierer: "KTM come Volkswagen. Fra 2 anni prima Husqvarna indiana"

Prima una voce, poi la conferma: KTM si è comprata Husqvarna dal Gruppo BMW. Per farci cosa? Se lo sono chiesti in molti visto che parte del business delle due aziende è completamente allineato e KTM già si era portata a casa Husaberg, altra azienda specializzata nell’offroad. La strategia è ora più chiara e l’ha spiegata Stefan Pierer, CEO di KTM, alla CNBC. “Il Gruppo Volkswagen ha 9 o 10 marchi diversi e le auto prodotte usano le stesse componenti”. Quindi economia di scala anche nelle moto, strada confermata da Rajiv Bajaj di Bajaj Auto che detiene quasi il 50% di KTM: “Audi e Volkswagen sembrano molto simili e infatti lo sono ma hanno un posizionamento diverso, Audi è un gradino sopra. Quindi KTM e Husqvarna hanno la propria identità che devono mantenere, poiché entrambe hanno un posto nel mercato. Che vogliamo rafforzare. Husqvarna e KTM avranno piattaforme in comune ma i modelli saranno totalmente differenti e rispetteranno le caratteristiche dei rispettivi marchi”. Tutto vero ma resta da capire come si potrà distinguere due marchi in un segmento così essenziale com’è l’offroad e per di più condividendo i motori (già, questa è una notizia. Ma cos'altro condivideranno i due marchi?).

IL BARICENTRO SI SPOSTA IN INDIA
Già, perché, sebbene inizialmente si fosse pensato alla volontà di Pierer di dar vita ad una nuova personale realtà industriuale, ora appare chiaro che gli indiani di Bajaj parlano e agiscono da effettivi proprietari sia di KTM che di Husqvarna. Quindi un altro capitolo della nuova vita a cui si sta avvicinando Husqvarna è la questione che riguarda la condivisione di componenti e delle linee produttive. “Entro due anni vedremo la prima Husqvarna in India, sarà fatta nell'impianto indiano di Chakan e userà una piattaforma condivisa con altri modelli Babakk-KTM, con mototi di 125/200 cc ” – assicura Pierer; il che significa che almeno alcuni modelli saranno prodotti in Oriente dove già vengono assemblate alcune KTM proprio negli stabilimenti del partner Bajaj Auto. E con motori indiani: i 125 e 200 montati ad esempio sulla Duke vengono prodotti in India e presto la stessa sorte toccherà anche al 390. “Siamo un partner affidabile – sottolinea Rajiv Bajaj – e specialisti nelle moto, ci piace essere presenti in ogni segmento significativo del mercato motociclistico in tutto il mondo”. In quest’ottica hanno scelto in KTM il partner giusto visto che a livello di numeri è quello che nel 2012 ha venduto più unità di chiunque altro (107.000 moto mentre Husqvarna si è fermata a 10.000).

VOGLIAMO TUTTO
L’obiettivo della casa austriaca è ora quello delle 120.000 unità nel 2013, grazie alle sue moto, alle Husaberg ed ora alle Husqvarna. Un target iniziale per Husqvarna è raddoppiare le vendite passando a 20.000 moto l’anno. Si inizierà ringiovanendo la gamma delle off road e si spingerà soprattutto sul mercato extra europeo. BMW ha infatti venduto Husqvarna sostanzialmente perché il mercato europeo si è contratto di circa il 50% dal momento dell’acquisto della Casa di Cassinetta e i costi di sviluppo da sostenere per spingere il marchio erano diventati un vero problema. In ultima analisi, il vero obbiettivo è portare via quote di mercato ai giapponesi. "KTM e Husqvarna insieme hanno un grandissimo potenziale - dice Pierer - anche se una piccola sovrapposizione è inevitabile. Ma ci sono comunque 4 marchi giapponesi ai quali c’è tanto da… fregare”.

Resta, quindi, da capire che connotazione vorranno dare gli austro-indiani alla Casa varesina ed inoltre quanta parte della produzione sarà trasferita in India. E poi quanti dei modelli attuali rimarranno in produzione e con quali motori (per le fuoristrada viene naturale pensare al trapianto di motori KTM). Storie già viste: a questo genere di politiche e movimenti ci ha già abituato il mondo auto, fra economie di scala e globalizzazione dei mercati e produttiva.

 

 

 

 

 

 

 

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