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MV Agusta F4 R Corsa Corta: prova

Abbiamo provato sul circuito di Monza la MV Agusta F4 R con il motore Corsa Corta che sviluppa una potenza massima dichiarata di 195,2 CV all’albero. Costa 19.000 euro chiavi in mano, che si spendono per godersi il piacere di un’erogazione lineare, esplosiva agli alti regimi e una ciclistica solidissima, che non mette mai in difficoltà

COME È FATTO IL MOTORE L’ultimo motore della MV Agusta si chiama Corsa Corta, equipaggia le nuove F4 ed è derivato dal precedente 16 valvole radiali, montato per la prima volta nel 1998 sulla F4 750 Serie Oro. Da allora quel propulsore è stato sottoposto a un lungo lavoro di sviluppo, passando dalla cilindrata iniziale (750 cc) a quella attuale (998 cc), con un percorso di continuo affinamento, per migliorare le prestazioni, l’erogazione e l’affidabilità, senza stravolgerne il carattere. Il nuovo motore Corsa Corta è il quattro cilindri di 998 cc identico a quello della F4 RR, ma meno potente: si scende da 200,9 CV dichiarati a 195,2 CV all’albero. Entrambi sono stati completamente riprogettati: A partire dall’albero motore a bassa inerzia, che assicura anche un nuovo rapporto corsa alesaggio estremamente superquadro che migliora l’affidabilità, facendo scendere la velocità lineare del pistone da 24,7 m/s a 22,9 m/s (calcolata al regime del limitatore, 13.700 giri). L’alesaggio passa da 76 a 79 mm e la corsa scende da 55 mm a 50,9 mm, ma la cilindrata resta invariata (998 cc). È stato ottimizzato il rendimento termodinamico con una testata completamente nuova, condotti di aspirazione ridisegnati e valvole in titanio maggiorate sia all’aspirazione sia allo scarico (passano da 30 a 31,8 mm le prime; da 25 a 26 mm le seconde). L’alimentazione ad iniezione utilizza quattro corpi farfallati da 49 mm con cornetti a lunghezza variabile. L’impianto di scarico ha un nuovo schema 4-2-1-4. Il cambio è sempre estraibile e i rapporti restano invariati; la primaria però è più corta di circa il 2%. La frizione, a bagno d’olio, è dotata di un sistema di antisaltellamento meccanico. Per l’elettronica è stata scelta una centralina Magneti Marelli, con due mappature dell’erogazione e otto livelli del controllo di trazione. L’acceleratore resta manuale: niente ride by wire, ma un tradizionale cavetto metallico che regala ancora sane emozioni.

Potete leggere la prova completa con i valori di coppia e potenza rilevati al banco prova sul numero di Motociclismo di dicembre 2011

 

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