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EDITORIALE
La storia si ripete
Colpo di scena in Federazione: Massimo Mita ha rassegnato le dimissioni da vice-presidente, consigliere e responsabile del settore utenza (epoca più turismo).
Una decisione che dispiace molto perché Mita, da 25 anni in FMI e presidente della Commissione Moto Epoca dal 1996, ha sempre operato con grande impegno, conseguendo risultati che sono andati a beneficio non solo dei soci FMI, ma si sono estesi a tutta quanta la categoria degli “epocali” e dei turisti.
Instancabile nei rapporti con i Ministeri, la Motorizzazione, le assicurazioni, Mita ha infatti ottenuto, tra l’altro, la reiscrizione al PRA e la reimmatricolazione, prima negate ai mezzi sprovvisti di documenti. Ed ha risolto anche la spinosa questione delle omologazioni originali che riportavano misure delle gomme diverse da quelle effettivamente montate dalle stesse fabbriche, pratica allora diffusa e che dopo tanti anni veniva a bloccare le domande di reimmatricolazione per la discordanza tra la realtà e i dati dichiarati.
I motivi del divorzio? L’enorme sproporzione denunciata da Mita tra le risorse assegnate dal bilancio federale all’attività sportiva e quelle riservate invece all’utenza, che costituisce lo “zoccolo” della FMI più allargato per numero di affiliati, con relativo e sostanzioso apporto di pecunia.
Una disparità che dovrebbe essere corretta e che richiama alla memoria le polemiche con la FMI del fondatore e direttore di Motociclismo, Gino Magnani, accanito sostenitore di un’indispensabile attenzione da parte federale anche alle esigenze dell’utenza. Giungendo persino a proporre nel 1956 la fondazione di un nuovo ente (che avrebbe dovuto chiamarsi AMI - Associazione Motociclistica Italiana) nel caso la FMI avesse continuato la sua politica tutta rivolta allo sport e assente nei confronti dell’utenza. Come andò a finire? Che dell’AMI non se ne fece nulla e che la FMI proseguì sulla propria strada nonostante le ripetute prediche di Magnani.
E adesso? Il presidentissimo Paolo Sesti ha assunto gli incarichi già di Mita. Ma il nostro augurio è che il dimissionario rientri in ambito federale, previa garanzia di adeguati fondi per ulteriore sviluppo del settore utenza, di cui l’epoca è parte fondamentale, quella che più interessa i nostri amici lettori.
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