CLICCA QUI PER SOFOGLIARE IL NUMERO IN EDICOLA
Che giorno, quel giorno!
Chi scrive è uno che ha visto tutti i saloni di Milano del dopoguerra e così crede, modestamente, di aver stabilito anche lui un record. Si tratta infatti di 45 edizioni (alcune erano biennali, altrimenti sarebbero state 66). Cominciando da quella del 1946 che segnava la rinascita del settore, come raccontato nelle pagine seguenti con tutta l’ampiezza che merita questo argomento.
La prima volta non si scorda mai! L’appuntamento era per fine novembre, al Palazzo dell’Arte nel parco Sempione, in quella stagione invaso dalla nebbia e poco illuminato per le conseguenze della guerra. Sembrava di addentrarsi in una “selva oscura”, con un lumicino in fondo che veniva dall’ingresso.
Appena varcata la soglia, il Palazzo dell’Arte diventava la galleria delle meraviglie, anche se l’esposizione si limitava allo stretto indispensabile, senza la minima coreografia. Ma c’erano tante moto, comprese quelle da corsa, e questo bastava per accelerare i battiti cardiaci, per far sognare ad occhi aperti. Era una visione magica, che si offriva a gente duramente provata dagli anni di guerra. E la teneva in stato di contemplazione, tanto che nessuno osava toccare le moto e men che meno salirci sopra. Volendo portare a casa il ricordo della visita, per continuare a riviverlo, si poteva acquistare lo speciale di Motociclismoche costava 70 lire (contro le 40 dei normali) ed era ricco di foto, dati, disegni e dissertazioni nelle sue 88 pagine. Il Salone durava ben 10 giorni, con due domeniche, e Motociclismone trovava solo un difetto “quello di essere durato troppo poco”. Dopo gli anni del digiuno e delle dolorose vicende, c’era la voglia di fare indigestione! (L’ultimo salone si era svolto nel 1941).
Quanti saranno stati i visitatori? Non si è mai saputo. Motociclismoscrive che “nemmeno la nebbia e la pioggia li hanno tenuti lontano e nei giorni festivi la ressa era tale da far muro dinnanzi agli stand e rendere ardua l’impresa di circolare nelle corsie”. Un buon auspicio.
Torniamo per concludere al caso personale. Rientrato a casa in stato di ubriacatura “motociclistica”, il sottoscritto comincerà subito a disegnare sui quaderni di scuola le moto che gli erano piaciute di più, mettendo al primo posto la Parilla 250: elegante, sportiva, potente.
Era giovedì 28 novembre 1946: una data che resterà indelebile nel mio diario.
segui Motociclismo.it su: