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Laverda: la storia di un marchio italiano

Con la nascita della Breganze Motociclette e la loro 750 SF, arriva nuova luce sul marchio Laverda. Ecco la sua storia

Una storia tanto travagliata che difficilmente trova eguali, per quantità di vicissitudini, crisi e rinascite. Nel 2006 ha sospeso ogni attività ma al Motor Bike Expo di Verona si è presentata al pubblico la Breganze Motociclette Italiane  che con la 750 SF vuole riportare in vita la storia della Laverda (clicca per scoprire la 750 SF). Nel 1997 su Motociclismo d'Epoca abbiamo ripercorso le tappe del marchio vicentino grazie a Massimo Laverda (scomparso nel 2005) che qui approfittiamo per ricordare. Nella galleria fotografica, alcuni scatti dell'epoca, conservati nell'archivio storico di Motociclismo.

 

La storia della Laverda

Il Veneto è terra ad alta diffusione motociclistica, ha dato allo sport campioni e comprimari: ha visto fiorire associazioni e avvenimenti di tutt i tipi fin dall'epoca dei pionieri. Eppure dovrà attendere il secondo dopoguerra prima di avere sul proprio territorio una fabbrica di moto. Come si spiega? Forse con l'economia largamente agricola dì quella regione, forse con la lontananza dai centri produttori di componentistica. Fatto sta che la prima moto veneta prende forma nel ‘47 –‘48 per mano della Laverda a Breganze, in provincia di Vicenza. Dove, fra tanta agricoltura , c’è già una certa formazione tecnica perché la famiglia Laverda possiede da quasi un secolo una fabbrica di macchine agricole (e inizialmente anche di orologi da campanile). Il passo in direzione della moto viene fatto nel ’47 da Francesco Laverda, che si era laureato in fisica a Padova dieci anni prima e si era specializzato all’Accademia Navale di Livorno negli esperimenti sulle microonde per il rilevamento degli oggetti a distanza. Un pioniere dei radar, insomma.

 

Francesco Laverda pensa alle moto con uno spirito quasi missionario. “Mio padra non era un motociclista” ci ricordava nel 1997 il figlio Massimo “ma voleva contribuire al miglioramento delle condizioni sociali con un mezzo di trasporto utilitario, molto economico ed affidabile. Ha quindi pensato ad una moto leggera. Poi si appassionerà anche alle corse, specialmente quelle di gran fondo, su e giù per l’Italia ma sempre nell’intento di diffondere la motorizzazione popolare, di dar lavoro a tanta gente per accelerare la ricostruzione del Paese”.

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