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Laverda 1000 tre cilindri

Arancio ruggente

Laverda 1000 tre cilindri




Il motociclista che sceglie le Laverda negli anni Settanta è quello vinto dal fascino delle moto “temprate” dalle corse sulle piste di tutta Europa, che vuole vedere nella propria due ruote la moto che tutte le domeniche gareggia e vince in pista, secondo una filosofia terribilmente di moda anche ai giorni nostri: la nuova 1000 Jota del 1981 è perfetta per il palato di questo genere di "smanettoni".

“Alla nuova Jota 1000 - scrive Motociclismo alla sua presentazione - sono stati apportati numerosi aggiornamenti meccanici e stilistici che, unitamente alla ciclistica di prim’ordine, ne fanno una sportiva di gran rango. Nuovo il cupolino fissato al telaio, più protettivo e filante del precedente come pure il codino e la sella. La testa è stata completamente ridisegnata con condotti e valvole maggiorate; la frizione è comandata idraulicamente come sulla 1200, mentre accensione elettronica e alternatore sono stati separati e disposti uno per parte sotto i carter laterali. La Jota 1000 gommata Pirelli Phantom costa 5.702.500 lire chiavi in mano. Per questo modello è disponibile un kit di potenziamento (alberi a camme, pistoni, complesso di scarico), venduto a lire 367.700, che ne eleva la potenza da 75 a 85 CV e la velocità massima da 210 a 230 km/h (dati Casa)”.

La novità maggiore però è nel motore: viene abbandonato il manovellismo tradizionale (manovelle laterali a 360°, centrale a 180°) in favore di un più classico a 120°, già sperimentato fin dal 1974 sulle moto ufficiali che partecipano al Campionato europeo di Endurance. In questo modo la Laverda 1000 perde la sua tipica sonorità di scarico e guadagna… in vibrazioni, parzialmente compensate dal montaggio elastico del motore sul telaio con silent-block. Un altro “colpo” alla tradizione è il passaggio a sinistra del pedale del cambio (optional sulla vecchia Jota 180°) che uniforma la maxi di Breganze al resto della produzione sportiva mondiale.

La Jota 1000 120° mantiene inalterate tutte le caratteristiche delle sue progenitrici:
è una moto sportiva capace di prestazioni al vertice della categoria e dal prezzo sempre superiore a quello delle altre maximoto. Nel 1981 costa 6.598.000 lire, contro le 6.493.000 lire della Suzuki GS 1000, le 6.405.000 lire della Honda CB 900 F2, le 6.372.000 della Kawasaki Z 1000 J, le 5.595.000 della Moto Guzzi Le Mans III e le 5.535.000 lire della Ducati 900 SS.





ARRIVA LA 1000 RGS





La Jota regge bene il confronto con la concorrenza e resta in produzione fino al 1982,
quando viene sostituita dalla 1000 RGS (Real Gran Sport), capostipite di una nuova generazione di maxi che dà un taglio abbastanza netto sotto il profilo estetico ai modelli precedenti cercando comunque di mantenere, a partire dal nome, la tradizione sportiva che ha reso celebre le Laverda tre cilindri. È infatti caratterizzata da una semicarenatura profilata che lascia in vista il celebre motore e dalla sella con codino monoposto asportabile. La moto ha come particolarità quella di avere il tappo del carburante collocato nel lato destro del cupolino, collegato al serbatoio da una “proboscide” solidale allo stesso e nascosta dal rivestimento interno in plastica.

Con questo nuovo modello (in seguito prodotto anche nelle versioni RGA, RGA/Jota, Executive, RGS Corsa e 1000 SFC), la tre cilindri resta in produzione fino alla chiusura degli stabilimenti di Breganze.A testimonianza del grande successo ottenuto da questa maxi, basti ricordare che in 14 anni di onorata carriera la 1000 tre cilindri è stata prodotta complessivamente in 12.550 esemplari in tutte le sue varianti e che ancora oggi mantiene intatto il suo fascino fra gli appassionati di tutto il mondo. Ne fanno fede i moltissimi siti Internet Laverda con sezioni a lei dedicate e il gran numero di esemplari che (soprattutto in Inghilterra) si possono incontrare tuttora per le strade.

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