IN GARA Non ho una percezione chiara del passare del tempo, né della mia preparazione fisica. Due ore sembrano un tempo infinito e immagino che la cosa migliore sia prenderla con calma, amministrare al meglio le proprie energie e restare concentrati. In linea teorica, dovrebbero bastare pochi giri di pista per memorizzare il circuito e prendere confidenza con il tracciato. Solo dopo mi accorgerò che, in fondo, questo è stato il primo errore da me commesso: ho interpretato la gara come se fosse una crociera e, alla fine delle due ore, mi sentivo ancora fresca e scattante. Per quanto mi riguarda è stato sicuramente più importante portare a termine la prova e, infatti, ho fatto solo una breve pausa durante il rifornimento di carburante e acqua, ma avrei dovuto e potuto tirare molto di più. Mi sono risparmiata al punto che, alla fine della gara, non solo avevo ancora voglia di girare, ma avrei retto tranquillamente un’altra ora. Sono abituata alle motocavalcate, che possono durare a lungo e che sono in genere più impegnative per quanto riguarda la difficoltà tecnica e, di conseguenza, la fatica fisica. Del resto, sono proprio gli errori di valutazione che insegnano come affrontare una sfida del genere e che portano a dire: se dovessi rifarla, la rifarei in tutt’altro modo. E io, di errori, a Faenza ne ho fatti parecchi. Per paura di esser urtata da un ipotetico pilota senza controllo, per esempio, seguendo una sorta di codice cavalleresco al contrario, ho fatto passare chiunque. Tutti mi ringraziavano alzando la mano e salutando (ci crediamo, ndr!) e io ero anche piuttosto soddisfatta di tanto consenso e simpatia, che ricambiavo calorosamente. Solo al 115° minuto, un giro prima della fine, quando è spuntata la bandierina a scacchi che, dal vivo, non avevo mai visto, ho capito che tutti quei lasciapassare che avevo elargito in gara erano stati uno spreco. Sarebbe stata un’ottima occasione, per me, per imparare a tirar fuori quell’aggressività di guida che ancora mi manca e che tanto invidio agli altri. Ma in fondo, si sa, chi va piano… va piano. E non sono così sicura che essere aggressivi senza andare a cannone serva a superare qualcuno.
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