SI PARTE! Nonostante ci sia una categoria riservata alle ragazze, nel cross country le donne corrono nella stessa manche dei piloti dell’altro sesso, appartenenti alle seguenti classi: XC beginners, XC junior, XC senior e moto d’epoca, da cross o enduro. I professionisti, invece, gareggiano nel primo pomeriggio, nel turno che ha inizio alle 14:30. Avevo sentito dire che la partenza sarebbe stata in perfetto stile Le Mans, e infatti... Ecco le moto in fila, una accanto all’altra, pericolosamente appoggiate a un bastone di legno e i piloti schierati a qualche metro di distanza, ognuno di fronte al proprio mezzo. Tutti pronti a scattare, correre, saltare in sella, scalciare il kick starter – o, per quanto riguarda gli enduristi, premere il magico pulsante - e sfrecciare via. Le moto sono molto vicine tra loro. Così, decido di cedere il passo agli altri piloti, piuttosto che gettarmi nella bagarre con il rischio di urtare qualcuno o qualcosa e creare un curioso effetto domino. È un retaggio psicologico: quando affronto per la prima volta una cosa, mi sento un incredibile generatore di disastri. E, spesso e volentieri, i fatti mi danno ragione. È ora. Anche se parto con qualche secondo di ritardo, ci sono. La gara è iniziata. Una delle prime cose che mi hanno insegnato gli amici più esperti è riconoscere la tipologia di terreno, in modo da affrontarlo al meglio. A Faenza, quei consigli mi sono tornati molto utili. Nonostante il circuito sia piuttosto omogeneo, non è difficile passare dalla terra al fango, dal fango all’erba, dall’erba alla sabbia nel giro di pochi metri. Per evitare di fare il primo testa coda della giornata, studio bene il percorso. Rallento sull’erba e cerco di capire se sia bagnata o asciutta, alleggerisco l’anteriore nelle pozze di fango, sto in piedi sulle rampe ogni volta che posso. Insomma, mi limito a mettere in pratica gli insegnamenti base.
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