ATTIMI DI DEFAILLANCE Sono a un metro dall’ingresso all’area rifornimento, in cui devo rientrare. Il primo giro di perlustrazione è finito, la gara inizierà tra pochi minuti e io mi sento benissimo. Sorrido come una bimba mentre, invece di imboccare la stradina chiaramente segnalata che porta al punto in cui si trovano gli altri piloti, vado dritta e, a momenti, finisco contro un cancello. L’euforia fa brutti scherzi, a volte. Freno bruscamente e metto un piede a valle. In quell’istante non ricordo neanche il mio nome, figuriamoci se ricordo che col piede a valle io non tocco per terra. Come da copione, cado. Resto un attimo sdraiata con la mia tutina rosa su sfondo marrone: provo giusto quel pizzico di vergogna che mi impedisce di ricompormi. Mi rialzo e guardo verso il paddock pieno di gente, sicura che i soliti due sbruffoncelli stiano ridendo di me. Mi sbaglio solo sul numero. Sono tutti girati verso di me. I piloti, nonché i loro familiari, i meccanici e i curiosi. Dall’alto, anche il giudice di gara. Tutti mi guardano e ridono. Più tardi un ragazzo mi dirà che, quando ha visto il mio “stile di guida” durante le prove, ha pensato: “Questa non ce la fa”. In effetti, in quel momento l’ho pensato anche io, mi sono nascosta nel casco e ho riso con loro (mentre la mia parte maligna e vendicativa, tipicamente femminile, li infilava a uno a uno nella stiva del Titanic). Fortunatamente il fuoristrada non è una disciplina facilmente prevedibile e, durante una gara, tutto può succedere.
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