GIRO DI PROVA Non cado, non scivolo, non accelero, praticamente neanche respiro. Il giro di prova dà ragione alla presentazione di Vittorio: il circuito è semplice, divertente e scorrevole. Curve a serpentina e a gomito, discese e salite ripide ma fattibili. Sicuramente un percorso affrontabile in modo totalmente diverso a seconda del tipo di pilota e di preparazione fisica ma, soprattutto per quel che mi riguarda, adatto anche ai debuttanti come me. Mi spiegano che il tracciato è stato studiato e preparato in circa venti giorni, comprende molta parte del campo da cross di Faenza - dove, come è noto, si corre anche il Mondiale - e la zona collinare sovrastante. Non ci sono passaggi particolarmente difficili, ma devo dire che la fatica si fa subito sentire. Anche una persona con poca esperienza sarebbe in grado di chiudere il giro divertendosi: la vera difficoltà sembra proprio essere quella di reggere per due ore di fila, fermandosi il meno possibile. Faccio il mio primo giro e mi rilasso: la paura mi è del tutto passata. Anche quando incontro, per la prima volta in vita mia, le cosiddette whoops, non mi lascio spaventare. Ho visto molte volte, anche dal vivo, i piloti più esperti passarle a gas spalancato, volarci sopra sfiorandole con la sola ruota posteriore, come se fosse un gioco da ragazzi. Io mi limito a copiarle, spostando il peso come si deve, e accontentandomi di questo. Proprio perché non vanto un’esperienza decennale, so bene che strafare non porta a nulla: molto meglio rendersi conto dei propri limiti e cercare di migliorare il proprio passo volta per volta, senza bruciare le tappe. In effetti, questo è stato lo spirito con cui ho affrontato gran parte della gara… almeno finché non ho visto lui, Fabrizio Grioni, il fotografo venuto lì a Faenza anche per me. In quel caso può succedere, ed è effettivamente successo, che l’esaltazione e l’egocentrismo prendano il sopravvento e, con una serie di impennate del tutto fuori luogo, l’esordiente, che poi sono io, perda totalmente il senso della misura, saltando a caso le whoops e tentando di finire in braccio al fotografo, a cui in fondo voleva solo regalare un bello scatto. Un piccolo colpo di testa, senza conseguenze per nessuno, è sempre il benvenuto.
segui Motociclismo.it su: