AFFRONTARE LA BUROCRAZIA Per partecipare a una gara non basta far una colazione abbondante: bisogna iscriversi. L’organizzatore mi assegna il numero di gara - il 58 - e mi consegna un oggetto dal nome affascinante, di cui ignoravo l’esistenza: il transponder, un sistema di cronometraggio che rileverà automaticamente i miei tempi. Mi viene voglia, all’istante, di scrivere un lungo trattato contro l’arroganza della tecnologia moderna e la totale mancanza di privacy, ma Vittorio mi ricorda che devo fare qualcosa di più importante. Oggi guiderò la Yamaha, che è molto più alta di quanto vorrei e l’unico modo che ho per avviarla è l’odioso pedale, mai incontrato prima. Cerco di darmi un tono, mentre mi agito sul kick, ma rimpiango subito il pulsante elettrico della mia moto da enduro. In casi come questo, capisco quanto conti l’esperienza di chi, come Vitto, conosce i piccoli segreti che separano un pilota vero da un aspirante tale: dopo avermi osservato con aria corrucciata e divertita, prende la mia mano destra, che pochi istanti prima si accaniva sull’acceleratore, e la mette sul manubrio. Come per magia, smetto di ingolfare la moto, do una pedalata secca e la accendo al volo. Ai miei occhi, Vittorio ha appena acquistato il fascino di James Bond. Ai suoi occhi, invece, io risulto probabilmente una persona alla quale c’è molto da insegnare. Così, fa un lungo sospiro, sorride e si prepara a tranquillizzarmi sulla tipologia di percorso (facilissimo! Divertente! Stupendo!) e a spiegarmi il regolamento di gara. Che decida di seguirlo o meno, mi rendo conto della necessità di non creare troppo disagio agli altri piloti, nonostante ne abbia tutte le possibilità. Le regole sono poche, ma chiare: ascoltare il briefing, che si terrà pochi istanti prima del giro di prova, fare rifornimento ai box ogni quaranta minuti circa, per evitare di rimanere a secco in mezzo al nulla, spegnere la moto durante il rifornimento, fare attenzione alle segnalazioni dei suoi meccanici, che si offrono di darmi una mano e ai giri mancanti. Devo correre per due ore e far il numero più alto possibile di passaggi. Sembra facile! Poi, con fare paterno, Vittorio mi regola le sospensioni della moto. Così, dice, anche una pischella peso piuma come me dovrebbe essere in grado di guidare senza problemi. Improvvisamente, sono contentissima di essere sul punto di partecipare alla mia prima gara. Che sia di cross country o di sci nautico fa poca differenza, le tante esortazioni hanno decisamente fatto centro e io non vedo l’ora di cominciare.
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