"La Panigale non vince il Titolo? La colpa è della coppia Rea-Kawasaki"

8 February 2018
di Giorgio Sala
"La Panigale non vince il Titolo? La colpa è della coppia Rea-Kawasaki"
Paolo Ciabatti
Il Direttore Sportivo di Ducati Corse Paolo Ciabatti parla dei propri piloti, degli avversari, del nuovo regolamento SBK, ma anche di come interagiscono team e organizzatore e della stagione che verrà

Rea e la sua Kawa sono l’unione tra un’ottima moto ed un pilota eccezionale

Il Direttore Sportivo di Ducati Corse, Paolo Ciabatti, ha partecipato alla presentazione della squadra che correrà in Superbike. Per l’ultima stagione, la Ducati correrà con il motore bicilindrico prima del passaggio al V4; tuttavia rimane ancora il rammarico per il fatto che la Panigale non abbia (ancora) vinto un Mondiale nella massima serie. Ripercorrendo un po’ la storia di questa moto in SBK Ciabatti dice: “Penso che la moto, quando ha esordito nel 2013, la Ducati era uscita dall’impegno diretto in SBK e quindi la moto non era sviluppata a sufficienza. Con l’arrivo di Dall’Igna, si è deciso di riportare ad una gestione diretta del team e la competitività è migliorata”. Il vero problema della Ducati Panigale è stato uno…anzi, due: “abbiamo avuto la sfortuna di aver trovato un avversario come Jonathan Rea con la Kawasaki. Rappresentano l’unione tra un’ottima moto ed un pilota eccezionale, e ci siamo ritrovati nella situazione in cui senza di loro ci saremmo ritrovati in mano due titoli mondiali. Ciabatti non si trattiene nel complimentarsi con il 3 volte Campione del Mondo: “onore al merito perché Jonathan Rea è fortissimo e non sbaglia mai. Il successo da lui ottenuto fino ad ora è dovuto al suo talento e una moto che esprime il suo potenziale senza prendersi troppi rischi”.

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Jonathan Rea

Bisogna equilibrare i valori in campo

Per quanto riguarda le regole della SBK invece, questi due anni sono stati molti “intensi”. Lo scorso anno con l’inversione di griglia, mentre nel 2018 è arrivata la limitazione dei giri motore per le moto più competitive. Ma sono queste le regole di cui la WorldSBK ha veramente bisogno? “È difficile da dire, l’obiettivo degli organizzatori è di rendere il campionato più interessante e combattuto. Chiaramente negli ultimi anni c’è stata una lotta Ducati – Kawasaki e raramente si sono inseriti altri piloti o costruttori, quindi capisco la preoccupazione nel movimentare di più le gare. La griglia invertita ha reso la prima parte di gara un po’ più interessante ma nulla di più, il regolamento tecnico invece è ancora da valutare. Come ha detto Dall’Igna, è stato comunicato tardi: sapere così in ritardo che si sarebbe applicato un limite ai giri motore porta con sé una serie di lavori importanti da fare alla moto. Lo valuteremo durante la stagione, insieme a tutte le parti nuove del motore che i costruttori possono inserire sulla base di un calcolo del divario tra le squadre in testa e quelle più indietro. Bisogna equilibrare i valori in campo, rendere lo spettacolo più divertente per gli spettatori, ma per il momento sospendiamo il giudizio complessivo”.

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Mancanza di comunicazione tra Team e Organizzatori?

Dunque, un regolamento che arriva con una tempistica non ideale e che ha come obiettivo quello di limitare le moto più vincenti. Viene spontaneo chiedersi se queste regole sono frutto di una mancanza di comunicazione tra organizzatore e case produttrici, cosa che invece in MotoGP sembra più efficiente. “Non è proprio una mancanza di comunicazione” afferma Ciabatti, che spiega: “in MotoGP c’è più comunicazione ma perché c’è una procedura consolidata negli anni: i costruttori si riuniscono nella riunione MSMA, che poi ha un portavoce nella GP Commission e quindi c’è un flusso di informazioni che viene discusso in modo più organico”. La WorldSBK invece sta cambiando gradualmente volto: “dallo scorso anno si è cercato di fare una cosa simile al Motomondiale, per cui il trend nella SBK mi sembra positivo anche se oggettivamente in alcune situazioni il flusso di informazioni non è stato ideale. Dunque, si sta cercando di replicare in WSBK un sistema che nel Motomondiale funziona bene, nel quale i cambiamenti sono condivisi. Ovviamente c’è sempre un ente che ha l’ultima parola, decidendo quale sia la soluzione migliore per il campionato, ma questo solo dopo aver dato la possibilità ai costruttori di discutere tra loro e dare la loro opinione”.

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Marco Melandri

Davies e Melandri resteranno in Ducati?

Sebbene non sia già iniziata la stagione 2018, lo sguardo è puntato anche al 2019: quest’anno infatti molti piloti ufficiali sono in scadenza di contratto, tra cui Melandri e Davies. Con il nuovo motore V4, troveremo dei nuovi piloti? “È ancora presto per dirlo, non abbiamo ancora affrontato come tema il 2019, ma lo faremo nei prossimi mesi. Noi non abbiamo ragioni particolari per cambiare i nostri piloti: Davies che è molto amato dai Ducatisti, dà veramente il massimo, guida in modo spettacolare. Il Ducatista ama i piloti che danno il cuore per la Ducati, e lui ha incarnato questo spirito perfettamente. Marco invece, che è rientrato dopo quasi due anni di assenza dalle competizioni, ha fatto una stagione in crescendo. Avrebbe potuto vincere Jerez senza quel problema tecnico, quindi siamo contenti così”.

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