2017-01-23 11:00:00 -
a cura della redazione

“Steady Eddie” story, parte 1 (gli esordi)

Eddie Lawson è il pilota americano che ha vinto di più nel Mondiale 500 all'epoca delle mitiche 4 cilindri 2 tempi. Campione introverso e taciturno, non infiamma gli appassionati, ma guida pulito ed efficace. 4 titoli iridati e 31 GP - tutti in 500 - in 10 anni sono il bilancio di una carriera iniziata in Kawasaki e passata quasi tutta in Yamaha. Nel 1992 porta il primo successo alla Cagiva. Tutto parte negli anni ‘70 col dirt track, poi l’AMA SBK
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  • 1/28 Dopo il ritorno in Yamana nel 1990, Eddie Lawson cambia completamente scenario, firmando con la Cagiva. La C591 nasce bene, grazie anche al contributo tecnico fornito da Yamaha, consentendo alla Casa italiana di fare terzi posti (a Misano e al Paul Ricard: Eddie termina il Campionato in sesta posizione)

    Passaggio di consegne

    “Steady Eddie” story, parte 1 (gli esordi)

    Domenica 4 settembre 1983 a Imola si è appena concluso il GP di San Marino e i protagonisti della classe 500 salgono sul podio per la premiazione. Freddie Spencer ha appena conquistato a diciannove anni il titolo iridato della classe regina, precedendo sul traguardo Kenny Roberts ed Eddie Lawson. Freddie è raggiante, mentre i volti dei piloti del team Yamaha sono tirati. Kenny è deluso: ha vinto il GP, ma non gli è stato sufficiente per recuperare il distacco che lo separava in classifica da Spencer ed aggiudicarsi quello che per lui sarebbe stato il quarto Mondiale. Per riuscire nell’impresa il suo compagno di squadra avrebbe dovuto aiutarlo, cercando di precedere Spencer sul traguardo. Eddie invece è arrivato terzo a sei secondi dal pilota della Honda e ora se ne sta in disparte, taciturno, ad ascoltare il rimbrotto del suo capitano. Che davanti ai microfoni dei giornalisti conferma di volersi ritirare, come aveva annunciato prima dell’inizio del Campionato, ma indica proprio nel compagno di squadra il suo erede, perlomeno in Yamaha. Quello storico podio di Imola ha segnato il passaggio di consegne fra il primo pilota americano ad imporsi nel Mondiale - Kenny Roberts appunto - e la generazione di giovani leoni che hanno dominato la scena della classe regina per oltre dieci anni.

    Impenetrabile e silenzioso: non è uno da… rodeo

    Spencer e Lawson, ma anche l’indimenticabile Wayne Rainey, il funambolico Kevin Schwantz, il “re senza corona” Randy Mamola, le meteore Mike Baldwin e Bubba Shobert, il bizzoso John Kocinski e il pragmatico Doug Chandler, hanno scritto la storia della 500. Fra questi piloti Eddie Lawson (qui le foto della sua carriera), nato a Upland nel sud della California l’11 marzo del 1958, è quello ad aver vinto di più: i suoi quattro Campionati mondiali (1984-1986-1988-1989) e i trentuno GP conquistati in dieci anni di carriera (a cui vanno aggiunte una 8 Ore di Suzuka e due 200 Miglia di Daytona) ne fanno ancora oggi il pilota americano più titolato di sempre. Eppure il suo invidiabile palmares non è sufficiente a farlo ricordare dagli appassionati, che anche quando correva al suo stile pulito ed efficace preferivano la guida da rodeo dei suoi connazionali, bravi nel guidare al di sopra dei problemi delle moto, ma che in alcuni casi - come il dramma di Rainey ci ricorda - hanno pagato un prezzo altissimo al voler domare a tutti i costi le scorbutiche 500 degli anni Ottanta. Eddie invece è caduto pochissimo in carriera e in alcuni casi nemmeno per colpa sua, dando sempre l’impressione di guidare con la testa senza mai rischiare di finire in terra andando oltre i limiti del mezzo. In più Lawson non è mai stato un grande comunicatore. Timido, introverso, in perenne lotta con i giornalisti che a suo dire scrivevano cose non giuste su di lui, faticava a lasciarsi andare anche dopo una vittoria. Mentre Mamola o Schwantz arringavano le folle dal podio, lui rimaneva impenetrabile, quasi sempre in silenzio. “Amavo solo andare in moto e non vedevo l’ora di scendere in pista. - ha confessato alcuni anni fa in un’intervista al giornalista inglese Mat Oaxley - Dopo ogni gara pensavo solo a tornarmene a casa per andare a girare nel deserto con la moto da Cross, per divertirmi e rilassarmi. Io volevo concentrarmi solo sui GP e pensavo di non aver alcun bisogno di parlare con i giornalisti: loro mi odiavano e io non li sopportavo, pensavo che le cose potessero andare bene così”. 

    Inizio a rilento, ma poi…

    “Steady Eddie” story, parte 1 (gli esordi)

    Eddie proviene da una famiglia di motociclisti californiani. Suo nonno prima e suo padre poi avevano corso nel Dirt-track e in fuoristrada. Logico quindi che il piccolo Eddie a sette anni venga portato nel deserto e messo in sella a una Yamaha 80 da Cross per imparare a stare in piedi. Fra lui e le due ruote è amore a prima vista e il passo successivo lo porta direttamente alle corse di Dirt-track, con una piccola Italjet 50 e una Kawasaki 90. I risultati però non arrivano: Eddie ha un approccio fin troppo prudente con le competizioni perché suo nonno gli raccomanda di non cadere per evitare di far danni alla moto e lui lo prende in parola, girando pianissimo. Poi dopo due anni di tentativi, proprio quando suo papà e suo nonno sono ormai convinti che non riuscirà mai ad essere un pilota, qualche cosa si sblocca e Lawson inizia ad andare sempre più veloce e a raccogliere i primi successi nel Dirt-track. A 12 anni il suo nome è fra quelli dei più forti piloti esordienti, quando suo papà gli procura una Yamaha 350 iniziando a farlo girare anche su asfalto. Nel 1974, a sedici anni, Eddie vince con una Bultaco 250 il titolo californiano dei “novizi” e nel giro di quattro stagioni stacca la sua prima licenza di pilota “Expert”, aggiudicandosi nel 1978 il Campionato Junior di Dirt-track e raccogliendo come miglior risultato nel Campionato Grand National organizzato dall’AMA un quinto posto nel TT “Stepplechase” al Santa Fe Speedway, vicino a Chicago. Assieme a quello di un altro giovanissimo talento della Louisiana chiamato Freddie Spencer, è il nome di Lawson in cima alla lista dei piloti da tenere d’occhio per il futuro. Alla fine del 1978 bussa alla porta dell’Harley-Davidson per vedere se c’è una minima possibilità di correre nel Dirt-track con la Casa di Milwaukee, ma riceve un cortese rifiuto che lo porta ad una svolta nella carriera: firma infatti un contratto per un piccolo team privato chiamato Shell Thuett che lo schiera nel 1979 nel Campionato AMA 250 di Velocità mettendogli a disposizione una Yamaha TZ. Anche Spencer si iscrive allo stesso Campionato in sella alla medesima moto e la sfida si risolve a favore del pilota della Louisiana. Lawson ha modo di rifasi l’anno seguente, quando viene messo sotto contratto dalla Kawasaki USA e impegnato a tempo pieno nel campionato AMA Superbike, dove trova ancora Spencer come avversario - passato nel frattempo alla Honda - e in quello della 250 GP. 

    I titoli AMA SBK lo accompagnano in 500

    “Steady Eddie” story, parte 1 (gli esordi)

    Se nella quarto di litro Eddie non ha avversari, vincendo con facilità il titolo e bissandolo anche l’anno seguente, nella Superbike la musica è completamente diversa. Oltre a Spencer ci sono anche il suo compagno di squadra Dave Aldana e Wes Cooley, con una Suzuki preparata da Yoshimura, a lottare per il titolo. Assieme al veterano Aldana, Lawson forma una coppia agli antipodi: lui timido e di poche parole a volte chiede consigli per l’assetto della moto al pilota di Santa Ana, reso famoso dalla sua celebre tuta nera Bates con sopra disegnati uno scheletro, ma soprattutto dal suo carattere fin troppo esuberante. La prima vittoria di Eddie in SBK è a Talladega, in Alabama, nel mese di aprile, ma a decidere il Campionato sono i reclami e i controreclami che i team si scambiano per tutto l’anno, con l’unico risultato che il titolo viene assegnato a Cooley a tavolino, due mesi dopo la fine della stagione. Eddie ha modo di rifarsi negli anni seguenti, quando si aggiudica il Campionato AMA Superbike nel 1981 - ai danni della Honda e di Freddie Spencer - e nel 1982, davanti all’altro pilota ufficiale Honda, Mike Baldwin. Le grosse e pesanti Superbike, con i loro larghi manubri e i pochi CV a disposizione gli vanno a genio perché consentono di guidare derapando in curva come Eddie faceva nel Dirt-track mantenendo però un buon margine di sicurezza. Con la Kawasaki KR 250 vince invece per la seconda volta il Campionato nazionale della categoria e la 100 Miglia di Daytona. Nel biennio in cui è un pilota ufficiale della Casa di Akashi ha anche modo di correre - e distruggere - una KR 500 quattro cilindri a Laguna Seca e di disputare come wild-card le sue prime tre gare del Mondiale 250. Il contratto con la Kawasaki gli frutta un bel po’ di dollari ed Eddie si concede uno dei pochi “lussi” della sua vita, comprandosi una Porsche 911 Carrera che possiede ancora oggi e che tiene come un cimelio, al pari delle sue vecchie moto da GP.
    Al termine della stagione accetta la proposta di Kenny Roberts e firma per il Team di Giacomo Agostini per disputare il Mondiale della classe 500, ma prima di partire per l’Europa ha modo di guidare per l’ultima volta una moto da Dirt Track, finendo al sesto posto una gara disputata all’Astrodrome di Houston.
     
    State connessi, presto il seguito, con gli anni in Yamaha (1983-1988)

    ALBO D’ORO: 1974-1982

    “Steady Eddie” story, parte 1 (gli esordi)

    1974

    • Campionato Novizi California, classifica finale (Bultaco 250) 1°
     
    1979
    • 10 marzo, Daytona, Florida USA, internazionale (Yamaha 250) 7°
    • 11 marzo, Daytona, Florida USA, 200 Miglia (Yamaha 750) 33°
    • Campionato AMA 250 GP, classifica finale 2°
     
    1980
    • 9 marzo, Daytona, Florida USA, 250 GP, 100 Miglia (Yamaha 250) 1°, 200 Miglia (Kawasaki) R
    • 14 aprile,Talladega, Alabama USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 20 aprile, Harrisburg, North Carolina USA, SBK (Kawasaki) 2°
    • 1 giugno, Elkhart Lake, Wisconsin USA, SBK (Kawasaki) 2°
    • 14 giugno, Loudon, Hampshire USA, SBK (Kawasaki) 3°
    • 28 giugno, Atlanta, Georgia USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 29 giugno, Atlanta, Georgia USA, 250 GP (Kawasaki 250) 1°
    • 3 agosto, Laguna Seca, California USA, 250 GP (Kawasaki 250) 1°
    • 17 agosto, Mt. Pocono, Pennsylvania USA, 250 GP (Kawasaki 250) 1°, SBK (Kawasaki) 1°, Formula One (Kawasaki) 3°
    • 24 agosto, Braselton, Georgia USA, SBK (Kawasaki) 2°
    • Campionato AMA 250 GP, classifica finale (Kawasaki 250) 1°
    • Campionato AMA Superbike (Kawasaki) 2°
     
    1981
    • 7 marzo, Daytona, Florida USA, 250 GP (Kawasaki) 1°
    • 15 marzo, Talladega, Alabama USA, SBK (Kawasaki) 2°
    • 3 maggio, GP di Germania, Hockenheim (Kawasaki 250) R
    • 10 maggio, GP delle Nazioni, Monza (Kawasaki 250) R
    • 17 maggio, GP di Francia, Paul Ricard (Kawasaki 250) R
    • 30 maggio, Elkhart Lake, Wisconsin USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 31 maggio, Elkhart Lake, Wisconsin USA, 250 GP (Kawasaki) 1°
    • 20 giugno, Loudon, Mew Hampshire USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 21 giugno, Loudon, New Hampshire USA, 250 GP (Kawasaki) 1°
    • 18 luglio, Laguna Seca, California USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 19 luglio, Laguna Seca, USA, 250 GP (Kawasaki) 1°
    • 16 agosto, Long Pond, Pennsylvania USA, SBK (Kawasaki) 2°
    • 13 settembre, Kent, Washington USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 4 ottobre, Daytona, Florida USA, SBK (Kawasaki) 3°
    • Campionato AMA 250 GP, classifica finale (Kawasaki 250) 1°
    • Campionato AMA Superbike (Kawasaki) 1°
     
    1982
    • 7 marzo, Daytona, Florida USA, 100 Miglia SBK (Kawasaki) 6°, 200 Miglia (Kawasaki) R,
    • 14 marzo, Talladega, Alabama USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 18 aprile, Riverside, California USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 22 maggio, Elkhart Lake , Wisconsin USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 23 maggio, Elkhart Lake, Wisconsin USA, Formula 1  (Kawasaki) 2°
    • 19 giugno, Loudon, New Hampshire USA, SBK (Kawasaki) 2°
    • 20 giugno, Loudon, New Hampshire USA, Formula 1 (Kawasaki) 2°
    • 10 luglio, Laguna Seca, Californai USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 12 settembre, Kent, Washington USA, SBK (Kawasaki) 1°
    • 3 ottobre, Daytona , Florida USA, SBK (Kawasaki) 2°
    • 10 ottobre, West Palm , Florida USA, SBK (Kawasaki) 5°
    • Campionato AMA SBK, classifica finale (Kawasaki) 1°
    • Campionato Formula One, classifica finale (Kawasaki) 6°

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