2017-02-01 19:00:00 -
a cura della redazione

“Steady Eddie” story, parte 3 (1989-1990: titolo con Honda, poi il ritorno in Yamaha)

Eddie Lawson è il pilota americano che ha vinto di più nel Mondiale 500 all'epoca delle mitiche 4 cilindri 2 tempi. Campione introverso e taciturno, non infiamma gli appassionati, ma guida pulito ed efficace. 4 titoli iridati e 31 GP - tutti in 500 - in 10 anni sono il bilancio di una carriera iniziata in Kawasaki e passata quasi tutta in Yamaha. Non manca però una parentesi in sella alla Honda, che frutta l’ultimo dei 4 allori mondiali
“Steady Eddie” story, parte 3 (1989-1990: titolo con Honda, poi il ritorno in Yamaha)

Dopo il terzo titolo, si cambia

“Steady Eddie” story, parte 3 (1989-1990: titolo con Honda, poi il ritorno in Yamaha)

Continuiamo il racconto della carriera del campione americano Eddie Lawson: vi abbiamo accompagnato a seguire idealmente i suoi esordi negli USA, per poi passare ai suoi primi 6 anni nel Motomondiale (1983-1988), tutti in sella alla Yamaha e particolarmente fruttuosi, con tre titoli iridati. Ma anche una certa freddezza da parte del pubblico, che Eddie non riesce ad infiammare, preferendo fare gare consistenti, evitare le cadute e portare a casa Mondiali più che fare spettacolo.
Alla fine della stagione 1988, in cui Lawson ha vinto con la Yamaha il suo terzo titolo iridato, Eddie scopre il doppio gioco di Agostini, che ha trattato in gran segreto con Kevin Schwantz per strapparlo alla Suzuki e ha già in mano un pre-contratto firmato dal funambolico pilota texano, rivelazione della stagione appena conclusa. La risposta di Lawson è secca ed immediata e si concretizza con il suo clamoroso passaggio alla Honda, dove trova pronto ad accoglierlo Erv Kanemoto, il tecnico che aveva seguito ai box il suo rivale Spencer.
Lawson e Kanemoto formano subito una coppia fortissima: lavorano in sintonia e riescono ad adattare alla guida pulita del campione californiano la Honda NSR, una moto nata grazie alle indicazioni di Wayne Gardner - e l’australiano non è proprio quello che si definisce un fine collaudatore... - che gode fama di essere potente, scorbutica e intrattabile. Dopo un migliaio di km spesi nei test pre-campionato e un paio di cadute che lo lasciano acciaccato, Eddie si fa trovare comunque pronto all’inizio del Mondiale, andando subito sul podio nella prova inaugurale di Suzuka. Al quarto appuntamento a Jerez il 30 aprile, vince il suo primo GP iridato con la Honda per poi proseguire la striscia positiva per tutto il Campionato che lo vede ancora primo, dopo un acceso confronto con il connazionale Wayne Rainey risolto solo dopo la caduta di quest’ultimo ad Anderstorp, in Svezia. Quando indossa la maglietta celebrativa del suo quarto titolo mondiale sul podio del GP del Brasile a Goiania, Eddie Lawson entra nella storia: è il primo pilota della classe 500 ad essersi confermato Campione del mondo, cambiando moto e team nella pausa invernale. In molti, vedendolo stanco e sorridente quel giorno, pronosticano per lui un tranquillo finale di carriera con la Honda. Agli amici e alle poche persone con cui - dopo sette stagioni iridate - è entrato in confidenza, confessa invece di essersi stancato della vita da zingaro che conduce. La nostalgia per la sua amata California è sempre più forte, così come l’insofferenza nei confronti dei voli intercontinentali e della vita nel paddock. Eddie ha trentuno anni e si impone di smettere con le moto prima di averne compiuti trentacinque. Quelli che però pensavano di vederlo continuare con la Honda restano spiazzati, perché nell’inverno 1989-1990 arriva la notizia bomba del divorzio fra le parti. 

ritrova roberts, ma come team manager

“Steady Eddie” story, parte 3 (1989-1990: titolo con Honda, poi il ritorno in Yamaha)

All’epoca si è discusso moltissimo per trovare le ragioni di una separazione così improvvisa e definitiva. Si era parlato di un premio - una macchina sportiva assieme alla NSR usata per vincere il titolo - che la Honda aveva promesso al suo pilota senza però mantenere l’impegno. Fatto sta che Lawson dopo appena un anno torna in Yamaha, approdando a quel Team Roberts gestito dal suo ex compagno degli esordi che è diventato la squadra di riferimento per la Casa dei tre diapason nel Mondiale. Grazie alla munifica sponsorizzazione della Marlboro, Kenny Roberts riesce ad allestire per il 1990 un “Dream Team” formato solo da americani: Eddie Lawson e Wayne Rainey in 500 e il giovane e talentuoso John Kocinski in 250. Nella classe regina non ci sono ordini di squadra: Wayne ed Eddie hanno lo stesso materiale e le gerarchie verranno stabilite dai risultati. Purtroppo per Lawson, dopo appena due gare è già tutto definito: a Suzuka, nel primo GP della stagione viene coinvolto senza colpe nella caduta di Michael Doohan e resta a zero punti. Nell’appuntamento successivo di Laguna Seca è invece protagonista di un incidente incredibile durante le prove. Un meccanico si dimentica di fissare le pastiglie dei freni anteriori ed Eddie le perde dopo un giro, alla staccata della curva che segue il traguardo. Dimostrando un sangue freddo eccezionale e riflessi prontissimi cerca di rallentare la moto scalando le marce e attaccandosi al freno posteriore. Poi quando vede venirsi incontro le barriere Eddie riesce in qualche modo a saltare giù di sella, ma si polverizza il tallone di un piede e l’infortunio lo costringe a quasi due mesi di stop e a saltare metà Campionato. Quando rientra in occasione del GP d’Olanda, il suo compagno di team è già lanciato verso la conquista del suo primo titolo mondiale e a lui non resta altro che raccogliere due secondi e quattro terzi posti, che con un altro paio di piazzamenti nella top five gli garantiscono la settima posizione. Al termine di una stagione avara di soddisfazioni, a parte la sua unica vittoria conquistata alla 8 Ore di Suzuka in coppia con Tadahiko Taira, Lawson divorzia dal Team Roberts e firma un contratto biennale con la Cagiva.
State connessi, presto il seguito, con gli anni in Cagiva (1991-1992) e la fine della carriera.

Albo d’oro: 1989-1990

1989

  • 26 marzo, GP Giappone, Suzuka (Honda) 3°
  • 9 aprile, GP Australia, Phillip Island (Honda) 5°
  • 16 aprile, GP USA, Laguna Seca (Honda 500) 3°
  • 30 aprile, GP Spagna, Jerez (Honda 500) 1°
  • 14 maggio, GP Italia, Misano Adriatico (Honda 500) N.P.
  • 28 maggio, GP Germania, Hockenheim (Honda 500) 2°
  • 4 giugno, GP Austria, Salisburgo (Honda 500) 2°
  • 11 giugno, GP Jugoslavia, Grobnik (Honda 500) 3°
  • 24 giugno, GP Olanda, Assen (Honda 500) 2°
  • 2 luglio, GP Belgio, Spa-Francorchamps (Honda 500) 1°
  • 16 luglio, GP Francia, Le Mans (Honda 500) 1°
  • 6 agosto, GP Inghilterra, Donington Park (Honda 500) 2°
  • 13 agosto, GP Svezia, Anderstorp (Honda 500) 1°
  • 27 agosto, GP di Cecoslovacchia, Brno (Honda 500) 2°
  • 17 settembre, GP del Brasile, Goiania (Honda 500) 2°
  • Campionato del Mondo, classifica finale (Honda 500) 1°
 
1990
  • 25 marzo, GP Giappone, Suzuka (Yamaha 500) R
  • 8 aprile, GP USA, Laguna Seca (Yamaha 500) N.P.
  • 30 giugno, GP Olanda, Assen (Yamaha 500) 3°
  • 7 luglio, GP Belgio, Spa-Francorchamps (Yamaha 500) 3°
  • 22 luglio, GP Francia, Le Mans (Yamaha 500) 5°
  • 29 luglio, Suzuka (JNP), Otto Ore (Yamaha YZF 750) 1° con Taira
  • 5 agosto, GP Inghilterra, Donington Park (Yamaha 500) 3°
  • 12 agosto, GP Svezia, Anderstorp (Yamaha 500) 2°
  • 26 agosto, GP Cecoslovacchia, Brno (Yamaha 500) 3°
  • 2 settembre, GP Ungheria, Hungaroring (Yamaha 500) 2°
  • 16 settembre, GP Australia, Philip Island (Yamaha 500) 4°
  • Campionato del mondo, classifica finale (Yamaha 500) 7°
Albo d'oro 1974-1982
Albo d'oro 1983-1988

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