Sentieri chiusi a mezzo milione di moto: conseguenze disastrose!

24 agosto 2017
di Leonardo Parolo
Sentieri chiusi a mezzo milione di moto: conseguenze disastrose!
Strade bianche, sentieri, tratturi e mulattiere: fuori le moto!
Divieto di moto da fuoristrada su strade bianche, sentieri, tratturi e mulattiere: così vorrebbe la modifica del Codice della Strada votata dalla Commissione Trasporti Camera. La FMI denuncia un potenziale danno economico da 3 miliardi di euro, la fine di fatto dell’attività sportiva offroad e rischi per la Protezione Civile

L’emendamento "anti-fuoristrada"

Sentieri chiusi a mezzo milione di moto: conseguenze disastrose!
Giovanni Copioli, presidente FMI

Ricordate che a fine luglio abbiamo parlato del voto della IX Commissione Trasporti Camera per modificare gli articoli 2, 3 e 194 del Codice della Strada, al fine di riservare la circolazione su strade sterrate di larghezza inferiore a 2,5 metri solamente a pedoni, velocipedi e animali? Beh, noi ci siamo pronunciati subito sull'assurdità del provvedimento, lo ha fatto anche la Federazione Motociclistica Italiana, ribadendo che l'emendamento è incostituzionale in quanto fortemente penalizzante per un bacino stimato di circa mezzo milione di utenti. Ora la FMI scende nel dettaglio, spegando meglio quali potrebbero essere le disastrose conseguenze per il mondo della moto, ma non solo.

Le conseguenze per la FMI, i rischi per la protezione civile

Negare la circolazione alle moto fuoristrada avrebbe conseguenze pesantissime sulle attività della Federazione, anche a livello sociale e istituzionale. Verrebbero meno le condizioni che hanno portato alla FMI e a tutta la categoria riconoscimenti importanti, come l’inserimento della FMI come organo della Protezione Civile per le operazioni di soccorso, gestite con mezzi fuoristrada durante le ultime emergenze nazionali; la sottoscrizione, non più tardi di due mesi fa, di un protocollo d'intesa con l'Arma dei Carabinieri per la tutela dell'ambiente, la sicurezza stradale, la protezione civile, il primo soccorso alle popolazioni e la collaborazione per la realizzazione delle attività istituzionali, il tutto aggiunto allo sviluppo di corsi formativi sull'uso di mezzi fuoristrada e sulla guida a favore del personale dell'Arma con istruttori Federali. Non vanno dimenticati, infine, i riconoscimenti in seguito alle attività di soccorso dei volontari, premiati dal Ministro dello Sport Luca Lotti e dal Presidente del C.O.N.I. Giovanni Malagò, per le attività di soccorso coordinate dalla Protezione Civile, nelle zone del Centro Italia colpite dai terremoti e dalle distruttive nevicate degli anni passati. La FMI, per queste attività di pubblico interesse, è stata anche ricevuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel tradizionale incontro e riconoscimento delle Federazioni del C.O.N.I.

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Le moto dei volontari impiegati in aiuto della popolazione dopo il terremoto in centro Italia, coordinati dalla Protezione Civile

106 anni di sport e successi in pericolo

Chiaramente anche la dimensione sportiva verrebbe penalizzata: nei 106 anni di attività agonistica la FMI ha ottenuto grandi risultati nelle discipline Offroad fuori pista:

• 19 Titoli Mondiali individuali Enduro
• 36 Titoli Europei Enduro
• 24 titoli iridati per Squadre nazionali (Sei Giorni)
• Sei vittorie italiane alla Parigi-Dakar

La revisione del Codice però non toccherebbe solo i grandi campioni e i 15.000 piloti agonisti, ma anche i 120.000 tesserati e gli oltre 2.000 Moto Club sparsi sul territorio nazionale. Anche gli amatori (stimati circa nell’ordine del triplo dei numeri sopra indicati) si vedrebbero negare la possibilità di avviare e praticare l’attività sportiva, senza contare la possibile cancellazione di gare, eventi e allenamenti da parte della FMI.

Sentieri chiusi a mezzo milione di moto: conseguenze disastrose!
L'emendamento votato non permetterebbe più a piloti e amatori di praticare attività sportiva motorizzata su percorsi sterrati di larghezza superiore ai 2,5 metri

A rischio la crescita economica del settore moto (ma non solo)

Le modifiche proposte andrebbero poi a toccare anche la dimensione economico-industriale del settore MOTO, specialmente in un momento di ripresa come questo. La curva di crescita del mercato è in positivo già dal 2015 con un +13,3% di immatricolazioni a fine 2016 e +7% nel primo semestre del 2017; oltre all’industria prettamente motociclistica anche il mondo di abbigliamento e accessori ne risentirebbe, il mercato dei caschi offroad italiani è cresciuta del 37,1%, senza contare i disagi che arrecherebbe anche al mondo delle auto 4x4 e fuoristrada.
Per favorire una piccola porzione di utenza si perderebbero insomma, anche servizi importanti, al servizio della comunità e della sicurezza. Basti pensare a tutti i mezzi di appoggio per coloro che praticano attività sportive come mountain bike e skyrunning, il territorio perderebbe il contributo derivante dalle attività di manutenzione effettuate gratuitamente sui sentieri e sulle mulattiere dai volontari con mezzi a motore. Il transito di pedoni, ciclisti e turisti equestri inoltre diventerebbe di diritto esclusivo, senza quindi tener conto del consenso dei proprietari dei terreni interessati; i Comuni che fanno leva su queste attività inoltre, perderebbero una fetta importante dell’indotto precludendo molte opportunità di sviluppo. In ultima istanza, come già è accaduto in passato, l’introduzione di un nuovo divieto porterebbe a una reazione eccessiva in senso contrario, rendendo indiscriminato l’uso dei motori sul territorio in pura risposta ai divieti da parte di chi si sente vessato da tali modifiche, ingiustificate ed ingiustificabili.

La FMI: “Con il dialogo si raggiungono risultati”

Per concludere, le modifiche proposte andrebbero a favorire solo una minima parte della collettività escludendo dalla fruibilità pubblica del territorio direttamente almeno mezzo milione di utenti, oltre a danneggiarne indirettamente un numero impossibile da quantificare. Una limitazione di questo tipo andrebbe giustificata con prove concrete, al momento non dimostrate. Le modifiche riguarderebbero infatti anche tutta la rete italiana delle strade bianche dove le amministrazioni hanno introdotto un sistema di regolamentazione locale differente da quello proposto a livello nazionale con le modifiche del codice. Trovare un accordo è possibile: le negoziazioni effettuate sul tema in molte regioni quali Emilia Romagna, Abruzzo, Toscana e altre dimostrano che la realtà dei fatti e il dialogo portano ad una fruizione comune del territorio, consapevole e produttiva per la comunità, perciò è essenziale che siano garantite le esigenze di tutti sulla base di un progetto condiviso. La Federazione ha già formato un Gruppo di lavoro Istituzionale che, attraverso un dettagliato programma di sensibilizzazione e dialogo con tutte le Autorità e le parti politiche interessate, mirerà alla revisione sostanziale delle modifiche al Codice della Strada, per garantire le esigenze di tutti nel rispetto dei diritti e della VERA tutela ambientale.

Di seguito il link per leggere comunicato integrale della Federazione

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